Emergency ed i dati sulla prostituzione a Castel Volturno 

Per una ragazza di Benin city, capitale del traffico di essere umani, partire alla volta delle aspettative dell’Occidente, spesso, significava finire in strada, vendere il proprio corpo in cambio di denaro. Uno scenario comune a milioni di donne, quarantadue secondo un report approssimativo sul fenomeno della prostituzione, mercato estremamente remunerativo per i protettori nigeriani e non.

«Le ragazze, prima di partire o durante il viaggio, vengono sottoposte a riti animisti come quello del juju», ha dichiarato Sergio Serraino, responsabile dell’ambulatorio di Emergency presente sul territorio di Castel Volturno.

«Questo rituale, effettuato dai cosiddetti native doctors, attraverso il sacrificio di liquidi corporei e materiale organico, lega la ragazza allo sfruttatore.

Secondo le loro credenze, semmai quest’ultima decidesse di sottrarsi a questo vincolo ritenuto sacro, tentando di scappare o di non pagare, potrebbe rischiare di morire. Infatti, questa sorta di maledizione, a cui loro credono molto, è uno degli elementi chiave del fenomeno della prostituzione».

Circuite dalle “maman” e con in tasca una promessa di redenzione, le giovani donne africane lasciano la loro terra affamate di un futuro migliore, senza accorgersi però, di essere appena diventate un ingranaggio di un giro d’affari di 350 milioni di euro.

La paura e la devozione, che nella maggior parte dei casi spiegano la presenza di una nigeriana vestita in abiti succinti sulla strada della Domiziana, incontrano i nostri tabù che, con uno sguardo fugace lanciato dal finestrino della macchina in corsa, decretiamo l’integrità morale di quella che sappiamo già essere una donna miserevole.

Nota all’opinione pubblica per la presenza di sex workers sui lati delle strade, Castel Volturno, contrariamente da quanto divulgato da innumerevoli testate giornalistiche e spazi televisivi, ha visto ridursi drasticamente il fenomeno della prostituzione.

«A marzo del 2018 – ha raccontato il responsabile di Emergency – il re di Benin city, la capitale dell’Edo State, in quanto anche autorità spirituale, ha convocato al palazzo reale, tutti i native doctors. Oltre ad obbligare loro a sciogliere tutti i rituali che legavano le ragazze al protettore, sollevandole dal loro giuramento, ha anche lanciato una contro maledizione nei confronti di chiunque abbia a che fare con il traffico degli esseri umani».

Dopo l’emanazione “dell’editto dell’oba”, molte donne nigeriane ormai libere dal vincolo con la maman, sono riuscite a lasciare la strada.

Secondo i dati di Emergency, infatti, solo una su venti è ancora sotto il suo protettore; tutte le altre prostitute presenti, invece, continuano a vendere il proprio corpo per garantirsi un’entrata.

Per queste ultime, l’ambulatorio dell’associazione umanitaria tutta italiana, da anni, sta portando avanti una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione, distribuendo preservativi e cibo alle ragazze in strada.

«Leggendo le notizie sul Castel Volturno, sembrerebbe di capire che la strada della Domiziana pulluli di prostitute, e per giunta minorenni. Qualche giorno fa, invece, in tutto, ce ne erano sei a Parco Lagani e tutte con più di 18 anni».

I recenti rumours sulla mafia nigeriana, sul traffico di organi e sulla prostituzione minorile infatti, hanno fatto sì che la città del casertano finisse sotto la lente d’ingrandimento dei media nazionali. Una fuga errata di notizie, legata ad una comunicazione poco limpida, ha trasformato Castel Volturno in una Gotham del sud consumata da un degrado sociale fuori controllo.

«Il problema di molti giornalisti è che non sanno esattamente di cosa stanno parlando, soprattutto quando nominano la cosiddetta mafia nigeriana. Anche perché, hanno due fonti completamente inaffidabili, che dicono loro esattamente quello che vogliono sentirsi dire».

Per una ragazza di Benin city, capitale del traffico di essere umani, partire alla volta delle aspettative dell’Occidente, spesso, significava finire in strada, vendere il proprio corpo in cambio di denaro. Oggi questo non accade più, perché quelle stesse donne hanno la possibilità di scegliere il proprio futuro, noi invece, sedotti dalla facilità dell’etichetta che abbiamo loro assegnato da tempo, rimarremo sempre prigionieri delle nostre idee.

 

di Carmelina D’aniello

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°194
GIUGNO 2019

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