Essere tra i premiati del Premio europeo “Giornalismo Giudiziario e di Inchiesta” per il 2018, che in questi giorni si è svolto a Taormina, è un vero onore. Un riconoscimento inaspettato e straordinario. Inutile nasconderlo, ci ha fortemente emozionato e qualcuno ha anche pianto: un pianto liberatorio come quando si taglia il traguardo al momento della vittoria. Nel nostro piccolo, oggi abbiamo vinto anche noi. Senza nessuna enfasi, restando con i piedi ben piantati per terra e con la consapevolezza di tanta responsabilità in più.
In un attimo sono venuti alla mente, come in un film, i volti di centinaia dei ragazzi passati per questa Redazione. Quando nel 2002 con un gruppo di ragazzini ci si inventò questo periodico “Informare”, fu un azzardo, ma ci credevamo. Volevamo fare un’informazione vera, di riscatto e denuncia sociale in un territorio che la camorra e le ecomafie avevano annientato, rubandoci il futuro e creando morte, miseria e paura. Non fu una sfida e nemmeno coraggio. Fu, forse, l’incoscienza di sapere che ormai perso per perso, tanto valeva giocarsi la resta, tentando un riscatto che non ci facesse sentire morti dentro. In che modo? Iniziando a raccontare quello che stavano facendo alla nostra terra e alla nostra gente, denunciando apertamente e in tutte le sedi quello che sotto gli occhi di tutti la camorra e i politici collusi stavano operando attraverso il business dei rifiuti tossici provenienti dal Nord Italia. La politica era intimidita, ed era veramente difficile comprendere chi era credibile. Nei consorzi c’erano tutti, equamente rappresentati come da vecchio codice Cencelli. Inaspettatamente ci trovammo vicino tanti cittadini. In modo discreto, a causa di una giustificata paura, perché la camorra in quei periodi uccideva e anche con estrema facilità, aziende e imprenditori iniziarono a sostenerci inserendo i loro banner sul nostro giornale. Ci mettevano la faccia, esponendosi pubblicamente. Molti furono invitati a non sostenerci, mentre altri imperterriti e facendo una scelta di campo epocale continuarono (e ancora oggi continuano) a farlo. Gli siamo riconoscenti, distribuire il giornale nei loro negozi costituiva un vero atto di coraggio. Un certo tipo di politica non ci ha mai “amato”, ma fa parte del gioco delle parti. La critica, seppur costruttiva, non piace a nessuno e certi politici desiderano essere adulati. Da noi non hanno mai trovato udienza e mai la troveranno.
Mi fermo. Ci sarebbe da scrivere un libro sui troppi fatti, troppe lotte, sui tanti sacrifici e minacce, oltre che sul solito fango sparso ad arte, tipico della mentalità camorristica. Ma lo faranno altri. La libertà di stampa, anche quando è seria e documentata, non piace ai “potenti” di turno. Ancora oggi risultiamo appena sopportati e, sebbene questo sia un grande limite per la crescita della collettività, è un grande orgoglio per noi.
Questo riconoscimento lo dedichiamo ai nostri territori, a chi non si arrende, a chi ha ancora speranza e crede in un riscatto che parta dal basso. A chi continua a investire, a chi dà lavoro ai giovani, a chi non china la testa ma cammina a schiena dritta. Ai Magistrati che hanno fatto un grande lavoro, alle Forze dell’Ordine. Ma soprattutto a tutti Voi cittadini che sempre più numerosi partecipate alla vita sociale, a coloro che intendono dare la loro testimonianza fattiva e attiva in un territorio difficile come il nostro, dove non è più consentito a nessuno restare in silenzio. Il silenzio uccide.

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