Dott. Marcello Sinisi: «Il Tribunale di Napoli Nord è una realtà in crescita»

Con un bacino di circa un milione di utenti, il Tribunale di Napoli Nord è un grande Ufficio giudiziario, vero e proprio “presidio di legalità” comprendente Comuni sia della Provincia di Napoli che di Caserta che vivono una condizione socio-economica davvero complessa. Parliamo di Comuni in cui la presenza della criminalità organizzata è per certi versi asfissiante, così da rendere necessaria la presenza di uno Stato autorevole ed efficiente. Di questo ne abbiamo parlato con il dott. Marcello Sinisi, Presidente vicario del Tribunale di Napoli Nord.

Presidente, come state ripartendo e soprattutto, come conciliare la ripresa dell’attività giudiziaria garantendo al contempo la tutela sanitaria del personale e dell’utenza tutta?

«La fase cd. 2 della gestione della crisi epidemiologica da Covid-19 è iniziata, per ciò che concerne gli Uffici giudiziari, il 12 maggio e, allo stato della normativa vigente, terminerà il 31 luglio. In conformità a quanto previsto dall’art.83 del d.l. n. 18/2020 ormai convertito in legge, che ha demandato ai Capi degli uffici il compito di adottare misure organizzative atte a modulare la ripresa dell’attività giudiziaria evitando al contempo pericolosi assembramenti all’interno degli Uffici ed assicurando il rispetto del distanziamento sociale, ho emanato, d’intesa con il Presidente della Corte di Appello ed il Procuratore Generale, le linee guida che hanno privilegiato la cd. trattazione scritta e/o da remoto per i procedimenti civili e hanno previsto la fissazione di “tetti massimi” del numero dei giudizi celebrabili sia per il settore penale che quello civile. Ricordo, d’altro canto, che l’OCF, prima del varo della normativa di regolamentazione della cd. Fase 1, ebbe anche a proclamare un’astensione dalle udienze di ben 20 giorni lamentando, a giusta ragione, un pericolosissimo sovraffollamento dei corridoi e degli spazi comuni del Tribunale. Quindi, così come prescritto dalla normativa vigente, ho avviato l’interlocuzione con i Direttori generali delle Asl di Caserta e di Napoli 2 Nord, dott. Ferdinando Russo e dott. Antonio D’Amore con cui c’è stata una stretta sinergia, insieme ovviamente al COA di Napoli Nord, presieduto dall’Avv. Mallardo, con cui si è avviata una fattiva collaborazione sin dall’inizio della crisi epidemiologica. Buona parte dei processi è stata celebrata da remoto in modo tale da evitare il sovraffollamento delle aule. In particolare, per quanto riguarda il settore penale, d’intesa con la locale Procura, il COA e la Camera penale, sono stati varati ben tre protocolli – di cui uno per le convalide degli arresti ed uno per i giudizi direttissimi – che hanno consentito il collegamento con imputati detenuti senza procedere alla relativa traduzione. Anche per il settore civile abbiamo varato con il COA di Napoli Nord un protocollo generale, uno per il settore famiglia (separazioni, divorzi e tutto ciò che riguarda la volontaria giurisdizione) ed uno, infine, per le cause di lavoro e previdenziali. Tutto ciò ha consentito la trattazione di una rilevante percentuale di giudizi contenendo al contempo gli afflussi fisici con la regolamentazione anche degli accessi degli Avvocati alle cancellerie tramite prenotazione telefonica».

Di cosa necessita il Tribunale di Napoli Nord?

«Il Tribunale, che registra un bacino di circa un milione di utenti, necessita di una pianta organica sia del personale di magistratura che di cancelleria adeguata. Il Presidente dott.ssa Garzo ha già da tempo inoltrato al Ministero della Giustizia le richieste di aumento delle piante organiche supportandole da statistiche quanto mai significative per questa questa realtà che merita attenzione. Il Tribunale è d’alro canto un vero presidio di legalità, fondamentale sul territorio, e sono convinto che la risposta sarà positiva».

Quali risultati avete raggiunto nella trasmissione del messaggio di legalità ai giovani di questo territorio e cosa rappresenta il tribunale per questi comuni?

«Prima dell’emergenza Covid, questo Tribunale ha più volte ospitato alunnni e docenti di istituti scolastici del circondario ed ha organizzato con la ANM locale delle giornate della legalità, proprio perché c’è una grande sensibilità ed apertura verso le nuove generazioni. Infatti è fondamentale che i giovani, i quali sono colpiti dalla sopraffazione e dalla prepotenza della criminalità organizzata, ma anche confusi da modelli negativi apparentemente vincenti, si avvicinino aI “mondo della giustizia” e comprendano appieno il messaggio culturale di legalità con adesione convinta al rispetto delle regole, fondamento imprescindibile di un solido sviluppo sociale ed economico e di un futuro di libertà e civile convivenza. Ritengo che si possa fare molto con il lavoro giudiziario e la risposta più idonea – per quanto ci compete – risiede nel dare più efficienza possibile alla macchina giudiziaria. Potremo tuttavia assicurarla solo se avremo qualcosa in più per quanto concerne le risorse umane e anche dal punto di vista strutturale, perché questo è un Tribunale dove le pendenze complessive sono in aumento ed, in particolare, dove i processi di criminalità organizzata sono in crescita. Inoltre siamo ancora costretti a celebrare processi con molti imputati presso il Tribunale di Napoli o di Santa Maria Capua Vetere, anche se ci sono dei progetti già approvati per la realizzazione di aule ed edifici più adatti, anche per il G.d.P. e gli Ufficiali giudiziari. Tra l’altro, per una serie di fortunate circostanze possiamo dire che ad Aversa si potrebbe creare una vera e propria cittadellagiudiziaria perché ci sono spazi al di là dei muri di recinzione del Castello Aragonese che sono già di proprietà statale. Si tratta soltanto di ripartire dopo l’emergenza COVID e mi auguro che il Ministero della Giustizia investa sul Tribunale di Napoli Nord perché il ritorno sarebbe enorme in termini socio-culturali: c’è una gran parte della popolazione che soffre il pizzo e l’usura e tantissimi vivono di lavoro “nero”. Quest’ultimo è una vera piaga, lavoro “nero” significa sfruttamento ed allontana i giovani dal nostro territorio».

È stato un periodo di profonda riflessione anche familiare ed intrafamiliare, ci sono stati tanti casi di violenza domestica ed il Governo ha abilitato un apposito numero verde per segnalare queste violenze. Lei ha riscontrato questi fenomeni?

«Il pericolo concreto era nella coabitazione forzata dovuta al lockdown, che poteva portare ad un aggravarsi di queste purtroppo frequenti situazioni di violenza domestica. Io ho fissato delle udienze straordinarie così come altri Colleghi. Il numero verde è sicuramente servito, ma anche noi giudici, proprio perché consapevoli della gravità del fenomeno, abbiamo dato priorità alle cause penali da cd. “codice rosso” ed alle cause di separazione già avviate».

di Antonio Casaccio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N° 207
LUGLIO 2020

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