Sempre più spesso i grandi brand, lontano dalle capitali della moda, procedono ad una ridefinizione del concetto stesso di sfilata, o meglio, di Fashion Show

Gli eventi kolossal, permettono infatti di ampliare il dialogo con il pubblico sia reale che virtuale. È certo che il mutamento coinvolge tutte le cose ed è impossibile sottrarsi ad esso, specialmente nella moda: oggi al centro dell’evoluzione del fashion vi sono le sfilate.

Quelli che prima erano eventi retti dal principio di esclusione, accessibili ai soli addetti ai lavori (e/o amici di), adesso sono soggetti ad una forte fase di rimodulazione. I marchi sono sempre più consapevoli dell’importanza mediatica della location e di dover dar luogo ad un evento inclusivo che fondi stili e storie differenti.

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Basti pensare alle varie Cruise (collezioni moda generalmente di brand di lusso, destinate ai mercati più promettenti e ai clienti più disposti a comprare): attraggono l’attenzione di blogger, influencer e social media… la visibilità ad esse connessa è assurda!

Negli anni precedenti le Cruise erano eventi che si svolgevano in luoghi meno connotati, oggi invece permettono al pubblico di entrare nel vivo dello show e toccare per mano il DNA del brand.

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Tra i marchi più performanti al tal proposito, vi sono: Moschino che lo scorso gennaio ha reinventato il Teatro 10 di Cinecittà per la pre-collection autunno/inverno 2019/2020 e per la collezione maschile autunno/inverno2019/20; Dior che per la Cruise 2020 ha sfilato all’interno dell’EI Badi Palace di Marrakech; Giorgio Armani che ha festeggiato l’apertura dell’Armani/Ginza Tower a Tokyo.

Tra gli eventi kolossal a tutti gli effetti, troviamo lo show per la Cruise 2020 di Louis Vuitton, che ha sfruttato come scenografia il terminal del Twa Flight Center all’aeroporto John F. Kennedy di New York (progettazione dell’architetto finlandese Eero Saarinen).

Pertanto, i “destination show” che spettacolarizzano abiti in cornici non canoniche immergendo il pubblico nel DNA stesso del brand e coinvolgendolo mediante storie e suggestioni  sono sempre più in incremento, rischiando talvolta di ferire, dal punto di vista femminile, i classici quattro calendari mondiali.

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Nonostante però il loro incremento e proliferazione, c’è chi come Carlo Capasa (presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana), è certo che «occorreranno sempre delle settimane di rifermento in cui ci si possa ritrovare tutti assieme».

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«Il fenomeno delle Cruise non è altro che un momento a sé stante, perché poi, in pratica, tutte le case di moda rimangono in calendario. Le fashion week consolidano il sistema, questi grandi eventi, invece, sono circoscritti alle maison con molta disponibilità di fondi da investire per location e spostamenti».

A tal proposito diviene sempre più evidente la differenza tra chi può permettersi di investire milioni di euro per un effimero evento ma di certo impatto mediatico e chi invece, deve contare solo sulla creatività potendo permettersi investimenti più contenuti.

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Un esempio di brand che punta su eventi nomadi e strategie di geolocalizzazione è Dolce&Gabbana: i loro eventi di Alta Moda localizzati tra le bellezze del sud richiamano un pubblico di top client internazionale, trasformando la sfilata da un momento di pura promozione in un’autentica opportunità commerciale.

Dunque, il dialogo tra moda e fruitore muta e si amplia, pertanto è necessario che il rapporto con il consumatore sia frequente e costante.

di Nunzia Gargiulo

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