EDITORIALE LUGLIO 2021 – Come il MANN di Napoli non c’è nulla al mondo

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Nato per volere di un Re e poi ancora di un altro Re che di questo ‘Edificio’ voleva farsi vanto, oggi è il Re dei Musei del mondo.

Sì, sappiamo: forse il MOMA è più grande, il Guggenheim più spettacolare, lo Hermitage più sontuoso, ma come il MANN non c’è nulla al mondo. Architettura solenne e ben-pensata: alle Bellezze estreme che qui si offrono senza soluzione di continuità si arriva grazie ad una scala che ti separa dal vocìo quotidiano, dalle gravosità del mondo. Non è propriamente una scala, ma piuttosto un’àskesis quella che ti si chiede di percorrere per arrivare a godere di questo mondo ‘totale’: marmi, fregi, gessi, pitture, affreschi, quadri, epigrafi, pietre, pietre incise, ambre, cammei, gioielli e poi libri, scritti, vetri, alabastri, terrecotte, memorie … è un percorso del corpo, degli occhi, del cuore, della testa. Si cominciava a scavare a Pompei dopo Ercolano e i colti eredi della raffinata Elisabetta Farnese non ebbero bisogno di gran tempo per capire che non tutto poteva rimanere in loco, non tutto poteva andare allo Herculaneum: tutto era così straordinario che bisognava chiedere ai migliori architetti del Regno un edificio ad hoc. Chi altri nella seconda metà del Settecento se non Ferdinando Fuga?
Pompei fu in ogni senso la rivelazione.

È bene ricordare però che, in fondo, fino a pochissimi anni prima i più non prendevano neppure in considerazione l’idea di andare a ‘Civita’ dopo aver visto Ercolano dove gli scavi erano più avanzati: Barthélemy nel suo viaggio del 1755 non si cura affatto della ‘nuova città’ e Richard dedica a Pompei solo una piccola nota nella sua monumentale Description historique et critique de l’Italie (1766).

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Ma Pompei, dopo aver ‘resistito’ alla furia delendi del Vesuvio, resiste ai primi viaggiatori distratti, a Winkelmann che inopinatamente pensa che sia inutile andare alla ricerca di una città di certo ormai schiacciata dalla lava, resiste agli scavi ‘arronzoni’ e viaggia verso Napoli e va ad arricchire il nuovo edificio voluto dal Re: Napoli proprio attraverso questo spettacolare Museo comincia a proporsi e ad autorappresentarsi come cuore della storia del Mediterraneo e dell’Europa. E poi, come mettere insieme tutti questi materiali che arrivavano da ogni parte del Regno che fu Megale Hellas? Un dibattito complesso e suggestivo che ‘fonda’ una nuova scienza, l’organizzazione museale, la scienza della tutela che sempre più oggi deve incontrarsi con la presentazione e la leggibilità totale del reperto.

Il MANN è paradigma per la Campania e i suoi innumerevoli spazi culturali grazie alla sua strepitosa ricchezza, alla sua capacità didascalica e grazie a quanti, da Stefano De Caro a Paolo Giulierini, hanno voluto Musei sul territorio tutto, Musei che fossero presidi di una Storia di Bellezza che ha pochi competitors nel mondo intero: Pompei e poi Ercolano e poi Paestum e poi Elèa e poi Teano e poi Aeclanum e poi Sinuessa e poi Puteoli e Baia e poi Sant’Elmo e poi …
Il MANN dialoga con tutto e con tutti perché ha avuto ed ha alla sua guida un sognatore di gran lusso: Paolo Giulierini.

di Jolanda Capriglione

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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