Fa.b! assistenza familiare

FA.B! e la sua missione: assistenza familiare per giovani migranti

Redazione Informare 26/09/2022
Updated 2022/09/26 at 1:06 PM
10 Minuti per la lettura

La rotta del Mediterraneo centrale, intrapresa ogni anno da decine di migliaia di donne, uomini e bambini in cerca di salvezza a bordo di barche fatiscenti, è diventata sempre più pericolosa e contraddistinta da un alto tasso di mortalità. Nel Mediterraneo, difatti, esistono molteplici rotte protagoniste di queste fughe, le cui principali sono: quella occidentale che ha come destinazione la Spagna; quella orientale verso la Grecia, e quella centrale con arrivo proprio in Italia. Le persone in fuga da guerre, persecuzioni e carestie che tentano la traversata del Mediterraneo sono sempre più esposte al rischio di morte a causa della progressiva scomparsa di entità – internazionali, governative e non governative – dedite al soccorso in mare. Esse non arrivano, purtroppo, solo per via marittima.

A queste, infatti, vanno sommate tutte quelle migrazioni causate dalla guerra russo-ucraina, lo scoppio di questo aspro contrasto ha comportato un cambiamento radicale nelle sorti e nelle vite di milioni di persone che si sono trovate coinvolte nel conflitto. Storie di chi ha deciso di scappare dalla violenza, di chi ancora temporeggia, di chi vorrebbe farlo ma subisce discriminazione.

Affrontare un tema del genere richiede grande lucidità, animo sensibile e buona documentazione. Queste sono tutte qualità che possiede il progetto FA.B, acronimo che sta per assistenza familiare per giovani in migrazione. Esso è un progetto che mira a sostenere il rafforzamento e la diffusione del sistema alternativo di assenza in famiglia per minori stranieri arrivati soli in 5 paesi: Italia, Grecia, Spagna, Malta e Cipro. Capofila dell’iniziativa, attiva ormai dal 2016, è CIDIS, associazione che coordina e supporta gli altri 5 partner in un’azione transnazionale che coinvolge 6 partner, diversi attori tra professionisti, stakeholder, famiglie, volontari e società civile.

Per questi motivi abbiamo ritenuto importante parlare e conoscere meglio il progetto FA.B che opera per migliorare le condizioni di vita delle persone migranti, offrendo loro ascolto, accoglienza e un trattamento equo e umano. Essa mette al primo posto i bisogni della persona, assicurando servizi mirati: l’affido familiare. Scopriamo meglio il loro operato attraverso le parole di Alessandra De Luca, operatrice Cidis.

Nel mare magnum di luoghi comuni, in termini di idee, che si hanno sull’affido familiare, se dovreste descriverlo in maniera efficace, cosa si sentirebbe di dire ai nostri lettori?

«L’affido familiare è innanzitutto un diritto, riconosciuto dalla legge 184 del 1983, che deve garantire ai minori soli, stranieri o italiani, di vivere, crescere ed essere educati all’interno di una famiglia in via prioritaria rispetto ad una comunità alloggio. Concretamente si tratta di una pratica con la quale una persona può accogliere nella propria casa un minore privo di un ambiente familiare idoneo e fornirgli il supporto, pratico ed emotivo, per raggiungere l’autonomia».

Come mai, in termini di tempo e di complessità, l’affido di un minore è spesso dispendioso? Secondo lei è giusto, oppure certe procedure potrebbero anche essere eliminate o quanto meno modificate?

«L’affido di un minore può comportare, ovviamente, l’aumento delle spese relative al ménage familiare dovute al mantenimento di una persona in più in casa dal punto di vista del vitto e dell’alloggio, ma tale istituto prevede sempre un contributo mensile alla famiglia ospitante a carico dei servizi sociali del Comune in cui la pratica si realizza. Nello specifico caso dei giovani migranti non accompagnati il Ministero dell’Interno, insieme all’UE, mette a disposizione dei Comuni le risorse economiche necessarie attraverso il Fondo Minori Stranieri Non Accompagnati».

Ai minori arrivati in Italia soli, spesso da situazioni indescrivibili, cosa offrite e cosa possono offrire le persone che non fanno parte del FA.B?

