EDITORIALE | MAGGIO 2021 – Questo mondo fa più paura del virus

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Quando questa tragedia è iniziata e i morti si contavano a migliaia, l’umanità si è stretta nella speranza che questo dramma, alla fine, potesse unirci come uomini; poteva essere possibile, perché il nemico era unico per tutti e tutti eravamo legati a un medesimo destino.
La prima vera crisi del mondo globale aveva bisogno di una risposta globale, di una presa d’atto dell’imprescindibile connessione che esiste tra ogni essere umano, ogni comunità, ogni Paese.

Inizialmente ci sono stati dei segnali di una sensibilità diversa, migliore; una vicinanza che si è cantata dai balconi, la solidarietà tra paesi e una reale vicinanza alle popolazioni più in difficoltà. Finalmente l’Etica e la Morale ponevano la salute pubblica come valore superiore a quello del denaro.

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Ma è durato poco: ancora una volta il danaro ed il potere hanno vinto, le case farmaceutiche hanno pensato unicamente al profitto, creando un vera “asta” dei vaccini da parte di singoli paesi; addirittura i singoli Stati hanno creato il turismo del vaccino (covid-free). Nazioni che hanno approfittato del fatto di essere detentori del brevetto. La pandemia ancora in corso ha rivelato, ancora una volta, che a comandare è il potere dei soldi.

L’Europa si è inchinata davanti alle multinazionali dei farmaci, facendosi prendere in giro, umiliandosi per qualche stock di dosi in più; il tutto ovviamente a scapito di qualcun altro.
Un povero più povero dell’altro.
Nessuno è più in grado di fermare la deriva del potere delle multinazionali e il dominio incontrastato del turbocapitalismo. L’uomo è ridotto a calcolo, numero, oggetto speculativo, basta che consumi, basta che non pensi e che sia inglobato. Il primato della politica era morto già da tempo, avendo abdicato dinnanzi ai potentati economici. Questa poteva essere la grande occasione per ritrovare equilibri mondiali più solidi e improntati alla solidarietà, alla percezione di essere una sola umanità. Non è andata così. E oggi siamo più divisi, più incazzati, più frammentati che mai.

E le disuguaglianze non sono mai state così forti. Questo mondo, così, fa davvero paura.
Molto più di un virus.
Altro segnale dell’egoismo dei ricchi, che vogliono essere sempre più ricchi, è venuto dal calcio: l’iniziativa di 12 super-club europei, poi miseramente fallita grazie alla reazione immediata dei tifosi scesi in piazza. Anche in questo settore, che seppure ha delle regole da modificare e non tutte condivisibili, il capitalismo sfrenato vincerà e la forbice delle disuguaglianze continuerà ad allargarsi, anche nello sport più popolare del mondo.

La nostra Italia, infine, dove 500 sindaci del Sud sono scesi in piazza a Napoli il 25 aprile, per rivendicare la giusta e corretta ripartizione dei fondi del Recovery Plan. Anche se Draghi ha rassicurato il Parlamento, temiamo che continui la diseguaglianza tra Nord e Sud, con furberia e arroganza, a danno sempre dei più deboli. Ancora una volta, poveri tra poveri in guerra.

Ringrazio il collega Ettore De Lorenzo per lo spunto di riflessione datomi per questo editoriale.

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°217

MAGGIO 2021

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