Don Mimmo Battaglia scrive ai giornalisti: “Più spazio alla cronaca bianca”

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L’arcivescovo di Napoli ha indirizzato una lettera ai giornalisti invitandoli a «conoscere ed esaltare il tanto bene e la tanta bellezza che c’è nel mondo»

 

La lettera inizia con un ringraziamento ai giornalisti per il loro lavoro di cronaca e denuncia del marcio che c’è nella società. Don Mimmo cita il giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla mafia nel 1985 ed il teologo protestante Karl Barth, vissuto nel secolo scorso, che raccomadava ai credenti, perché la loro fede fosse incarnata nel tempo, di “tenere in una mano il Vangelo e nell’altra il giornale”. La Chiesa ritiene fondamentale la comunicazione: il Vangelo stesso è definito la “Buona Notizia”. E il prelato invita i giornalisti a raccontare, accanto agli inevitabili fatti di cronaca nera, anche le belle notizie: «Lungi da me l’intenzione di invitarvi a parlare meno delle tante notizie brutte che ogni giorno si affacciano sul nostro presente, però con voi vorrei domandarmi se non sia il caso di dare più spazio alla cronaca “bianca” facendo conoscere ed esaltando il tanto bene e la tanta bellezza che c’è nel mondo, iniziando dalla nostra città». E diventa lui stesso narratore di alcuni incontri avuti a Napoli: «Che bello ascoltare la vicenda del piccolo Luigi, che dopo aver perso qualche mese fa la sua mamma, si è ritirato da ogni rapporto sociale chiudendosi in se stesso fino al giorno in cui, grazie all’insistenza del suo papà si è iscritto all’oratorio estivo tornando a sorridere, a divertirsi, condividendo le tante grida di gioia con i suoi coetanei ma anche qualche lacrima di dolore con gli educatori, liberando finalmente il cuore e dando sfogo alla sua sofferenza, unico modo per ritrovare la via della serenità e della speranza. Che gioia poter parlare al telefono con Lina, che nonostante gli impegni della maturità non si è sottratta nell’aiutare l’equipe educativa di cui è membro nella preparazione del campo estivo, raggiungendo i suoi ragazzi nelle pause di studio e vivendo con trepidazione l’attesa di ascoltare ogni giorno il concerto delle loro urla divertite appena l’esame sarà concluso; nelle sue pause avrebbe potuto tuffarsi nel mare della nostra Napoli ma ha preferito immergersi nell’unico oceano sconfinato che bagna la nostra terra: il cuore dei bambini!».

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Il teologo protestante Karl Barth

La lettera è stata scritta la settimana scorsa, quando l’arcivescovo era in isolamento per aver contratto per la seconda volta il covid e pubblicata ieri sul sito della diocesi di Napoli. E si conclude con un invito accorato a raccontare le tante cose belle della città che possono risollevare il cuore «di chi geme nel vedere la comunità sociale gemere sotto il peso del malaffare, della criminalità, della corruzione e dell’indifferenza. Abbiamo tutti bisogno di racconti di luce, di storie di bellezza, di profezie del bene. E la nostra Napoli ne è piena. Se ne volete subito una prova non richiesta, basterebbe una passeggiata tra i tanti oratori estivi, che vi confermerebbe quanto vi dico in un batter d’occhio. E darebbe sollievo alla vostra penna e speranza ai vostri lettori. Grazie amici giornalisti, grazie per quello che fate attraverso le pagine dei giornali, gli schermi delle televisioni, la rete internet con i tanti siti di informazione che contiene. Siate sempre più avversari dell’assurdo e profeti del significato, nemici di ogni male e amici fedeli di ogni bene!».

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