Edoardo Bennato, “In cammino…” verso un mondo nuovo

Edoardo Bennato durante l'intervista di Fulvio Mele in occasione della mostra "In cammino" al Palazzo Arti di Napoli - Photo credit Gabriele Arenare

Il cantautore napoletano presenta al PAN la sua mostra d’arte

 

Al Palazzo delle Arti di Napoli, per l’intero mese di febbraio 2016, Edoardo Bennato, celebre cantautore e chitarrista napoletano, si è messo in mostra nelle insolite vesti di pittore in una suggestiva esposizione artistica intitolata “In cammino”, ispirata alla vita tumultuosa dei migranti. Parte dello straordinario riscontro e successo della mostra si deve a Daniela Wollmann, che ha curato l’esposizione con gran gusto ed eleganza artistica. Ecco l’intervista che il maestro Bennato ci ha rilasciato in esclusiva.

 

 

Qual è l’intento di questa mostra e perché trattare il tema dei migranti?
«In questi dipinti ritraggo uomini e donne che camminano sulle nostre spiagge, subendo derisioni, indeboliti dal caldo e dal peso della merce che devono vendere, ma che mantengono comunque la propria dignità umana, per questo hanno sempre la schiena dritta e lo sguardo teso in avanti. L’arte, come la musica, ha lo scopo di provocare, di suscitare dibattito e riflessione attorno ad una tematica sociale. “Pronti a salpare”, titolo del mio ultimo album, non si riferisce ai migranti, bensì a tutti noi “privilegiati del mondo occidentale”, poiché siamo noi che dobbiamo svegliarci, capire come vanno le cose per cambiarle e salpare così verso un mondo nuovo. Voglio dimostrare come il colore della pelle sia irrilevante. Non ci sono diverse razze, ma esiste solo la razza umana, che si è diversificata in seguito al “cammino” degli uomini verso altre aree geografiche. Quindi in relazione all’ambiente e al clima, l’umanità è stata costretta a migliorare le proprie conoscenze tecnologiche».

 

 

Dunque il variegato cammino latitudinale dell’umanità ha prodotto le differenze culturali e sociali?
«Esatto. È un dato oggettivo che le condizioni di ogni Paese dipendano dalla propria latitudine geografica: nell’asse Oslo – Stoccolma – Vancouver, c’è un alto livello di civiltà, coscienza sociale e funzionalità dei servizi, per cui qui troviamo quella che io definisco la “famiglia umana adulta”. Man mano che scendiamo sul planisfero, ci accorgiamo di come il livello di maturazione della famiglia umana vada a diminuire, di come la classe dirigente faccia un uso sempre peggiore del proprio potere, fino a toccare il massimo del disfacimento in prossimità dell’area subtropicale ed equatoriale, dove collochiamo la “famiglia umana bambina”. Nella stessa Italia delle questioni di interesse attuale, sono problematiche risolte già da tempo nei Paesi Scandinavi, basti pensare al dibattito sulle unioni civili. Allo stesso tempo quello che si vive ora sull’asse Cairo-Damasco è paragonabile al Medioevo».

Secondo lei perché in Africa la situazione è così catastrofica e quale deve essere il ruolo della famiglia umana adulta nei confronti di quella bambina?
«È indispensabile che dalla famiglia umana adulta partano degli input e indicazioni di sviluppo verso quella bambina, che vengono gradualmente recepiti. Tuttavia può succedere che ciò smette di accadere a causa dell’eccessivo buonismo. Nel film “Africa addio” del 1966, in cui si racconta di quando la civiltà europea, colta dai rimorsi del colonialismo, decise di andare via dal continente africano, vi è un’emblematica citazione: “il bambino nero rimane abbandonato a se stesso”. Infatti ormai gli europei controllavano certi delicati meccanismi socioeconomici, e gli strumenti della famiglia umana adulta (ad esempio le armi da fuoco), lasciati in modo sprovveduto in mano alla famiglia bambina, generarono l’inferno, quel caos che esiste ancora oggi a causa dall’infezione moralistica del dopoguerra. Usando un detto napoletano, furono lasciate “‘e pazzielle ‘mmano e’ criature”».

 

 

E Napoli? Quanto è pronta per aprirsi alla multietnicità e all’accoglienza?
«Vivo a Napoli, perché ne sono innamorato e la reputo la città più bella del mondo. Nonostante qui ci siano tanti problemi, c’è un paradosso per cui a Napoli esiste una forte capacità di intuire e scegliere il bene. Questa Terra nasce dalla diversità culturale e per questo c’è una sorta di predisposizione genetica verso l’accoglienza dello straniero. Da questo punto di vista siamo anche più avanti dei Paesi più sviluppati».

Edoardo Bennato dimostra ancora una volta la sua grande sensibilità, sempre espressa con quel rock sociale, ribelle e dissacrante nei confronti dell’opulenza occidentale e di quei sistemi di potere che sono nelle mani dei “finti buoni”. Artista eclettico e alla costante ricerca di nuove forme espressive, il maestro Bennato ci invita, con il suo originale linguaggio, a non rimanere frastornati dai concetti e dalle parole, a non accontentarsi delle storie che vogliono raccontarci, ma ad andare oltre … ad allargare il nostro orizzonte conoscitivo, alla ricerca del senso vero delle cose.

di Fulvio Mele
Foto di Gabriele Arenare

Tratto da Informare n° 155 Marzo 2016

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"