EDITORIALE – 2017, momento di bilanci

Editoriale 2017

Fare bilanci è sempre complicato. Farlo dell’anno che appena si è chiuso lo è ancora di più perché rischi di lasciarti condizionare magari dagli ultimi avvenimenti o da quelli che hanno lasciato un segno più forte dimenticando tante altre cose buone o meno buone accadute. Un occhio al territorio e uno al Paese nel suo insieme: avremmo bisogno di tanti occhi ma ne abbiamo soltanto due e non sempre riusciamo ad utilizzarli entrambi. Si chiude l’anno ed anche la legislatura con la mancata approvazione della Legge sullo Ius soli, e non ci facciamo una bella figura, anche perché quando si parla di bambini siamo tutti bravi a mostrarci sorridenti e buoni, magari per catturare qualche like, ma quando si parla di diritti siamo più duri, davvero molto duri. In compenso, anche se non ci consola, è arrivata la legge sul cosiddetto testamento biologico che finalmente restituisce un minimo di diritti ai cittadini che soffrono e che non ce la fanno più a sopportare trattamenti inutili. L’economia pare in ripresa e questo è un fatto, ma quando questa ripresa sarà davvero per tutti, soprattutto per chi ha perso il lavoro ed è stato sospinto al di là della cosiddetta soglia di povertà? Per il momento, una sentenza del Consiglio di Stato in adunanza plenaria rischia di provocare il più grande licenziamento di massa che la storia ricordi, e si tratta di insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia. A Napoli si spara ancora e le stese rischiano di diventare un fenomeno ricorrente, quasi un gioco, criminale senza dubbio ma che non viene colto nel suo significato di atto terroristico, letteralmente finalizzato a seminare terrore fra ignari cittadini. A Parete un ragazzo di quattordici anni lotta per la vita colpito da una “pallottola vagante” mentre passeggiava con i suoi amici, e la cosa fa davvero rabbrividire. Deve però anche indignare perché non è possibile che si possa essere colpiti così a caso, senza una ragione che non sia soltanto quella della cruda violenza, così banale e a portata di mano, che rischia di diventare un paradigma di questo nuovo millennio. Sono partiti o stanno per partire progetti importanti di risanamento e recupero del territorio, in particolare della nostra magnifica costa domitia per troppi anni abbandonata al degrado, speriamo che le ragioni del fare e del fare bene riescano a vincere su quelle molto più comode e rassicuranti dell’immobilismo. Nel frattempo le ecoballe stanno ancora tutte al loro posto a perenne segno di abbandono. Si approssima una campagna elettorale tanto difficile quanto incerta, ma l’unica cosa che dobbiamo evitare è il ritrarci ciascuno dalla partecipazione e dalla responsabilità.

Ci dà speranza la bellezza di quelle migliaia di cittadini che si mettono insieme e resistono al degrado, con centinaia di associazioni, cooperative sociali, quelle vere che magari mettono a frutto i beni confiscati alla camorra, gruppi informali e parrocchie che investono sul bene più prezioso, l’uomo e le sue relazioni, facendolo diventare una potente risorsa per lo sviluppo, sapendo “riconoscere chi e cosa, in mezzo allinferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

di Gianni Solino

Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018

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