Due riflessioni sul concetto di libertà: intervista a Paolo Miggiano, co-fondatore di Terra Somnia Editore

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Nell’immaginario collettivo i sogni sono tali solo se vissuti ad occhi chiusi, a metà fra incoscienza e inconscio, eppure sono quelli ad occhi aperti i sogni evocativi per antonomasia. Reali e realistici, crudi, capaci di rivelare, svelare, far scoprire. È proprio questo l’intento di Terra Somnia Editore, casa editrice fondata nel febbraio 2020 lungo l’asse Caserta – Salento – Napoli, nata con l’intento di convogliare percorsi letterari artistico – poetici delle terre del Sud ma capace di guardare oltre i propri confini. I due libri di recente pubblicati dalla casa editrice, “Aranciomare” di Antonella Palmieri e “Libertà: casa, prigione, esilio il mondo” di Yassin al-Haj Saleh, rispettivamente per le collane Frontiere e Nuoveterre sono di fatto due libri apparentemente agli antipodi, eppure con un tratto in comune imprescindibile: la libertà in tutte le sue sfumature. Ne abbiamo parlato con Paolo Miggiano, co-fondatore di Terra Somnia Editore, per scoprirne caratteristiche e peculiarità.

“Aranciomare” e “Libertà: casa, prigione, esilio, il mondo” sono due libri agli antipodi. Quali sono le caratteristiche che l’hanno colpita di più?
«Esattamente. Sono due libri differenti, pubblicati in due collane altrettanto diverse. “Aranciomare” è una storia d’amore inusuale e fuori dagli schemi, un tabù, nonostante i tempi moderni; il lavoro di Yassin, al contrario, è un saggio, una riflessione profonda sul concetto di libertà. Tuttavia, è proprio la questione della libertà ad accomunarli. In “Aranciomare” la libertà consiste nel poter scegliere liberamente chi amare senza essere sottoposti ai giudizi di una società che, nonostante le apparenze, resta di fatto ancorata ad una visione dei sentimenti retrograda. Nel saggio di Yassin, invece, emerge una riflessione filosofica sulla libertà dei popoli, con un concetto di libertà distante dal modo in cui è declinato in Occidente».
Due libri, insomma, estremamente profondi e intimi, capaci, in qualche modo, di guardare dentro, di guardare oltre…

«Con il saggio di Yassin al-Haj Saleh abbiamo letteralmente varcato i confini della nostra sponda del Mediterraneo per approdare in terre antiche, nelle quali le civiltà hanno avuto origine e che oggi sono sprofondate nel buio dei nazionalismi, delle dittature, delle religioni imposte».

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“È una storia che bisogna scrivere affinché venga riscritta”. È questo un po’ il motivo conduttore del saggio di Yassin al-Haj Saleh. Davvero secondo lei il potere della scrittura può tanto?
«Yassin è uno dei più grandi intellettuali del nostro tempo. I suoi saggi sono un modo per raccontare al mondo le condizioni invivibili dei suoi compatrioti, i loro drammi e la loro quotidianità. Per questo quella che Yassin ci restituisce è una storia che bisognava scrivere affinché venisse riscritta. E riscrivere la storia dei paesi arabi che sono stati la culla della civiltà, tenendo presente le parole di intellettuali come Yassin, può almeno significare un’occasione per riflettere affinché non si dia per scontata quella che noi definiamo libertà. Le riflessioni sulla libertà non sono una prerogativa umana al di fuori della storia oppure una richiesta politica universale esente da contraddizioni. La libertà è un atto di liberazione, di separazione e conflitto, e può assumere tratti a volte tragici. Il suo libro vuole essere una meditazione a briglie sciolte sulla libertà, un racconto scritto attraverso l’uso di concetti astratti, la storia di un’avventura e di un confronto con rischi di ogni tipo».
Dalla libertà dei popoli a quella di una donna, ancora drammaticamente difficile da raggiungere. Che ritratto della femminilità emerge da “Aranciomare”?

«Aranciomare è il ritratto di una donna controcorrente, che ha il coraggio di mostrare la sua essenza più pura e senza veli attraverso la sua preziosa arte. Un’ideale di donna che nell’immagino collettivo della “società moderna” certamente non è riconducibile a quei diktat sociali attribuiti dal contesto mainstream.
Un personaggio che sa come lasciare il segno, in termini di libertà di essere».

E, magari, di insegnare alle donne come lei che la libertà di essere è una conquista da difendere e custodire gelosamente, per cui lottare e combattere, sempre. In ogni angolo del mondo.

di Teresa Coscia 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 219 – LUGLIO 2021

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