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“Eroi in corsia”: gli infermieri al fronte

Redazione Informare 08/04/2020
Updated 2020/04/08 at 4:00 PM
9 Minuti per la lettura

“Eroi in corsia”: imperversa questa definizione per definire tutti gli operatori sanitari che stanno affrontando e sfidando il Covid-19.

Questa espressione, unita alle foto dei volti provati e sofferenti ricchi di devozione -perché per fare tale lavoro a mio avviso bisogna essere spinti da una sorta di chiamata laica, che deve prescindere dal guadagno economico e dal correlato prestigio sociale- mi hanno sempre più convinto della grande importanza della classe operativa degli infermieri, spesso vessati di essere incapaci e negligenti, nell’affrontare questa tragica emergenza.  

Nella lingua inglese con il termine emergency si vuole rappresentare a una situazione, una circostanza di rischio, mentre “urgency” indica la necessità di eseguire un azione, prendere una decisione, o mettere in atto un trattamento. In italiano invece si tende a far confusione tra questi due termini. Si definisce come “emergenza” ogni condizione patologica che sorge improvvisamente e con una veloce evoluzione, che metta a rischio la sopravvivenza o la funzione di organi vitali, in assenza di adeguato trattamento, entro pochi minuti. Viene definita “urgenza” qualsiasi condizione patologica ad insorgenza improvvisa e con genera pericolo per la sopravvivenza in mancanza di trattamento consononell’arco di alcune ore o giorni. È definita con il termine “maxi emergenza” o catastrofe, un avvenimento dannoso per tutta la collettività coinvolta determinando un significativo squilibrio tra le risorse. 

In tutti e tre casi delineati i fattori che risultano essenziali risultano essere: tempestività  e qualità, in quanto capaci di condizionare il risultato sia come perdite di vita umane, sia come tempistiche dell’ospedalizzazione ed esiti invalidanti.  

La gestione dell’emergenza avviene secondo un percorso ben definito affinché i due requisiti di cui sopra possano essere messi in atto. Tale catena operativa, gestita dal Servizio Sanitario Emergenza Urgenza, nata Italia con il DPR 27 Marzo 1992, denominato “Atto di indirizzo e coordinamento delle Regioni per la determinazione dei livelli di assistenza sanitaria di emergenza”, inizia dalla chiamata di soccorso alla struttura attraverso il 118 mediante il quale ci si identificasi rende edotto l’operatore della situazione, si danno indicazioni dettagliate su come raggiungere il luogo, rispondere con calma alle domande non riattaccare fino a quando non sia espressamente richiesto. Tutto questo consente l’invio del soccorso idoneo nel minor tempo possibile. Il secondo passaggio si realizza con l’intervento di primo soccorso, il quale, nei casi che presentano una maggiore gravità delle condizioni cliniche del paziente, può consistere nell’applicazione di alcune procedure rianimatorie, come la rianimazione cardio-polmonare di base, ovvero l’esecuzione della respirazione artificiale, il tutto deve essere eseguito il più tempestivamente possibile e in maniera adeguata per prevenire dei meccanismi di danno irreversibili. Segue la procedura di ALS (Advanced Life support), effettuata sul luogo dell’emergenza spesso attraverso la defibrillazione. Infine la somministrazione di procedere mediche all’interno del Presidio Ospedaliero.  

Mi sono sempre chiesto spinga queste persone a svolgere un lavoro così umanamente e psicologicamente  delicato. Una tappa decisiva per il mondo infermieristico si è avuta con la legge 42 del 1999 giacché si è passati da una professione ausiliaria, ad una professione sanitaria. Questa modifica ha portato al riconoscimento della qualifica dell’infermiere come un professionista della salute, con un campo proprio di attività e responsabilità, campo determinato dal Profilo Professionale D.M. 739/94, dagli ordinamenti didattici del corso di laurea, e dal contenuto del Codice Deontologico elaborato dal Comitato centrale della Federazione IPASVI nel 1999. I compiti del personale infermieristico sono quelli di: ricezione, registrazione e selezione delle chiamate; determinazione dell’apparente criticità dell’intervento segnalato; codifica delle chiamate e delle risposte, secondo il sistema delle codifiche definito dal D.M. del 1992. Occorre quindi che l’infermiere sia dotato di preparazione specifica che consiste nel formarlo per il meglio durante i suoi studi specialmente in ambito pratico mediante elevati percorsi formativi; deve avere una profonda esperienza per gestire al meglio ogni momento nonché situazione che si presenta in modo da poter anche saper utilizzare correttamente sia comportamenti umani come ad esempio una adeguata empatia con il soggetto sapendo però ben ponderare le emozioni, sia nuovi strumenti tecnologici; professionalità che è una caratteristica personale si viene a formare con il professionista sviluppandosi insieme alla consapevolezza e ai valori e principi che rendono la professione di infermiere così importante nella società. Quindi l’infermiere deve conoscere se stesso, valorizzarsi avendo la capacità di valutare ed intraprendere in modo sistematico la situazione assistenziale anche se posto sotto stress. Insomma deve mostrare e avere una forte elasticità mentale poiché di sovente deve assumersi decisioni, organizzare e agire in regime di urgenza con limitate risorse a disposizione, coadiuvandosi e sincronizzandosi con l’equipeL’empatia è uno degli aspetti da non sottovalutare, perché devono mettersi in contatto con delle persone che hanno uno stato emotivo alterato e loro, di contro, devono essere lucidi e saper intervenire nonostante i vari traumi che il dolore del paziente porta con sé, come la difficoltà iniziale nel comunicare, il saper mantenere continuamente vigile l’attenzione sull’evoluzione della malattia ed infine l’eventuale decesso del paziente.  

Dunque appare necessario saper ben ponderare e controllare le proprie emozioni. Ecco che iniziative quali il training emotivo – pratico deve realizzarsi sin dal principio del percorso formativo affinché si possa aiutare il soccorritore a costruirsi la conoscenza e la consapevolezza che durante il suo lavoro potrà trovarsi a fare il conto con emozioni molto forti tali di poter generare una crisi emotiva.  

Il percorso di formazione pratico trova attuazione attraverso varie esercitazioni e simulazioni aventi la capacità di mettere alla prova sia le abilità tecniche dei soccorritori, sia le variegate emozioni che si sviluppano in queste circostanze. Il ruolo di queste operazioni di sovente è sottovalutato nei suoi risvolti psicologici perché si pensa che si tratti solamente di situazioni artificiali nelle quali non entrano in campo le emozioni di chi vi partecipa

La realtà è che tutte le esercitazioni hanno la caratteristica di richiamare vissuti ed emozioni legate alle situazioni reali che rappresentano. Inoltre, fondamentale per l’infermiere soccorritore è quello di operare in un ambiente in cui vi sia una chiara conoscenza della realtà ed una cultura delle emergenze individuali e collettive attraverso la strutturazione, facendo riferimento a soluzioni razionali realizzate con l’addestramento, al fine di avere prestazioni di efficienza che ridurranno il rischio di una reazione di stress patologico.

Quindi c’è l’esigenza di proteggere l’operatore utilizzando nuove strategie di investimento delle risorse professionali in grado di garantire un maggior benessere psico-fisico che porterebbe di conseguenza ad un miglioramento della qualità del suo operatoBisogna operare meglio per aiutare chi risulta essere fondamentale nella società, impegnandosi anima e corpo.  

di Salvatore Sardella

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