EDITORIALE – Il potere del potere

Editoriale Maggio 2018 di Catello Maresca

La tragicomica vicenda del rigore subito dalla Juve al 93° contro il Real e soprattutto le irragionevoli esternazioni del post partita mi hanno fatto venire in mente quanto il potere chiami potere. Da vari punti di vista. Più sei potente e più vuoi potere. Più ti senti potente e più diventi arrogante.

L’altra faccia, in buona sostanza, di quello che diceva Giulio Andreotti, il potere logora chi non ce l’ha. E quindi chi ce l’ha ne vuole sempre di più ormai come fosse cosa dovuta. L’esercizio del potere al solo fine edonistico di godere per averlo solo esercitato, addirittura indipendentemente dal risultato. Se non avesse assunto toni addirittura ridicoli, come si apprezza consultando il web, divenuto ormai la più diffusa agenzia mondiale di notizie ed unità di misura degli umori popolari, sarebbe una vicenda su cui riflettere. Quella di Madrid ovviamente. Perché una reazione così scomposta? Cosa c’è dietro e soprattutto che cosa se ne può trarre per il futuro del nostro sport preferito, per non parlare del Paese? Andiamo con ordine. In sintesi, l’irrispettoso ed insensibile arbitro inglese ha assegnato un rigore decisivo all’ultimo minuto contro la Juventus. Buffon e tutto l’enturage sabaudo si dolgono perché mai una cosa del genere sarebbe avvenuta in Italia ed effettivamente a ben pensarci non è mai successo, mentre molto spesso accade l’esatto contrario. Praticamente, si lamentano di una mancanza di rispetto. Ma il rispetto non è forse proprio l’esatto contrario? Il rispetto non bada al blasone, ma al diritto senza distinzioni di appartenenza. A me sembra si sia fatta un po’ di confusione. Forse non si tratta di rispetto, piuttosto di farsi rispettare. Locuzione che nella pratica quotidiana ormai va assumendo connotazioni stravaganti. Il rispetto si merita, adesso ci vuole, sul campo e non si impone con la forza o con le forze, peggio ancora se altrui. Ma questo non è più rispetto, assomiglia al timore, assume toni inquietanti di prevaricazione e di diritto di posizione.  Mi spetta e basta perché sono io. E aribasta!

Perché il povero arbitro inglese che vede la zebra juventina montare addosso al felino madrileno avrebbe dovuto astenersi dal fischiare? Quale meccanismo intimidatorio, altrove operante, non si è attivato? Questi gli interrogativi che mi accompagnano dal momento immediatamente successivo a quelle reazioni bianconere addirittura arrabbiate. Interrogativi pesanti se riportati alla gioia che precede tutti gli appuntamenti calcistici settimanali della propria squadra del cuore, ovviamente per i tifosi delle altre squadre. Allora quella gioia si può trasformare rapidamente in sofferente riflessione. Ma che senso ha attendere, gioire, sperare, seguire, godere o abbattersi, se poi in fondo in fondo in Italia quel rispetto lì esiste, tant’è che mai in patria si è assistito a simili sabaude esternazioni.

E allora se davvero, al di là e al di sopra delle forze in campo, già enormemente dispari, è già tutto scritto in quei cuori mai tacciati di essere pieni di immondizia, ovvero in quegli animi sicuramente più sensibili di quello del freddo arbitro inglese, che senso ha ancora seguire questo teatrino? Sì, sono dubbi e domande che non possiamo più non farci e che rischiano di amareggiarci.

di Catello Maresca

Tratto da Informare n° 181 Maggio 2018

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