«Cidis, nell’ambito dei suoi interventi dedicati ai Giovani Migranti Soli e in particolare grazie alle azioni del progetto FA.B – Family based care for children in migration, finanziato dalla Commissione europea, promuove l’affidamento in famiglia attraverso la sensibilizzazione, la formazione ed il supporto per le famiglie e i singoli disponibili a tale esperienza. Non tutti i ragazzi né tutte le famiglie, infatti, sono idonee ad intraprendere un percorso di affido ed un lavoro di profilazione, è fondamentale per selezionare, preparare e accompagnare entrambe le parti in questa avventura. Una volta realizzati gli affidi, infatti, gli operatori di Cidis affiancano i Comuni nel supporto alla persone/famiglia e al minore per garantire il buon esito delle esperienze».

È quasi un anno che ormai va avanti la guerra russo-ucraina e sono stati e sono ancora tanti i ragazzini che arrivano in Italia, spesso soli, per sfuggire alle barbarie della guerra. Anche Fa.b ha in qualche modo contribuito ad aiutare i minori stranieri in questione? Com’è la situazione attuale?

«Oggi i minori che giungono in Italia soli provengono in gran parte dall’Ucraina e la maggior parte viene affidata a parenti o amici che li accompagnano. Quelli che arrivano completamente soli sono una minoranza che, insieme ai minori che giungono da altri paesi come l’Egitto, l’Albania il Bangladesh e la Tunisia, (cfr. report MSNA Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali) viene accolta presso le Comunità alloggio ed i SAI minori (Sistema Accoglienza e Integrazione gestito dal Ministero dell’interno). Cidis offre loro servizi di accoglienza, mediazione culturale, orientamento legale e abitativo, formazione professionale ed accompagnamento all’autonomia».

Tra i tanti ragazzi così diversi l’uno dall’altro e provenienti da realtà talvolta totalmente diverse dalla nostra, qual è stato l’incontro che vi è rimasto più impresso nel cuore?

«Sono tante le ragazze ed i ragazzi che abbiamo incontrato e ciascuno di loro, con la loro storia, ci ha arricchito umanamente e professionalmente insegnandoci qualcosa del loro mondo, che abbiamo provato poi a riportare in termini di esperienza nel nostro lavoro quotidiano.
Ragazzi che viaggiano per mesi o anni, attraversando diversi paesi per scappare da guerre, da povertà, da calamità naturali o semplicemente in cerca di un futuro migliore e di un presente più coerente con la loro condizione di minorenne. Storie molto diverse tra loro, ma che hanno in comune la speranza di una vita più felice nel Paese che hanno scelto per costruire il loro futuro. Gran parte del nostro lavoro consiste nell’accompagnarli al raggiungimento dell’autonomia, ma al tempo stesso a ritrovare una fanciullezza che troppo presto si sono lasciati alle spalle, costruendo con loro e con la comunità tutta dei legami ed un senso di appartenenza che li renderà cittadini più consapevoli domani».

LA TESTIMONIANZA

Come ci insegna la storia però, spesso abbiamo bisogno di “vedere per credere”, ed è proprio per questo motivo che a queste parole, affianchiamo la testimonianza di una donna, rappresentante attiva di quello che è il grande mondo dell’affido familiare: la signora Maria Antonietta Serino.

Com’è venuta a conoscenza della grande realtà di Cidis?

«Avevo letto un appello su Facebook circa la disponibilità di famiglie all’accoglienza. Dopo aver espresso la mia disponibilità, dopo circa un mese, fui contattata per l’accoglienza, inizialmente prevista per pochi mesi. Mi fu chiesto poi proprio di procedere con l’affido di una ragazza che ormai è qui con me da ben cinque anni».

Cosa l’ha spinta a compiere questo grande gesto di altruismo?

«Fondamentalmente, ciò che mi ha spinto a farlo è stato il poter dare l’opportunità a lei l’opportunità di costruire il suo futuro. Aveva già iniziato un percorso scolastico, volevo aiutarla a realizzare quelli che erano i suoi progetti».

E cosa mi dice di questa ragazza che ha accolto?

«Viene dalla Nigeria ed è ormai con noi da tempo. Si trova bene, si è diplomata come Operatore Socio-Sanitario. Ora sta completando il tirocinio e contemporaneamente si prepara per i quiz universitari. Sta programmando la sua vita, sta coltivando le sue aspirazioni e noi la aiutiamo nel suo percorso, le offriamo un saldo riferimento».

Cosa si sente di consigliare a chi magari come lei, vorrebbe affacciarsi a questo mondo?

«Sicuramente voglio chiarire che questa non è affatto un’esperienza semplice. Io ho già avuto altre esperienze di accoglienza.
C’è bisogno di un sostegno costante da parte delle associazioni perché le difficoltà sono tante, dall’integrazione nella famiglia alla cura delle differenze culturali».

di Ludovica Palumbo e Mina Falco

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°233 – SETTEMBRE 2022

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