EDITORIALE AGOSTO 2022 – Musica e politica: sòna ancora, sòna sempre

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Sòna ancora, perché la musica a Napoli è viva e quel cantautorato che ci ha fatto sgolare suona sugli accordi di giovani artisti, vogliosi di narrare il fascino proibito di Partenope utilizzando quel dialetto che ci unisce. Una boccata d’aria tanto fresca quanto necessaria, perché la caduta delle ideologie e i nuovi valori morali della nostra società non possono essere portati avanti da chi sintetizza la donna in un bel corpo o di chi persegue unicamente il denaro facile, a qualsiasi costo esso debba essere raggiunto.

Non siamo noi quei giovani, non sono questi gli ideali di noi “digital native”. E non diteci che non ne sappiamo nulla dei ghetti, cari cantanti truccati, noi ci siamo nati in quelle periferie e il sentimento di esclusione o l’assenza di prospettiva ce la sentiamo dentro. Non tutti sfogano queste emozioni in un tavolo della discoteca e non tutti pensano che la rivincita per il dolore subìto sia spendere nel lusso; la libertà e la vittoria del sacrificio in questo mondo non si condensano unicamente nel materiale.

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Purtroppo questa è una voce che non fa mercato, così questi ottimi artisti partenopei sono costretti a denunciare l’assenza di strutture idonee per lavorare sulla loro arte…in molti sono costretti a firmare al Nord e lavorare lì, perché oggi la musica non paga chi non produce grandi economie. “O sei il numero uno o sei il più grande cesso”, scriveva Luciano Ligabue in una lettera indirizzata a Francesco Guccini. E sollecitati dall’immagine metaforica del cantautore di Correggio, non si può evitare di concedere due righe a degli esperti suonatori.

Sì, perché se la musica napoletana “Sòna ancora”, l’attuale classe politica “Sòna ‘a stessa musica”. La XVIII Legislatura ci regala in serie: il “Conte I”, il “Conte II – La Vendetta”, il “Miglior Draghi”. Esattamente come la passata Legislatura i nostri rappresentanti ci regalano nuovamente tre crisi di governo dettate da una sola costante: il mantenimento del potere. Quando questa logica si sostituisce al lavoro per il bene comune, significa che ci troviamo davanti ad una democrazia idealizzata, una parola concettualmente bellissima ma priva di un riscontro reale.

Il sistematico utilizzo della Crisi per scopi di potere è una stortura del processo democratico. Così come lo è un programma elettorale non rispettato, un politico che a legislatura in corso abbandona le fila del partito in cui è stato eletto per fondare un organo politico avverso. Questa democrazia malleabile non è solo responsabilità di Di Maio, Renzi, la Destra o il PD, ma è la conseguenza di un potere politico ingordo che non ha avuto nemmeno la dignità di rinnovarsi. Creare all’interno del circuito democratico dei centri di potere che ruotano nelle mani di personaggi politici storici, non fa altro che gettare fondati dubbi di credibilità sullo stato di salute della nostra democrazia. Un gioco pericoloso che non tiene conto di una rabbia sociale in crescita e silenziata dal rumore di chi ottiene benessere da questo sistema economico.

Con queste premesse la strada per un presidenzialismo guidato dall’uomo forte sembra spianata anche per il nostro Paese, un trend che preoccupa molti Paesi europei e che, ahimè, continuiamo a sottovalutare. L’Italia ha bisogno di una grande orchestra che suoni un unico spartito e non certo di bande da piazza.

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°232 – AGOSTO 2022

 

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