Editoriale Febbraio 2020
Ogni giorno è ‘o primmo ‘e maggio

Mio nonno Salvatore (operaio metalmeccanico morto di asbesto per aver lavorato una vita a contatto con l’amianto senza che gli fosse fornita alcuna protezione) era appassionato di poesie napoletane: Salvatore di Giacomo e Raffaele Viviani in cima alla lista. Me le leggeva in genere la domenica pomeriggio, dopo la partita del Napoli. Una, al massimo due, perché sapeva che dopo la seconda poesia, l’attenzione calava e lui ci teneva assaje all’interpretazione, perché le parole sono importanti, ma trasmettere il significato è fondamentale. Una delle mie preferite era “Fravecature” di Raffaele Viviani. Conservo gelosamente una registrazione donatami alcuni anni fa dal maestro Carlo Croccolo, grande artista e ovviamente grande interprete.

Il passo per me più importante
è narrato all’inizio:

“…Nu pede miso fauzo,
nu movimento stuorto,
e fa nu volo ‘e l’angelo:
primma c’arriva, è muorto…”

Sono cresciuto con queste parole nella testa, non come fonte di paura, ma come monito.
Mi sono sempre chiesto: Ruoppolo, si poteva salvare? Che posso fare per evitare che Ruoppolo faccia un volo dal quinto piano?
Forse, anche per questo, sono voluto diventare ‘ngignere, con la speranza di ridurre al minimo, da progettista o direttore dei lavori, i rischi per la salute dei lavoratori. Chi è oggi Ruoppolo?
L’ennesima morte sul lavoro, ormai divenuta solo notizia da TG, un numero progressivo, ma presto dimenticata. E si dimenticano, altrettanto facilmente, nomi, visi, storie. Si dimenticano, soprattutto, le famiglie dei caduti sul lavoro. La crisi, la fretta, il DemonioDenaroDemonio, tutti utili ad aumentare i rischi sul lavoro e, alla fine, c’accapezza ‘e penne sempe ‘o cchiu puveriello. Ma chi è oggi il lavoratore, al di là delle definizioni tecniche? Dobbiamo convincerci che siamo tutti noi e tutti noi dobbiamo partecipare attivamente al percorso della prevenzione.
Nessuno può evitare del tutto il rischio di un incidente sul lavoro. A volte, può bastare un attimo di distrazione. Spesso è la mancanza assoluta di regole in cantiere e in fabbrica. Ed è così che, patapunfete, si diventa un numero progressivo dell’anno in corso. Tra pochi mesi sarà il primo maggio, tutti a ricordarci il perché, il come e il quando di tale giornata, ma il giorno dopo il pallottolliere aumenta di almeno un’altra unità.
Per questo abbiamo voluto iniziare già da febbraio, nel ricordare tutti i morti sul lavoro; affinché si faccia finalmente prevenzione, affinché i veri colpevoli che non rispettano alcuna regola siano assicurati alla Giustizia in maniera certa e rapida; affinché il lavoro sia un diritto e non un’elemosina o una schiavitù; affinché sia tutti i giorni il primo di maggio, non giornata di lutto e cordoglio, ma giornata di vera festa, per tutti i lavoratori e, quindi, per tutti noi.

di Angelo Morlando

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

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