EDITORIALE SETTEMBRE 2021 – Come ti uccido la filiera

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C’è una dovuta premessa da fare. Nel mezzo del marasma, di cui presto leggerete, c’è la disperazione degli allevatori e la consapevolezza che, seguendo questa strada, non ci sarà altro epilogo se non il crollo della filiera della mozzarella di bufala campana DOP. Occorre l’impegno di tutte le forze politiche, sanitarie ed economiche in campo per evitare una vera e propria tragedia, ma per farlo bisogna fare i conti con i tanti interrogativi ancora irrisolti e posti in questo speciale giornalistico.

Partiamo da un dato rilasciatoci dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno: nel 2020 sono stati abbattuti ben 14.109 capi bufalini, 3.709 di questi nella sola Castel Volturno; nel 2021 si prevede che il dato potrebbe pareggiare, o addirittura superare, quello dello scorso anno. Un trend in costante salita dettato dalla diffusione della brucellosi e della tubercolosi negli allevamenti bufalini, un’emergenza che sta uccidendo la filiera della mozzarella di bufala campana di area DOP. Ma perché, in tanti anni, malattie infettive come la brucellosi non sono ancora state eradicate?

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L’Italia continua a essere multata in Europa per gli scarsi livelli di efficienza dei suoi piani di eradicazione e in questo rimbalzo di responsabilità sull’asse Regione Campania-Europa, a farci le spese sono gli allevatori… ma qualcuno ci starà pur guadagnando.

Il Consiglio di Stato ha già decretato l’interesse crescente della criminalità organizzata nel settore, attratte dalle ingenti somme di indennizzo per gli abbattimenti. Le testimonianze raccolte in questo speciale ci parlano di un business nel quale entrerebbero anche i commercianti di carne e i macelli poco onesti, che acquistano capi bufalini all’estero e li contaminano volontariamente per ottenere gli indennizzi. Il documento del Consiglio di Stato, che cito, riferisce anche l’esigenza di ricorrere all’abbattimento come extrema ratio, cosa che a quanto pare ribadisce l’Europa nel Regolamento Europeo 625/2017. Proprio il 625/2017 vede come ultima opzione l’abbattimento dell’animale che ha contratto la malattia, anche se l’IZSM afferma che tale Regolamento non riguarda malattie come la brucellosi e la tubercolosi. Ma allora perché lo stesso Istituto richiama il 625/2017 per tanti provvedimenti di abbattimento?

Il 625/2017 riguarda o no la brucellosi? Insomma: il gap e i dubbi normativi tra Unione Europea e Regione Campania sono di certo un dato di fatto. A questo si aggiunge il dramma ambientale che vivono alcuni territori del casertano che, come denunciato da Adriano Noviello, presidente dell’associazione di tutela della bufala mediterranea, vanno a creare gravi dinamiche per un’azienda colpita dalla brucellosi. Qual è il rischio di non riuscire nell’eradicazione della malattia? Per la d.ssa Ester De Carlo, direttrice sanitaria dell’IZSM, rischiamo di poter mangiare mozzarella di bufala solo in Campania, il che costituirebbe un danno inimmaginabile per la vita di migliaia di allevatori.

Eppure dei risultati si erano raggiunti con la vaccinazione, fino al 2014 i dati mostravano un trend in discesa per la diffusione della brucellosi…certo, si tratta di prevenzione e non di eradicazione, ma perché buttare al vento i grandi passi fatti con l’ausilio del vaccino? Ancora tante domande senza risposta. L’avv. Mariella Fiorentino, nel corso dell’intervista, ci ha anche spiegato che la Regione Campania sul lato “politico” si professa contro gli abbattimenti e la reintroduzione del vaccino, ma in sede di giudizio opererebbe differentemente, spingendo per gli abbattimenti.

Davanti a questo scenario non c’è colore politico o business che tenga, la posta in gioco è troppo alta. Ora più che mai c’è bisogno della cooperazione di tutte le forze per evitare una tragedia economica e lavorativa che pare davvero imminente.

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°221 – SETTEMBRE 2021

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