EDITORIALE GIUGNO 2022 – Dipendenti dalle “altre emergenze”

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editoriale giugno 2022
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Dipendenza” è di certo tra le parole più utilizzate per leggere la nostra realtà: “I giovani sono dipendenti dagli smartphone/social/qualsiasi cosa sia legata con i social network”; “In aumento la dipendenza da sostanze stupefacenti”; “Slot machine e gioco d’azzardo fanno il pieno”. Ognuna di queste affermazioni fotografa una potenziale dipendenza patologica che facciamo ancora fatica a capire, infatti la nostra capacità di comprensione verso tali patologie fa ancora i conti con pregiudizi e preconcetti.

Secondo diverse correnti filosofiche, i vizi privati, seppur dannosi per l’individuo, possono per assurdo essere utili alla collettività, ad esempio si potrebbe pensare che: l’imprenditore disonesto è utile al lavoro dei magistrati che cercano giustizia, l’alcolista è utile ad un introito per il proprietario del bar, la prostituzione fa sì che uomini/donne in cerca di un piacere veloce non mortifichino con l’inganno i sentimenti di anime pie.

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La storia dell’uomo è impregnata dal soddisfacimento dei vizi privati e se, in passato, questo tema è stato oggetto di speculazione filosofica di grandi intellettuali, nell’attuale società protocapitalista acquisisce addirittura un plusvalore. Ad esempio: il mercato delle droghe è sempre più accessibile e diversificato; l’opinione pubblica trova sempre più attraente un guadagno facile che, senza sforzi, possa permetterci di uscire da una condizione di povertà; l’alcool continua ad essere alla portata (non solo di portafoglio) di minori; le caratteristiche della nostra Società Informazionale hanno portato alla nascita di beni che non sono più materiali, ma immateriali, che acquisiscono gran valore e dai quali possiamo sviluppare dipendenze patologiche.

Il comune denominatore di tali fenomeni è l’aumento delle disuguaglianze e le condizioni di povertà in cui riversano milioni di cittadini. In chi ne soffre, la dipendenza patologica svolge un ruolo di alleviamento dal dolore, una forma di isolamento dai dettami di una società incapace di ascoltare e, soprattutto, di aiutare.
Il giudizio inizia dove la comprensione si ferma, così passiamo distratti dinanzi alle persone che soffrono di dipendenza patologica; la società ipocrita è solita sintetizzare un’intera esistenza in poche parole come “tossico”, “ubriacone”, “fallito”. Con queste parole tentiamo di riversare disprezzo verso coloro che non hanno la forza necessaria per reagire ad un dolore o ad trauma.

Facendo seguito alle nostre inchieste negli ultimi anni e attraverso un continuo confronto documentale e istituzionale, è possibile affermare che l’aumento delle dipendenze patologiche post-covid fa sì che, in alcune aree del territorio campano, la questione debba essere affrontata come “emergenza”; per l’ennesima volta abbiamo sprecato il tempo utile agli effetti di una prevenzione professionale e diffusa, quindi dobbiamo urgentemente ricorrere a risposte immediate.

Le sacche di povertà presenti sul Litorale Domitio stanno portando alla distruzione di migliaia di vite che, affrante da povertà e dolore, si riversano nelle dipendenze creando dinamiche gravissime all’interno di molte famiglie.
Il fatto che sul litorale non vi sia un riferimento territoriale per la cura delle dipendenze patologiche, come un Ser.D. (Servizio per le Dipendenze), è gravissimo, soprattutto se lo sommiamo ad un trasporto pubblico fallace che non permette alle vittime di raggiungere facilmente il Ser.D. più vicino, ovvero quello di Capua.

La nostra copertina di questo mese, quindi, è un allarme sociale e politico che non può più essere rimandato: occorrono con urgenza presidi territoriali per aiutare le persone che soffrono di dipendenza patologica. Bisogna intervenire.

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°230 – GIUGNO 2022

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