Siamo al dodicesimo numero, quello di Dicembre, dove in genere si fanno le analisi di fine anno, di cosa è stato fatto e di cosa si poteva fare e magari dove si è sbagliato. Il tempo quest’anno è volato, forse assorbiti dai tanti impegni e cambiamenti avvenuti nella nostra redazione. In genere quando si fanno questi bilanci si ricordano le cose più belle, le più significative e, in genere, quelle che ci hanno dato maggiori soddisfazioni. La mia cultura lavorativa è un pochino diversa, sono abituato a valutare le cose da una particolare prospettiva, valutando ciò che non è andato bene e che va migliorato, fare autocritica al nostro interno e pretendere da noi stessi sempre il massimo. La più grande soddisfazione è aver portato ben sette di loro al traguardo nel diventare giornalisti pubblicisti. Tutte persone straordinarie, alcuni già pronti per poter collaborare in qualsiasi redazione visto la preparazione acquisita, ma la cosa più significativa restano i valori che portano con loro, valori che in momenti tanto difficili per il nostro settore, l’informazione, non possono essere traditi. Voglio dedicare quest’editoriale a Daphne Caruana Galizia, giornalista uccisa a Malta, fatta saltare con un’autobomba, perché denunciava il malaffare e la corruzione politica del suo Paese. Ho conosciuto Peter Caruana, avvocato civilista, che insieme a me ha ritirato il premio europeo per il giornalismo d’inchiesta a Taormina. Ha raccontato del lavoro della moglie, affermando che lei ha sempre ritenuto normale denunciare ciò che era evidente, ebbene è stata uccisa barbaramente e il Governo maltese continua a perseguire la sua famiglia anche a seguito della morte.
Peter alla fine del suo intervento, ci chiedeva una sola cosa: non arrenderci, non lasciarci intimidire, di aiutare il suo Paese ad ottenere la libertà, di sostenere la stampa libera e la vera informazione. Abbiamo cenato insieme, è rimasto entusiasta del nostro giornale, ci siamo ripromessi di sentirci nuovamente, e tramite il nostro caporedattore, Antonio Casaccio, il prossimo mese gli dedicheremo uno speciale, lo faremo per tutti quei giornalisti caduti mentre svolgevano unicamente il loro lavoro.
Da anni ormai dirigo questo giornale, mi hanno aiutato ragazzi molto più bravi di me, non era il mio mestiere, ho portato organizzazione e valori, oltre il cuore, ed ho trovato tanta passione e preparazione a cui ho attinto umilmente per tentare di stare al passo. Ma dopo anni accanto a tanti colleghi che sono esposti in prima persona ogni giorno, fatti oggetto di attacchi personali e querele per intimidirli (ultimamente ne abbiamo risolta una), ebbene sono orgoglioso di appartenere a questa categoria e spero di averlo meritato. Con questa mia personale speranza ci tengo ad augurare a voi, lettori, auguri di cuore per un sereno Natale, senza mai smettere di ringraziarvi per il vitale sostegno.

di Tommaso Morlando

Tratto da Informare n° 188 Dicembre 2018