Ernesto Zevola è un fotografo ricco di passione, di esperienza, di talento, con buona tecnica e grande sensibilità e una notevole capacità di visione creativa. L’artista cerca nella fotografia un modo per raccontarsi e la propria visione del mondo.

Con uno scatto riesce a catturare un mondo e trasmettere un’infinità di emozioni. Nel corso dell’intervista ai nostri microfoni, Ernesto Zevola ci ha raccontato la sua Arte, fornendo, con la sua consueta professionalità e squisita gentilezza, le risposte alle molte domande poste.
Ci racconti il suo primo approccio a quest’arte…
«In famiglia il mio papà ha sempre avuto sia la fotocamera che la cinepresa, tant’è che ancora oggi conservo gelosamente le vecchie pellicole 8mm e le piccole foto che mio padre realizzava in occasione delle feste in famiglia.
Ricordo che avevo circa 8-9 anni quando in casa avevamo una piccola Kodak Instamatic ed ero affascinato da quel piccolo strumento che rendeva possibile fermare i momenti felici».

Qual è stato il suo percorso di crescita e apprendimento dell’arte fotografica?

«Confesso che è stata una passione che via via si è fatta sempre più forte e che mi portò, dopo l’esperienza fatta con alcune “compatte”, che in quel periodo erano le più richieste, a chiedere ai miei genitori di regalarmi una reflex. Fu proprio all’inizio degli anni Ottanta che cominciò ad affermarsi il concetto di compattezza e leggerezza, al quale si accompagnò anche un impiego sempre più diffuso dell’elettronica».

E quali le sue tappe più significative?

«Con quella fotocamera ho vissuto tutta la mia gioventù. Mi seguì in tutti i momenti più importanti, che culminarono con un viaggio nel lontano Sud Est Asiatico dove, grazie alla fotocamera, riuscii a immortalare momenti e luoghi meravigliosi che, nel rivederli ancora oggi, continuano ad emozionarmi con la stessa intensità».

Cosa rappresenta per lei la fotografia in termini emotivi?

«Vivo la fotografia come una grande occasione per sentirmi libero e lasciarmi guidare solamente dal mio cuore, dalle emozioni e dalla voglia di raccontare qualcosa che i miei occhi non vorrebbero mai poter cancellare. Con la mia arte fotografica provo a catturare attimi di emozioni, di felicità. Da qualche anno condivido questa passione anche in famiglia con le mie due figlie. Tutti insieme ci divertiamo a scattare migliaia di foto che poi ammiriamo e commentiamo al nostro rientro a casa».

Fotografa per lavoro o per diletto?

«Lavoro nel campo dell’informatica come Project Manager nel Dipartimento di Ingegneria e New Project di un grande gruppo industriale. Sono appassionato di tutte le forme d’arte, di design, di grafica e di comunicazione attraverso le immagini. La fotografia è uno strumento di comunicazione visiva che mi aiuta a “fissare” semplicemente il trascorrere del tempo per rapirne l’essenza e fissarla in una fotografia».

Per lo stile, ha fatto riferimento a quale grande fotografo mondiale?

«In generale, quantunque ci siano diversi stili che valuto interessanti, non ne ho ancora preso nessuno a modello.
Ritengo comunque che la fotografia fissa una prospettiva prettamente personale di luoghi, di attimi e ciò che differenzia le foto di due artisti è come questi momenti vengono percepiti, vissuti e cristallizzati in un’inquadratura, seguita da uno scatto».

di Mattia Fiore

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

Print Friendly, PDF & Email