Ogni giorno partono aerei dagli States con destinazione Italia

Nella sola New York City il numero di contagiati da Covid 19 ha superato le 57 mila unità, praticamente il numero totale di casi accertati tra Lombardia e Veneto. Nonostante ciò ogni giorno dal JFK International Airport, alle 16:25, parte un volo diretto per Roma Fiumicino. La situazione negli States è oramai fuori controllo, circa 280 mila persone hanno contratto il virus e oltre 7 mila sono morte. A Giuseppe Conte bastarono appena 10 mila casi confermati, il 30 gennaio, per bloccare qualsiasi collegamento aereo da e per la Cina. Che cosa aspetta a fare lo stesso con gli USA?

Voli in arrivo, ma quale sicurezza?

Molti passeggeri testimoniano inoltre la mancata osservanza delle più basilari misure di sicurezza. Zero controlli sanitari alla partenza. Persone ammassate come sardine. Nessun obbligo di isolamento per chi arriva poi in Italia. Non ci vuole molto per capire che questi aerei rappresentano, potenzialmente, un vettore potentissimo di contagio e che rischiano di vanificare gli sforzi di tutti i cittadini italiani costretti ad osservare la rigida quarantena imposta, a colpi di DPCM, dal Governo Conte. Proprio mentre la curva dei contagi sembra appiattirsi, il rischio di nuovi focolai accesi da persone provenienti da Paesi altamente infetti come gli USA è più concreto che mai.

Aerei da guerra considerati beni essenziali

Un altro “fronte caldo” è rappresentato dalle fabbriche che non producono beni essenziali ma, nonostante ciò, sono autorizzate a proseguire il loro lavoro. Così facendo stanno esponendo gli operai e le loro famiglie al contagio. Un esempio lampante è la Leonardo di Cameri in provincia di Novara. Dal 29 marzo scorso è infatti ripresa la linea di produzione dei caccia bombardieri F35 con ben 200 operai. Il 20% del totale della forza lavoro. Che aumenterà gradualmente nelle prossime settimane. Una scelta che la proprietà difende “per non mettere a rischio le consegne delle commesse e di conseguenza la stabilità dei posti di lavoro degli operai”, come se in questo momento migliaia di aziende non avessero la stessa necessità di produrre per rispettare ordini commissionati da soggetti nazionali e internazionali, e non avessero anche loro operai da pagare. Molte di queste sono state comunque costrette a fermare momentaneamente la loro attività.

Insomma resta il paradosso degli enormi sacrifici chiesti dal premier Conte agli italiani, impossibilitati perfino a uscire nei pressi della propria abitazione per prendere una semplice boccata d’aria, mentre dall’altra parte vengono consentiti assembramenti in capannoni industriali o addirittura in aeromobili provenienti da regioni altamente infette.

di Raffaele Ausiello

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