Tanti artisti hanno camminato sul suolo campano, ma non conosciamo la storia di tutti, neanche le opere. Spesso quasi ignoriamo la provenienza di un’opera che ci ha colpito, non andiamo a fondo e guardiamo solo la sagoma, cercando di capire cosa volesse dirci l’autore.

A me è capitato, durante una visita al Louvre di Parigi, di guardare solo le figure dei quadri, senza capire chi li avesse dipinti, chi avesse impegnato così tanta fatica nel lasciare un messaggio attraverso le immagini. Solo con un bozzetto che si trovava lì, capitò di leggere il nome dell’artista e la provenienza del bozzetto.

Quell’artista era di Capodrise (CE), il Domenico Mondo che di rado avevo sentito nominare a scuola, proveniente dal mio stesso piccolo paesino, occupava incredibilmente un posto al Louvre.

Ebbene mi sono messa alla ricerca di questo artista, ed ho scoperto, con sorpresa, che esiste ancora oggi la casa di Domenico Mondo a Capodrise e non dista nemmeno 200 m da dove abito.

Il palazzo, ora casa-museo privata, fu decorato dallo stesso Mondo e rappresenta un esempio di architettura locale con transizioni stilistiche tra il gusto barocco e quello neoclassico. Tali variazioni sono riscontrabili sulla facciata principale e nei partiti decorativi di balconi e finestre del primo piano. Racchiuso tra le mura del palazzo vi è un piccolo cortile-giardino all’inglese, dove si alternano elementi naturali e artificiali, tra cui grotte, ruscelli, alberi secolari, cespugli, pagode, pergole, tempietti e rovine.

 

 

Domenico Mondo (1723-1806) nacque a Capodrise, presso Caserta. Sin da giovane fu indirizzato alla pittura e, attraverso contatti con pittori della cerchia di Francesco Solimena, proprio nella prolifica bottega di quest’ultimo il Mondo si formò.

Gli anni in cui il M. frequentò la bottega di Solimena sono quelli del ritorno del maestro alla grande tradizione della pittura barocca napoletana, dopo un lungo periodo di avvicinamento al classicismo romano. Il «tenebrismo» e la pittura fortemente macchiata di questa fase estrema della produzione di Solimena caratterizzano le prime prove del Mondo. Del 1747, anno di morte del maestro, è la pala con S. Marco e la Fede nella chiesa di S. Andrea a Capodrise; per lo stesso edificio, sua chiesa parrocchiale, il M. eseguì negli anni successivi altre tre pale d’altare.

Al principio del sesto decennio è databile l’Assunzione della Vergine in S. Maria Assunta a Recale, ancora nel Casertano.

Quel che è più attraente del M. sono i suoi studi a penna, il cui effetto estremamente pittorico dichiara una spiccata vocazione per il momento puramente inventivo, ovvero per quella fase del processo creativo cui l’artista sembra essere stato più interessato. È verosimile che egli concepisse almeno parte dei suoi disegni come opere fini a se stesse e non come semplici studi preliminari a un dipinto. L’originalità e l’eleganza dello stile grafico del M. fanno di lui, a buon diritto, «il più brillante dei solimeneschi napoletani»

Con la morte del padre, nel 1761, iniziò per il M. un periodo di difficoltà economiche che lo accompagnarono fino alla morte. Almeno in parte, queste dovettero essere conseguenza di scelte non troppo oculate.

All’inizio dell’ottavo decennio il M. ottenne finalmente alcuni importanti riconoscimenti ufficiali: nel 1771 fece il suo ingresso nella Reale Accademia del disegno; l’anno seguente Vanvitelli lo chiamò a lavorare nel Palazzo reale di Caserta. Il nostro Francesco Mondo sottoscrisse, inoltre, il contratto relativo all’esecuzione di una serie di tele destinate alla chiesa dell’Annunziata a Marcianise, affrescò il Trionfo delle armi borboniche sostenute dalle Virtù sulla volta del salone degli Alabardieri nella reggia casertana, composizione alquanto farraginosa la cui elaborazione è documentata da diversi studi grafici e da un bozzetto, oggi, al Louvre di Parigi.

di Flavia Trombetta

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