Domenico Moccia: credere nel proprio talento

Martedì pomeriggio, settembre si avvia verso la conclusione. Esco indossando un jeans lungo per tenere al caldo le gambe, nell’aria c’è profumo di autunno. Eppure fatico a rimanere asciutto: sarà la tensione. Ho appuntamento con Domenico Moccia, un ragazzo massiccio che a primo impatto intimorisce.
Non mi meraviglio quando mi racconta del suo passato da pugile e non mi meraviglio neanche di quando mi racconta delle sue vittorie. Ma mi basta osservare il suo sorriso gioviale ed i suoi modi cortesi per capire che mi trovo di fronte ad una persona gentile. E pochi minuti di conversazione mi aiutano anche a fiutarne il talento.
Domenico Moccia è un attore. Da circa un anno studia alla Napoli Film Accademy e ha già ottenuto dei ruoli in: Gomorra 4, La paranza dei bambini, Ultras, inoltre ha partecipato alla realizzazione della clip musicale diretta da Francesco Lettieri per Liberato “We come from Napoli”. Durante la quarantena si è reinventato sceneggiatore e dalla sua fantasia è nato Le radici, un cortometraggio sullo sradicamento forzato.

Da dove nasce l’idea di “Le radici”?

«Ho sempre avuto molte idee. Durante la quarantena ho provato a metterne una per iscritto. Quando è uscito il film “Ultras” i miei amici mi hanno scritto per farmi i complimenti, tra questi c’era anche quello di una ragazza di Milano che non sentivo da diversi anni. Io già stavo scrivendo un personaggio simile a lei, ma dopo aver ricevuto il suo messaggio ho pensato di ispirarmi proprio a lei in prima persona.
Così le ho proposto di recitare il ruolo della protagonista e lei ha accettato. Il resto dei personaggi li ho costruiti ispirandomi alle caratteristiche reali delle persone che avrei voluto nel cast. Quando poi gli ho chiesto di partecipare, si sono dimostrati entusiasti e hanno apprezzato la storia. Purtroppo, per motivi di diritti di immagine legati al suo lavoro, ho perso la protagonista pochi giorni prima dell’inizio delle riprese. Ma ho avuto la fortuna di incontrare un’altra ragazza, non un’attrice di professione, che mi ha convinto».

Qual è la trama del cortometraggio?

«Le radici” racconta la storia di una ragazza che non riesce a godersi la vita perché si sente fuori posto. La protagonista ha vissuto a Napoli fino all’età di sette anni, ma è stata costretta a trasferirsi quando la madre trova lavoro in un’altra città d’Italia (non identificata ndr.). Vedendo sua figlia afflitta, la madre le consiglia di fare una vacanza nel luogo in cui è nata e ha vissuto parte della sua infanzia. Ho pensato a lei come ad una pianta sradicata da un vaso e messa in un vaso troppo stretto che le impediva di mettere radici. E solo il suo ritorno a Napoli la aiuterà a trovare stabilità e fiorire».

Sei stato supportato da una produzione o ti sei autofinanziato?

«Tra uno dei miei colleghi di accademia c’è un ragazzo che aveva tutti i materiali di produzione perché gestisce una piccola compagnia di produzione. Lui ha creduto nel progetto e mi ha voluto appoggiare. Inoltre ho collaborato anche con Antonio Librera, che si è occupato della regia».

Parliamo del tuo lavoro d’attore. Ci puoi raccontare un aneddoto di quando ti sei trovato sul set delle produzione a cui hai partecipato?

«La mia storia nel cinema è cominciata in modo strano. Io vengo dal mondo del pugilato, ho vinto due titoli italiani e la mia vita era concentrata sullo sport. Insieme a mio padre gestivo e gestisco ancora un’officina, ma le mie giornata erano spente, cercavo qualcosa in più.
Tramite un amico partecipai ad un provino per un ruolo in cui era richiesta abilità nel manovrare le armi. Essendo io un appassionato di softair e avendo dimestichezza, appunto, con le armi ad aria compressa, decisi di partecipare. Venni scelto, ma subito dopo decisi di accantonare il sogno cinematografico. Un giorno, però, mi ha chiamato Stefano Moffa, il casting director che mi aveva scelto per “Gomorra”.
«Ciao, sono Stefano», mi dice. Io lavoro in un’officina e davanti a me avevo tante auto.
La prima cosa a cui ho pensato è di essere al telefono con un cliente e infatti gli ho chiesto quale fosse la sua di auto. Abbiamo riso dell’equivoco non appena mi sono reso conto. Grazie a quella chiamata ho preso parte alle riprese di “Gomorra – la serie”».

di Marco Cutillo
Ph. Daria Miselli

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°210
OTTOBRE 2020

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