Editoriale Ottobre 2019

La presunzione della civiltà umana è inarrestabile. Signori, sveglia! La vita della Terra continuerà tranquillamente anche se l’essere umano dovesse scomparire.

Ci stiamo nascondendo dietro una consueta ipocrisia: facciamo finta di preoccuparci della salute dell’intera Terra, ma, in fin dei conti, ci interessa solo la sopravvivenza della specie umana.
È ora di decidere: vogliamo vivere felicemente o sopravvivere nell’infelicità? Siamo tutti stanchi di sentire frasi di circostanza; siamo stanchi di sentire girare intorno intorno alla risposta più vera e immediata.

Se ti chiedono l’ora, fornisci l’orario, ma non spiegargli come funziona l’orologio.

Nella società della banalizzazione e dei titoli acquisiti in qualche minuto su Facebook, è altrettanto banale affermare: oggi siamo tutti ambientalisti. Tutti a parlare di economia circolare, plastic free, difesa dell’ambiente; ma quanti veramente sono competenti in materia?
Il sistema nazionale dei rifiuti è ancora medioevale, con una raccolta differenziata che ricade totalmente sui cittadini (sia come tempi necessari per differenziare i rifiuti, sia per i costi complessivamente da sostenere) e il settore del riciclo affidato interamente a consorzi di privati.
Il decreto Ronchi del 1997 aveva introdotto in Italia la “strategia delle 5 R”: Riduzione, Riuso, Riciclo, Raccolta, Recupero. Tre delle cinque R si sono perse per strada: Riduzione, Riuso e Recupero.

È mai possibile che non si riesce a capire che quando si parla di Riciclo, vuol dire Fallimento?

È mai possibile che non si riesce a capire che per riciclare, a volte, si producono più sostanze inquinanti dei prodotti iniziali? Che il costo (temporale, economico ed energetico) per riciclare, alcune volte disattende la più banale delle Analisi Costi/Benefici?
È mai possibile che una politica fallimentare di oltre 40 anni continui a prendere decisioni in un settore in cui dovrebbero finalmente dialogare e confrontarsi solo i tecnici?
È possibile, quando regna l’ipocrisia e l’incompetenza. Le vecchie generazioni che ipocritamente si sorprendono che ragazzi di 12/15 anni stiano organizzando manifestazioni in tutto il mondo per salvare il salvabile. E chi lo dovrebbe fare?
Il presente è il loro, ma i vecchi continuano a mettersi di fianco e a provare a rubare la scena.
Gli abbiamo già rubato una buona parte di futuro, è ora di trovare la dignità di mettersi al loro fianco e intervenire solo se viene esplicitamente chiesto. Ricordiamoci che i consigli si ricevono e non si danno.

 

di Tommaso Morlando

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°198
OTTOBRE 2019

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