Elezioni politiche 2018: “Sognando il cambiamento”

Voti al Sud Italia - Elezioni Politiche 2018

Cambiare e Sognare. Tenete bene in mente questi due verbi, li ritroverete più avanti. Al Sud si declinano al futuro. Ed io li ho sentiti pronunciare da tantissimi giovani a Termini Imerese, a Rosarno, a Melfi, a Caivano, a Villa Literno. In campagna elettorale, nel corso di una inchiesta condotta in tutto il Paese per capire che cosa i giovani avrebbero voluto che accadesse in Italia col voto, avevo ascoltato moltissimi ragazzi, che votavano per la prima volta, ripetere, quasi fosse un mantra, una frase, sempre uguale: “vogliamo il cambiamento”.

L’analisi dei flussi elettorali di queste ultime consultazioni evidenzia alcune novità importanti: i giovani, gli anziani pensionati, i poveri, gli operai, il ceto medio del Sud diventato sempre più povero tra i poveri nel decennio di più grave recessione economica, hanno votato in blocco il MoVimento 5 Stelle. A Melfi, fuori i cancelli di FCA, la Fiat, dopo il voto, gli operai, molti di loro giovanissimi, che prima votavano in massa il Partito Democratico, oggi rivendicano di aver dato il loro consenso a Luigi Di Maio. Perchè? Perchè il PD, nel 2013, aveva ottenuto i loro voti per il programma “Italia Bene Comune” e un istante dopo le elezioni, l’aveva tradito (voto e programma) con alleanze indigeste, leggi come la Fornero, Job’s Act, Buona Scuola e altre norme che erano esattamente quello che gli elettori consideravano ingiustizie da combattere. È qui, forse, che c’è stato il divorzio di milioni di elettori, molti giovanissimi, dal PD. È una generazione di giovani che ha punito i comportamenti omissivi e commissivi di una classe dirigente irresponsabile, talvolta incapace ed inetta, qualche volta impastata con le mafie e la peggiore criminalità economica e predatoria dell’era repubblicana. Questi elettori che hanno votato in blocco il M5S, sono giovani stufi anche del racconto dei disastri ineluttabili, dei mille drammi irrisolvibili, delle mafie imbattibili, della politica corrotta irredimibile, della burocrazia postulatrice, pecultrice e dilapidatrice che ci ha strangolato, ridotto in miseria. Sono elettori che vogliono cambiare questo racconto, vorrebbero poter sognare di vivere e di realizzarsi a casa loro, non più scappare, emigrare altrove in cerca di lavoro per formare una famiglia e condurre una esistenza dignitosa. Forse è presto per dire che queste elezioni del 4 marzo segnano una netta rottura del sistema burocratico-istituzionale che ha mal governato il Sud in questi decenni. Certo è che la destrutturazione attraverso le urne di una classe dirigente che appare vieppiù familista e nepotista, clientelare, corrotta e a volte mafiosa è l’inizio di quel cambiamento che questi giovani del Sud chiedono per poter tornare a sognare un futuro normale. Al Sud, nel segreto delle urne, il voto ha detto tante cose per chi vuole capirle!

Dei 12 milioni di voti incassati dalla coalizione di centrodestra, la Lega di Salvini, che in tutto il Paese ha totalizzato quasi 5milioni e 700mila voti, ha portato a casa solo al Sud quasi un milione di voti facendo eleggere 23 tra senatori e deputati. Il 4 marzo, nel meridione d’Italia, un milione di uomini e donne hanno votato sul simbolo del partito fondato da Umberto Bossi, dove campeggia l’effigie di Alberto da Giussano con lo spadone sguainato. Per quanto possa sembrare assurdo, un milione di persone hanno messo la croce su Albert de Giussan (lo chiamano così i nordici), eroe inesistente, condottiero posticcio di una posticcia Lega Lombarda, e figlio di una posticcia Padania.

La vittoria del M5S nel meridione d’Italia è stata invece schiacciante. Dei 10 milioni e 700 mila voti incassati da Aosta a Mazara del Vallo, i pentastellati, solo al Sud, ne hanno incamerati quasi 6 milioni. In Sicilia hanno vinto tutti i collegi uninominali, superato il 50 per cento dei consensi e mandato in tilt persino fior di costituzionalisti che ancora disputano su come fare laddove Di Maio ha più seggi vinti che candidati. Davanti a questa disfatta devastante per partiti come PD e di FI, la prima risposta dell’establishment è stata quella meno intelligente: hanno vinto i populisti, hanno vinto i grillini con la promessa del reddito di cittadinanza. Si sono inventati persino la storiella dei CAF presi d’assalto al Sud da masse di disoccupati che già chiedevano di scambiare il voto dato ai 5 Stelle con il reddito di cittadinanza promesso in campagna elettorale. Una falsa notizia finita in tutti i tg, sulle prime pagine dei giornali, sul web, avvalorando la solita canea di insulti insulsi, spregevoli pregiudizi e un generico razzismo. A botta calda, alcuni politici sconfitti, che dovrebbero analizzare seriamente quel che è accaduto, sembrano comicamente più propensi a chiedere un ricambio degli elettori, piuttosto che della classe dirigente.

Insomma, invece di andarsene loro, vorrebbero cacciare gli elettori.

di Paolo Chiariello
Caporedattore SkyTG24

Tratto da Informare n° 180 Aprile 2018

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