Per un migrante, comprendere e attuare correttamente le misure di contenimento del Covid-19 può non essere scontato. A Castel Volturno Emergency ha puntato su informazione, prevenzione e ascolto per arginare la pandemia Covid-19, e prevenire il contagio, senza lasciare indietro nessuno.

«A Castel Volturno molti stranieri vivono in condizioni di povertà e in alloggi precari. Per questo motivo, durante la Pandemia Emergency ha messo in moto una campagna di informazione volta a smentire le fake news che iniziavano a prendere piede nella popolazione locale, attivando inoltre un servizio di consulenza a cui potessero fare riferimento. La crisi economica post lockdown, unita alle conseguenze del primo decreto sicurezza (che ha fatto perdere la protezione umanitaria a migliaia di persone che vivono a Castel Volturno), potrebbero esacerbare una situazione di indigenza e disperazione preesistente» ha dichiarato Sergio Serraino, responsabile di Emergency Castel Volturno.

Il servizio di medicina di base si rivolge principalmente alla numerosa popolazione straniera dell’area impiegata nell’economia informale. Di fronte al diffondersi della pandemia, qual è stata la vostra reazione?

«Per fronteggiare l’emergenza sul territorio di Castel Volturno abbiamo intuito che una strategia efficace dovesse passare attraverso una corretta informazione su vari mezzi di comunicazione. La nostra principale preoccupazione era che le persone potessero non avere accesso a notizie corrette e comprensibili, a causa della barriera linguistica ma anche per colpa delle tante fake news che iniziavano a girare all’interno della comunità. L’altra nostra premura è stata quella di far rimanere le persone a casa, facendo in modo che uscissero solo quando strettamente necessario, ad esempio per eseguire un esame ospedaliero, e ponendo la necessaria attenzione alle modalità dello spostamento. La mobilità a Castel Volturno rappresenta infatti un fattore di rischio: la maggioranza non possiede mezzi propri e si sposta attraverso auto e pulmini collettivi, all’interno dei quali non tutti indossano mascherine, la distanza di sicurezza non è garantita e non c’è alcun tipo di sanificazione. Dovevamo quindi ridurre queste possibilità di contagio».

Quali iniziative avete attivato al fine di raggiungere il più ampio numero possibile di utenti?

«Abbiamo realizzato una specifica campagna di comunicazione sulle misure necessarie a limitare il contagio, utilizzando diversi canali per la diffusione. Fondamentale è stata la realizzazione di un video-messaggio in pidgin english, la lingua franca, parlata e compresa da entrambe le due grandi comunità presenti a Castel Volturno, quella nigeriana e quella ghanese. Poi abbiamo deciso di aprire dei gruppi WhatsApp per comunicare con i pazienti in modo facile e immediato. Oggi contano quasi 600 persone. Abbiamo inoltre dato il nostro contributo ad alcuni meeting su Facebook del Movimento Migranti e Rifugiati di Castel Volturno, che sono stati seguiti da oltre seimila cittadini stranieri. Infine, abbiamo inviato circa 3000 messaggi ai nostri pazienti tra sms e WhatsApp e abbiamo attivato un call center socio-sanitario».

Come ha risposto la popolazione ai servizi proposti da Emergency?

«Il video-messaggio in pidgin english ha avuto migliaia di visualizzazioni sia su Youtube che su Facebook, ed è stato diffuso da diversi gruppi social gestiti da nigeriani che vivono in Italia. Anche altri canali l’hanno ripreso, soprattutto su WhatsApp, e abbiamo ricevuto l’apprezzamento non solo di tantissimi beneficiari, ma anche di operatori ed associazioni del settore, come la Rete Antitratta. Il Call Center ha invece ricevuto centinaia di telefonate, soprattutto nelle prime settimane di aprile».

Avete riscontrato casi di Covid-19?

«A Castel Volturno ci sono stati quattordici casi. Si è trattato di cittadini italiani. Per quanto riguarda i cittadini stranieri noi abbiamo monitorato dieci pazienti con sintomatologia sospetta, di cui quattro sottoposti a tampone e risultati negativi».

Avete riscontrato un aumento nelle richieste dell’Ambulatorio rispetto allo stesso periodo degli anni passati?

«Gli ultimi dati danno conferma delle nostre scelte operative: nel mese di Aprile abbiamo seguito 512 casi, mentre un anno fa erano 294. Tra le persone che abbiamo assistito ci sono situazioni molto sensibili come 28 neonati e bambini sotto i cinque anni (tra cui una di due anni ustionata con acido ed una di un anno con insufficienza renale cronica), quindici donne in gravidanza, tre non vedenti, due persone con sospetto tumore e due persone impossibilitati a muoversi autonomamente. L’emergenza ha però colpito più sul piano sociale che su quello sanitario: abbiamo ricevuto soprattutto richieste di aiuto alimentare, in più di una occasione provenienti da mamme che non avevano soldi per acquistare il latte a i neonati. Fortunatamente, queste necessità hanno trovato risposta anche nella rete di solidarietà che si è creata sul territorio: riuniti sotto il nome “Castel Volturno solidale”, soggetti come la Caritas, i Comboniani e il Movimento migranti e rifugiati hanno lavorato in stretta collaborazione con il Comune e la Protezione Civile. Di fronte a quest’emergenza, abbiamo cercato di fare il nostro con passione e dedizione, consapevoli che, in questa realtà, la crisi sanitaria e quella economica sono due facce della stessa medaglia. Molte persone – che versano in gravi condizioni di povertà – hanno fatto dei sacrifici enormi.  Rimanere a casa per molti ha significato vivere in condizioni di sovraffollamento, con persone che si conoscono poco, perché si incontrano solo quando tornano a casa per dormire».

Che situazione si vive adesso?

«Quello che mi preoccupa di più è ancora l’emergenza economico-sociale, in un territorio già provato. Le misure di contenimento del contagio hanno ulteriormente aggravato una situazione già precaria. I poveri sono e saranno ancora più poveri. La crisi economica post lockdown, unita alle conseguenze del primo decreto sicurezza (che ha fatto perdere la protezione umanitaria a migliaia di persone che vivono a Castel Volturno), potrebbero esacerbare una situazione di indigenza e disperazione preesistente».

Print Friendly, PDF & Email