Enrico Ferrera, Confartigianato Napoli: «Vogliamo un Paese diverso»

Le proposte di Confartigianato Napoli nelle parole del Presidente Enrico Inferrera

Gli artigiani e i commercianti sono di sicuro tra le categorie più colpite dalla crisi scatenata dal covid-19. Gli aiuti dello Stato sembrano essere solo una pezza alle difficoltà economiche che quest’anno migliaia di artigiani si ritrovano a vivere sulle proprie spalle. Per far luce sui problemi di questa categoria trainante per il nostro Paese, abbiamo incontrato il Presidente di Confartigianato Napoli Enrico Inferrera.

Presidente Inferrera, “Covid ma non solo Covid:” come era messo il commercio e l’artigianato prima della pandemia?

«La situazione era già difficile, molte piccole imprese avevano difficoltà pregresse.
Il virus ha messo a nudo tutti i limiti di un Paese che non riesce a far decollare la propria economia; non ha investito sulle infrastrutture, sull’innovazione, sulla formazione, sulla ricerca, sull’ammodernamento della Pubblica Amministrazione. Le politiche restrittive degli ultimi anni sono state devastanti, lo abbiamo visto anche nella Sanità. In questi mesi abbiamo speso nel settore sanitario più degli ultimi cinque anni.
Malgrado ciò e grazie alla piccola impresa siamo ancora il secondo maggior Paese manifatturiero in Europa, il made in Italy è ancora un grande valore nei settori dell’agroalimentare, della moda, del legno arredo e della meccanica. Il turismo e il nostro patrimonio d’arte e di cultura sono formidabili risorse».

Davvero tante aziende stanno chiudendo o hanno chiuso? Che numeri avete di queste?

«Stiamo elaborando i dati raccolti nella nostra provincia e il fatto allarmante è che un terzo delle imprese ha chiuso o si trova in enorme difficoltà. L’estate sta dilatando i tempi, siamo preoccupati per il prossimo autunno. Occorrono interventi immediati».

E ora?

«E ora dobbiamo dare fondo a tutte le nostre energie. Intanto non siamo ancora usciti dall’incubo “Covid”, c’è ancora tanta incertezza, le notizie che circolano non sono incoraggianti, ma tutti sappiamo che non possiamo più fermarci».

Le Istituzioni hanno davvero fatto tutto quello che potevano?

«La situazione non aveva precedenti, era molto complessa sia dal punto di vista sanitario che da quello economico. Tenendo presente il nostro debito pubblico e le condizioni di inadeguatezza del Paese, credo che si sia fatto il possibile sebbene con molte incertezze e ritardi ingiustificabili.
Il vero tema è e sarà l’utilizzo delle risorse che arriveranno dall’Europa.
Serve un piano di sviluppo con un’unica regia, un’impresa epocale. Questo sarà il banco di prova del Governo e dell’intero Paese. Credo sia l’ultima occasione».

La camorra e la malavita come stanno sfruttando la situazione?

«C’è questo rischio indubbiamente. L’accesso al credito è sempre più complicato per la piccola impresa, le banche godono di privilegi straordinari. Nella valutazione del merito creditizio non possiamo mettere sullo stesso piano chi ha ritardato una rata di pochi giorni e chi non ha mai onorato i propri impegni. Bisogna rivedere le regole.
Ogni richiesta di credito negata può essere occasione per la criminalità organizzata di acquisire più potere nella nostra economia. Bisogna innalzare i livelli di attenzione».

La categoria degli artigiani viveva già una sua difficoltà, l’obiettivo dev’essere fotografare la situazione attuale ed esplicitare le soluzioni per rialzarsi. Quali sono le proposte di Confartigianato?

«Noi puntiamo e crediamo nel “valore artigiano” che è la capacità di far bene le cose, la valorizzazione del sapere, della competenza, del bello e dell’unico, della storia. Crediamo nell’impresa familiare, nei saperi che si tramandano.
Abbiamo fatto pervenire al governo le nostre proposte per realizzare una società che abbia queste caratteristiche di “umanità”: sburocratizzazione, semplificazione, un rapporto diverso tra l’impresa e la Pubblica Amministrazione, una politica fiscale più giusta rispetto alla capacità contributiva di ciascuno che elimini le sacche d’evasione e l’abusivismo, un’equa ripartizione di risorse tra nord e un sud che necessita di immediati investimenti.
Combattere le grandi diseguaglianze esistenti nel nostro Paese sia tra i cittadini che tra i territori, incentivare l’apprendistato e il lavoro vero. Offrire ai nostri giovani competenze e opportunità. Vogliamo un Paese diverso».

di Anna Copertino

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°209
SETTEMBRE 2020

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