“Drive In” di Marco Casentini alla Reggia di Caserta

“Drive In” di Marco Casentini alla Reggia di Caserta

Marco Casentini è nato a La Spezia, ma attualmente vive a Los Angeles. Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Carrara nel 1983 ha tenuto la sua prima personale presso la Galleria Nanu di Lucerna. Al 1998 risale la sua prima mostra negli Stati Uniti, presso la Ruth Bachofner Gallery di Santa Monica, e da lì è incominciata la sua ascesa. Parliamo di lui in occasione della mostra inaugurata alla Reggia di Caserta il 13/01 e che rimarrà visitabile fino al 13/02.

La mostra di Casentini “Drive In”, a cura di Luca Palermo, rappresenta la tappa conclusiva di un percorso espositivo portato avanti dall’artista a partire dal 2017 e che ha coinvolto musei ed istituzioni italiane ed estere: dall’agosto all’ottobre del 2017 la mostra è stata, infatti, ospitata dal MOAH, Museum of Art and History di Lancaster in California; dal novembre al dicembre del 2017 è stata la Bocconi Art Gallery di Milano a farne da palcoscenico. «La sollecitazione che ho avuto per realizzare questa mostra e intitolarla “Drive In” è stata quella di poter customizzare una macchina all’interno del MOAH, e al suo interno ho customizzato una ‘500. Un drive in è un qualcosa che attraversa, proprio come l’arte» afferma Marco Casentini. Per quanto riguarda la scelta del luogo per la tappa casertana continua dicendo: «In particolare, durante l’allestimento della Reggia, ho notato che l’istallazione dialogava sempre di più, nel mio ricordo, con quello che erano gli spazi. Ho adorato fin dall’inizio la contrapposizione che si è creata fra il moderno della mia mostra e l’antico della Reggia di Caserta, una mostra così “forte” all’interno di un posto così delicato che alla fin fine però dà armonia».

La ricerca di Marco Casentini affonda le sue radici in qualcosa di molto simile a quanto sostenuto da Piet Mondrian: «semplificare le forme secondo l’ordine della geometria e dello spazio al fine di ricreare, con elementi minimi, quello stesso spazio nel quale viviamo e con il quale costantemente ci si confronta». Quella di Casentini è una vera e propria geometria dello spazio, dunque, nella quale le forme sono solo un punto di partenza, un pretesto necessario per l’esplorazione e la riproposizione di luoghi che, in qualche modo, sono diventati parti integranti del suo “viaggio” artistico.

Il curatore, Luca Palermo, scrive riguardo lo stile di Casentini: «Gli elementi che compongo le sue immagini, l’essenzialità, quasi minimalista, delle forme e del colore, dematerializzano lo spazio rappresentato introducendo lo spettatore in un non-luogo mentale emotivamente rilevante, la cui fisicità si lascia solo intuire. La pittura di Marco Casentini è una pittura architettonicamente intesa, in grado, cioè, di trasmettere impressioni e suggestioni di un paesaggio urbano e naturale svincolato dalla sua immagine reale, ma che, in qualche modo, ad essa rimanda». Non esiste un centro focale nel lavoro di Marco Casentini; l’occhio viaggia sulla superficie alla ricerca del “suo” centro focale; lo fa guidato da colori stesi non secondo un rigido e precostituito schema mentale, ma a partire dalle emozioni e dalle sensazioni che, di volta in volta, l’artista ha cercato di trasmettere. Casentini reinventa, dunque, lo spazio attraverso piatte campiture che sembrano restituire una visione aerea della città; il suo lavoro sembra riecheggiare il Manifesto della Aeropittura futurista del 1929: “tutte le parti della città appaiono, al pittore in volo, schiacciate”.

di Flavia Trombetta

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018