E poi venne il Coronavirus a svegliare le coscienze…

Improvvisamente ci siamo resi conto dell’importanza della Scienza, del Pensiero Scientifico e dell’organizzazione secondo metodo scientifico.

Ecco che qualcuno comincia a riflettere circa la rilevanza della ricerca, delle strutture, del fatto che anche un centesimo investito oggi in questo settore alla lunga ripagherà più di ogni altro investimento in termini di benessere sociale ed individuale.
Ci rendiamo conto, come d’incanto, che i nostri ricercatori-Biologi, Medici, Epidemiologi … rappresentano l’avanguardia mondiale, isolano il virus, scoprono varianti, sono aggiornati come e più dei loro colleghi internazionali.
Però, esiste sempre un però, apprendiamo anche che tre delle ricercatrici che hanno isolato il virus hanno un contratto precario, che alcune delle “nostre” più grandi menti lavorano all’estero perché in Italia non hanno trovato spazio, che sono anni che per “risparmiare” vengono effettuati tagli alla ricerca ed alla sanità pubblica…
Capiamo che una scellerata mancanza di programmazione del numero chiuso alla Facoltà di Medicina, iniziata da oltre 20 anni (trasversale ai molti governi che si sono succeduti) ha consegnato il paese ad una carenza cronica e prospettica di medici tale da costringere i pensionati a continuare a lavorare ed importare sanitari dall’estero.


Solo negli ultimi 10 anni sono stati sottratti alla sanità pubblica 37 miliardi (dati. Fondazione Gimbe) e la spesa pubblica per la ricerca è stata tagliata del 21%.


Quantizzando i fondi pubblici assegnati alla ricerca nel nostro Paese scopriamo che solo l’1,34% del Pil viene assegnato ad essa, contro una media europea del 2%(dati ANSA).
Ho citato gli ultimi 10 anni ma questo è un trend che parte da lontano.
Un paese, contrariamente a quanto fatto in questi anni, è tanto più lungimirante quanto più investe in cultura, ricerca e sviluppo. Per fare ciò però, ed il problema è sempre quello, bisogna avere un’organizzazione politica e dei politici capaci di pensare e programmare nel medio e lungo termine. Politici con le giuste capacità e le appropriate conoscenze.
Come ho scritto in un mio precedente articolo, è forse arrivato il momento di ripensare al nostro modello di Democrazia Rappresentativa, introducendo dei requisiti minimi di accesso per poter essere eletti. Così indipendentemente dal colore politico potremmo avere la certezza che chi verrà eletto avrà almeno le competenze minime per poter gestire la “Res Publica”.


Ritornando alla Scienza chiudo citando il Prof. Gilberto Corbellini che nel suo libro “Scienza, quindi democrazia”, evidenzia come la scienza, nello sviluppo umano, ha dato vita a un sistema che produce benessere e libertà, riduce le disuguaglianze e diffonde la razionalità: i criteri cognitivi e morali del METODO SCIENTIFICO hanno favorito la convivenza civile.

di Salvatore Savio Aversano

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