Droga e giovani: l’indagine di Informare

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Droga & Giovani: un binomio che affonda le radici nel passato e che sopravvive all’avvicendarsi delle epoche. Partiamo dalle parole che formano questa relazione.

Cosa significa il termine “Droga”?

Etimologicamente la parola proviene dall’olandese droog che significa “arido, secco”, caratteristiche delle piante che originariamente erano usate come spezie, poi per uso farmaceutico e solo dopo anche per uso ricreativo e per sfruttare gli effetti stupefacenti.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, “sono da considerare sostanze stupefacenti tutte quelle sostanze di origine vegetale o sintetica che agendo sul sistema nervoso centrale provocano stati di dipendenza fisica e/o psichica, dando luogo in alcuni casi a effetti di tolleranza e in altri casi a dipendenza a doppio filo e cioè dipendenza dello stesso soggetto da più droghe”. La classificazione dell’OMS, poi, segue vari criteri, primi tra tutti la legalità, la pericolosità, la preparazione e la sintomatologia.
L’altra parola che forma il binomio è “Giovani”.

Chi sono i “Giovani”? Di quali “Giovani” parliamo? Perché è interessante legarla alla parola “Droga”?

Secondo il professore Alessandro Rosina, associato di demografia presso la Facoltà di Economia all’Università Cattolica di Milano, con l’innalzamento dell’aspettativa di vita si è bambini fino ai 15 anni, giovani tra i 16 e i 24 anni e giovani adulti tra i 25 e i 34 anni.
Proprio partendo da tutto questo mi sono divertito a creare un sondaggio, prendendo spunto da fonti autorevoli che dopo, inevitabilmente, sono stati metro di paragone per la mia piccola ricerca.
Ciò che mi chiedevo era: che rapporto i giovani di quest’epoca hanno con la droga? Cosa ne pensano? La usano? Con che facilità possono trovarla?
Nessun giudizio morale, nessuna disquisizione sull’etica, ma una fotografia della situazione attuale.
L’indagine ha coinvolto 115 persone con un’età media di 24,8 anni, tra studenti, lavoratori, disoccupati o inoccupati.
La prima cosa che ho fatto con gli intervistati è una sorta di brain storming asincrono: cosa ti fa venire in mente la parola “Droga”?
La risposta più gettonata è stata “dipendenza”, indicata dal 12,2% degli intervistati, seguita da “male” (5,2%).
Dei 115 intervistati, il 60,9% ha dichiarato di conoscere almeno una persona che fa uso di droghe, mentre il 33% ha dichiarato di averne fatto almeno una volta uso. Il World Drug Report 2019 riporta un dato significativo: 271 milioni di persone tra i 15 e i 64 anni hanno fatto uso di droghe nell’anno precedente, ossia il 5,5% della popolazione in quell’intervallo di età. Un dato che conferma quello dell’anno precedente, ma che – rapportato al 2009 – fa registrare una crescita del 30%, a fronte di una crescita della popolazione mondiale del 9,77%.
Un’impennata così alta non può che corrispondere ad un potenziamento dei mercati e ad una conseguente semplificazione di approvvigionamento.
Ma cosa spinge un giovanissimo ad avvicinarsi alle sostanze stupefacenti?
Sul podio: curiosità (76,3%), divertimento con amici (52,6%) e ricerca di qualcosa che scacci via lo stress (26,3%).
Volontariamente non ho fatto distinzioni tra le diverse droghe perché, più che riflettere su questo, mi interessava fotografare il rapporto che i giovani – i giovanissimi – avevano in questo periodo storico con esse.

Mi sembra, comunque, doveroso riportare il parere dei giovani intervistati sulla distinzione tra Droghe Leggere e Droghe Pesanti. Per il 60,9% la distinzione c’è per una differenza di effetti, di danni e di capacità di creare dipendenza. Il 39,1%, invece, pensa che in ogni caso si tratti di sostanze da evitare, perché alterano la vita, creano dipendenza e portano – anche se in tempi diversi – danni irreversibili.
Pur non volendo affrontare il tema da una prospettiva morale ed etica, è inevitabile pormi ulteriori domande: c’è un utilizzo consapevole tra i giovanissimi? Si è realmente consapevoli delle sostanze che si stanno assumendo e degli effetti che porteranno alla nostra percezione e alla nostra salute?
Temo che la risposta a questa serie di domande sia abbastanza scontata. La droga attanaglia fasce sempre più giovani, tocca la vita di ragazzini alle scuole medie, o addirittura prima, che facilmente possono lasciarsi trascinare da un amico o da un conoscente per cominciare, magari, dalla Cannabis, senza avere la benché minima idea di cosa stia inserendo nel proprio organismo.
Fasce più giovani significa nuovi potenziali consumatori abituali per chi intorno a questo consumo ha creato un vero ed enorme business: la criminalità organizzata.
Come risolvere questo problema? Prima ancora del dubbio morale ed etico sul consumo di sostanze psicotrope, come risolvere quest’impennata di consumi tra i giovanissimi?
Come spezzare un legame che spesso riguarda lo status sociale? Come abolire una relazione che fa incorrere milioni di giovani in effetti inaspettati, non considerati o in dipendenze all’inizio impensabili?
Per l’8,7% dei nostri intervistati legalizzando le sostanze stupefacenti, mentre per il 42,6% legalizzando solo quelle leggere. “Per indebolire i traffici della mafia” secondo il 13,91%, “per un maggiore controllo sulla sostanza” secondo il 6,09%. Il fronte del no (48,7%), invece, motiva la sua scelta “perché sono sostanze che rovinano la vita” (8,7%) e “perché creano in ogni caso una dipendenza incontrollabile” (4,35%).
Io non so quale sia la risposta giusta. Per ora, tra tutti questi dati, ho provato a pormi le domande giuste.

di Angelo Velardi

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°211
NOVEMBRE 2020

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