EDITORIALE | Gennaio 2019

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Non bisogna lasciare soli i giornalisti minacciati”. L’appello lo lanciano autorevolissimi procuratori antimafia napoletani come Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Borrelli affrontando in due incontri pubblici il tema delle gravi minacce contro i giornalisti. In Campania sono stati 43 solo nel 2018 e molti di loro hanno ottenuto varie forme di tutela da parte delle forze dell’ordine. Un tema caldissimo di cui si è occupato nelle scorse settimane il Comitato per la sicurezza che mi ha invitato, nella qualità di presidente dell’Ordine regionale, e ascoltato a lungo durante una riunione operativa che si è svolta nella Prefettura di Napoli con il Questore e i comandanti di Carabinieri e Guardia di Finanza. Un tema di cui la redazione di Informare si occupa da tempo e in modo costante. L’ultimo appuntamento, a cui ho partecipato, si è svolto a dicembre con il procuratore Giuseppe Borrelli, Tommaso Morlando e il giornalista minacciato Salvatore Minieri.

Tema caldissimo. Sono infatti centinaia i giornalisti che ormai in ogni parte d’Italia subiscono minacce e intimidazioni a causa di inchieste coraggiose in cui, senza autocensure, raccontano verità scomode. Ed a mettere fortemente a rischio uno dei diritti fondamentali della nostra democrazia, la libertà d’informazione, è soprattutto la criminalità organizzata che non sopporta la nostra unica parola d’ordine: raccontare la verità.

Un fenomeno cresciuto, e non solo statisticamente. In particolare, è aumentata l’aggressività nei confronti dei giornalisti. Ormai il fenomeno non è solo circoscritto alla Campania, dove le zone maggiormente a rischio restano comunque quelle di Napoli e Caserta con le rispettive province, ma parliamo di una situazione che riguarda gran parte d’Italia. Le aggressioni sono aumentate non solo in Campania, Calabria e Sicilia. Colpiscono la carta stampata ma anche, e soprattutto, i videoreporter. Quindi è evidente a tutti che non si vuole far trasmettere all’opinione pubblica la verità. Gli articoli di denuncia, le inchieste, le foto, le immagini. Spesso la reazione violenta sul campo si concretizza proprio quando escono le telecamere. Tanto è vero che il Prefetto di Napoli mi ha ricevuto per discutere, assieme alle forze dell’ordine, di questo fenomeno crescente confermando che diverse segnalazioni partite dall’Ordine dei giornalisti della Campania su gravi minacce hanno portato ad alcuni modelli di tutela per i cronisti minacciati.

Il giornalista, dunque, non deve sentirsi solo.

Anche se poi, quando è sul campo, quando riprende alcune immagini recandosi sul posto per raccontare i fatti, spesso è a rischio la sua incolumità. Tanti gli episodi di aggressione fisica, ma non solo.

Ci sono stati anche casi di giornalisti minacciati in redazione da boss o familiari e altre intimidazioni persino nelle aule dei Tribunali. Ed aumentano, pericolosamente, le minacce sui social. Altrettanto pericolose perché vanno a inserirsi in quella gravissima spirale di odio che, assieme alle fake news, sta dilagando sul web mettendo nel mirino anche tanti giornalisti. Nostro compito fondamentale, dunque, resta quello di raccontare tutto, portare alla luce la verità e non sentirsi soli. Per far questo, però, bisogna fare rete. Essere uniti tra di noi e fare sinergia con i magistrati, i prefetti, le forze dell’ordine, le associazioni. Per non sentirsi soli.

di Ottavio Lucarelli
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