Le elezioni, la sinistra e i falsi salotti romani di Fausto Bertinotti

Fausto Bertinotti - Photo credit Alessandro Musone

Al Palazzo delle Arti di Capodrise, durante il dibattito “In cerca del Padre”, è intervenuto come ospite una vecchia talpa della politica e della sinistra: Fausto Bertinotti. L’ex presidente della Camera e storico segretario di Rifondazione Comunista ci ha rilasciato un’intervista politica e, se vogliamo, anche un po’ personale. Conosciuto per le sue famose lotte sindacali che gli hanno affibbiato il nome di “Signor No”, è stato uno dei più celebri esponenti della sinistra radicale, spesso criticato per l’assidua frequentazione dei “salotti” romani. Nel 2015 è tornato a far parlare di sé dopo parole di apprezzamento verso Comunione e Liberazione, movimento cattolico ispirato da valori di centro-destra. Un personaggio controverso: per alcuni è stato una speranza concreta, per altri un traditore dei valori della sinistra.

Signor Bertinotti, durante l’evento abbiamo parlato di speranza, che speranza ha nella formazione del nuovo Governo al termine del primo giro di consultazioni?
«Nessuna».

Signor Bertinotti, che idea si è fatto sul risultato elettorale?
«Il risultato elettorale è un’espansione di una rivolta popolare contro le classi dirigenti. Un voto che ha affossato ciò che residuava del vecchio sistema politico, cioè PD e Forza Italia. Ha persino falsificato la tesi secondo cui ci sarebbe stato un conflitto tra forze di sistema e forze di anti-sistema politico, perché il sistema economico e sociale non è attualmente contestato da nessuno».

Cos’è emerso?
«Di sicuro è emerso un bipolarismo tra due formazioni politiche diversamente populiste».

Ed è emerso anche lo sfascio della sinistra.
«La sinistra non c’è più. Prendiamo atto che la sinistra politica attualmente non esiste. Bisogna ricominciare da zero e proseguire verso un cammino di ricostruzione e di rinascita. In queste elezioni si è visto: è impossibile lavorare sui corpi preesistenti».

Lei ha parlato dei valori della sinistra, ma molti l’accusano di essere distante da questi. Abbiamo sentito parlare del suo avvicinamento a Comunione e Liberazione, dei salotti romani, del kashmir e dei giochi di Palazzo. Quel “Signor No” è cambiato?
«Intanto quel “Signor No” non c’era, perché ha fatto tanti accordi oltre che tante lotte. Le frequentazioni dei salotti sono vere e proprie stronzate, non mi toccano minimamente; ho frequentato di sicuro più assemblee di fabbriche che salotti, contano le ore passate davanti ai cancelli delle fabbriche. Rivendico la mia presenza nei luoghi frequentati da cattolici, è una parte fondamentale di quella sinistra che ha sempre dialogato col mondo cattolico».

Ma perché proprio Comunione e Liberazione?
«La sinistra ha costruito col mondo cattolico un rapporto fondato sulla liberazione dalla condizione umana di sfruttamento e oppressione. Ho trovato nel popolo di Comunione e Liberazione una passione e una convivenza da cui nasce un rapporto con cui io, non credente, guardo con molto interesse».

L’elettorato di sinistra si sposta verso il Movimento 5 Stelle. A cosa attribuisce il fenomeno e, secondo lei, hanno delle parole d’ordine in comune?
«Si sposta perché non esiste la sinistra. Non hanno parole d’ordine simili. C’è da ricordare che una buona parte dei cittadini continua ad astenersi, questo è da analizzare. Un’altra bella fetta di elettorato ha votato M5S perché è una forza populista trasversale che contiene elementi di centro, destra e sinistra, per cui può anche prendere voti di protesta provenienti dalla sinistra».

di Antonio Casaccio
Foto di Alessandro Musone

Tratto da Informare n° 181 Maggio 2018