Don Ciotti ricorda Falcone: “Memoria si traduca in responsabilità e impegno”

Premio Letterario
Don Luigi Ciotti (Foto di Carmine Colurcio)

Erano le 17.57, esattamente 28 anni fa. 23 maggio 1992. In Sicilia, per la precisione a Capaci, piccolo comune in provincia di Palermo, la mafia metteva in atto l’attentato che toglierà la vita al Magistrato antimafia Giovanni Falcone, passato alla storia come Strage di Capaci.
Pensavano di incutere, così, timore, di cancellare i principi di chi vive la propria vita detestando tutto ciò che riguarda la criminalità organizzata.
Si illudevano di far desistere chi, come Falcone e Borsellino, avesse idea di combattere frontalmente la mafia.
Pensavano di vincere la guerra, ma a volte battaglie il cui esito sembra così negativo e deludente, nascondono glorie diverse da quella della schiacciante vittoria.

La mafia è ancora viva. Gestisce ancora ampi traffici, incute timore, produce criminalità. Ma Falcone, Borsellino e i tanti martiri che hanno incontrato la morte combattendola non sono stati dimenticati.

Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, il 23 maggio 1992, guadagnarono l’appellativo di eroi, esempi illustri di servitori dello Stato e vittime sacrificate sull’altare di una lotta aspra e frontale con cui il bene stava seriamente spaventando il male. Forse come non mai.

“Le mafie non sono invincibili perché, come ogni fatto umano, hanno un inizio e una fine” diceva Giovanni Falcone e ripete, nel commemorare il tragico evento, Don Luigi Ciotti.
Come suo solito, il fondatore dell’Associazione Libera – attraverso il Canale YouTube e il sito ufficiale – ha diramato un messaggio di speranza, ma che dà anche grande responsabilità ad ognuno di noi. “Diciamo con forza che non basta scrivere le leggi nei codici se prima non le abbiamo scritte nelle nostre coscienze perché sono troppo le coscienze passive, un po’ addomesticate che trasformano la legalità in qualcosa di strumentale, malleabile, calibrata a seconda degli interessi.”

Un invito anche alla coerenza, se vogliamo, al principio di legalità che viene inneggiato in ogni dove, ma che nel concreto a volte sembra usurpato proprio da chi si erge a paladino della stessa. Giustizia sociale, diritti, educazione, cultura, politiche sociali, lavoro: non può esserci legalità senza civiltà, non può esserci reale legalità se non sono promossi e tutelati questi punti. Anche questa è lotta alla mafia. Concreta e semplificata, ma dagli effetti stupefacenti se promossa in massa. Combattere la criminalità organizzata significa anche – da parte dello Stato – garantire la tutela di questi valori e – da parte dei cittadini – custodirli e difenderli.

“Le mafie non sono invincibili perché, come ogni fatto umano, hanno un inizio e una fine”, abbiamo detto all’inizio citando Falcone. E’ proprio con una forte speranza nel cuore che vogliamo vivere questo giorno di viva commemorazione. Una speranza che non attenda gli effetti passivamente, ma che costruisca la vittoria su un male così dannoso quotidianamente, con impegno e voglia di mettersi in gioco di chi non si lascia indurire da egoismo, sete di denaro e di potere.

“Persone sensibili al sogno e all’utopia e a tutto ciò che trascende i confini di un Io sempre più’ facile preda dei demagoghi e degli spacciatori di illusioni.”

Non siamo in un’epoca di stragi così “mediatiche” come quella di Capaci o di Via D’Amelio. Forse la criminalità organizzata – dopo Falcone e Borsellino – ha capito che i suoi atti più che intimidire consegnavano alla gente eroi ed esempi da seguire. Ma la mafia, ripetiamo, è ancora viva. Per sconfiggerla “abbiamo bisogno di una memoria viva che si traduca tutti i giorni in responsabilità e impegno. Dobbiamo trasformare la memoria del passato in un’etica del presente”. 

Giorni come questo, quindi, oltre che per commemorazioni, eventi, ricordi, post social e trasmissioni ad hoc, servano, realmente, a scuotere le nostre coscienze. Ci ricordino la nostra immensa responsabilità in questa difficile lotta. Servano a ricaricarci per combattere quotidianamente il concetto stesso di criminalità organizzata, di mafia e di tutto ciò che ruota intorno a questo mondo. Senza rese, senza egoismi, senza scoraggiamenti.
“Abbiamo bisogno di un mondo dove l’amore sia elemento fondamentale della vita e sia inseparabile dal sentimento di giustizia e dalla volontà di costruire una società con molto meno Io e molto piu’ Noi.

Ecco l’intervento di Don Luigi Ciotti:

di Angelo Velardi

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