EDITORIALE-“Restiamo umani”

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L’appello di solidarietà ai valori dell’Europa

La giornata della memoria ci invita a riflettere ogni anno sulla centralità dell’essere umano, la cui rilevanza troppo spesso passa in secondo piano, tumulata dall’egoismo e dall’indifferenza dei nostri cuori. La distanza, storica e non, che ci separa dai cancelli di Auschwitz e dall’atroce genocidio commesso, si rimpicciolisce ogni volta che restiamo impassibili alla morte di un cittadino di Aleppo, la cui unica colpa è quella di essere nato in un territorio così insanguinato.
La lezione dell’Olocausto è che se c’è un qualcosa, riguardante un essere umano magari lontano e diverso da noi, che passa inosservato ai nostri occhi, prima o poi questo raggiungerà anche noi e le nostre case, turbandone la serenità. Per questo le nostre lacrime, che sono in primis legate ad un dolore versato, devono essere cariche di rabbia verso un presente dominato da un’Europa rivestita di filo spinato. È fondamentale che si ricordino – soprattutto in questi tempi – i valori di pace e di accoglienza che hanno gettato le premesse alla sua nascita, di cui dobbiamo essere testimoni, affinché un essere umano non sia diverso da nessun altro. Le parole contenute in un’intervista di Informare ad Alberta Levi Temin – una delle ultime testimoni all’Olocausto e recentemente scomparsa sono un vero e proprio appello alle coscienze: «Non c’è nessun orgoglio ad essere ebrei, cattolici, musulmani, atei, ognuno può avere la cultura che vuole, l’importante è essere onesti, seri e, soprattutto, accettare l’altro da sé».
Parole, che se calate nel nostro tempo, risultano straordinariamente attuali. Nella spasmodica ricerca di un capro espiatorio e di un nemico verso cui puntare il dito, non ci accorgiamo della facilità con cui l’odio si stia nuovamente infiltrando nel nostro quadro geopolitico. «La vita è bella – continua Alberta – per questo io sono andata a parlare della mia esperienza nelle scuole, perché bisogna abituarsi a guardare l’altro diverso da sé che non è diverso da sé. È inutile parlare della storia antica senza pensare al domani con tutte le tragedie che abbiamo intorno. Ci dobbiamo abituare da sempre a capire che siamo un’unica razza umana». Ed è così che quell’uguaglianza che ci lega come un invisibile filo, viene messa a repentaglio da misure spesso volte ad un’insicurezza inesistente, alimentando nell’uomo un seme di paura infondato. Occorre ribadire che, in memoria di questa giornata, l’unico timore che nasce in noi, consiste ad un ritorno a quelle ideologie che hanno lacerato le democrazie degli stati membri dell’Unione, il timore nel vedere la trasformazione del progresso culturale nel suo contrario. Una politica che si fa promotrice esclusivamente di sicurezza e vigore non farà altro che utilizzare le conquiste dell’odierna società come meri espedienti per attuare il tracollo di quest’ultime. In cosa sperare, cosa vedere nel futuro dell’umanità? Le nostre esperienze ci portano ad affermare che, mai come oggi, diventa essenziale una sensibilizzazione dei giovani sulle tematiche di uguaglianza ed integrazione. Dobbiamo farlo, prima di diventare quel nemico che oggi, insensatamente, tanto odiamo.

di Carmelina D’aniello e Antonio Casaccio

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