informareonline-divodonne

“Divodonne”: la certezza di esserci

Domenico Mallardo 17/03/2021
Updated 2021/03/17 at 7:44 PM
4 Minuti per la lettura

Dopo l’inaugurazione del centro di aggregazione DIVODONNE avvenuto lo scorso 8 marzo in occasione della festa della donna, abbiamo incontrato la “Dottoressa Franca Esposito”, Presidente del Centro al quale abbiamo rivolto alcune domande sulla nuova realtà e il suo funzionamento.

Indice
Come nasce l’idea di creare questo centro di aggregazione e perché?Lo strumento che vogliamo adottare nel centro DIVODONNE, è la prevenzione primaria, e non arrivare che a carico delle donne si consumimo l’atto di violenza o l’atto deviante. Preparare le donne a saper intercettare qualsiasi provocazione o atteggiamento che provenga dal suo interlocutore. Andando oltre, il lavoro che vogliamo fare non è rivolto specificatamente alle donne ma accoglie anche uomini vittime di violenza o donne vittime di altre donne, il centro apre le porte a tutti coloro che ne fanno richiesta senza distinzione».Qual è il vostro territorio di riferimento e quali attori sono coinvolti?«Il territorio di riferimento è quello di Marigliano e dei Comuni limitrofi dell’agro-nolano, ma l’obiettivo ambizioso è quello di creare una rete di centri di aggregazione e sportelli di ascolto DIVODONNE su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo una pluralità di soggetti pubblici e privati, con l’intento di rispondere alle tante richieste di aiuto e fornire strumenti e servizi a questa piaga sociale. Altro capitolo riguarda le vittime alle quali viene riservato uno speciale programma di protezione. Una volta che viene ufficializzato la presa in carico da parte della Magistratura, si attivano i canali della nostra rete di organizzazioni. Ad oggi già sono diverse le donne alle quali è stata garantita una protezione per questo tipo di violenza, le stesse grazie alla rete sono state collocate in una casa protetta in Sardegna».
Come nasce l’idea di creare questo centro di aggregazione e perché?

«L’idea nasce dall’esigenza di dare voce alle donne del territorio, la struttura vuole essere un punto di aggregazione, oltre ad essere un laboratorio di idee. Infatti, molte donne potranno esprimere le loro passioni attraverso attività di lettura, canto, scrittura, di poesie. Tutto questo, oltre ad essere un esercizio terapeutico, servirà a far liberare energie positive a quelle donne a cui, per vari motivi, è stato impedito.

Il centro nasce per rispondere ai bisogni di tutti quei soggetti vittime di violenza domestica e violenza di genere, attraverso il supporto di figure professionali, le quali possono essere di aiuto alle tante richieste inascoltate e alle tante problematiche quotidiane, e il cui scopo è quello di prevenire la violenza».

Dottoressa, quali sono gli strumenti d’intervento che adottate?

«La nostra prima strategia d’intervento è l’accoglienza in generale, l’ascolto attivo di tutte quelle persone che ne fanno richiesta. Si andrà a valutare il contesto in cui vivono, quello lavorativo, scolastico, individuando la tipologia di problematica di aiuto, ovvero sia problemi legati alla sfera relazionale con il marito/compagno, ad un parente con patologie gravi, o a forme di dipendenza da sostanze, oppure di ludopatia.

Lo strumento che vogliamo adottare nel centro DIVODONNE, è la prevenzione primaria, e non arrivare che a carico delle donne si consumimo l’atto di violenza o l’atto deviante. Preparare le donne a saper intercettare qualsiasi provocazione o atteggiamento che provenga dal suo interlocutore. Andando oltre, il lavoro che vogliamo fare non è rivolto specificatamente alle donne ma accoglie anche uomini vittime di violenza o donne vittime di altre donne, il centro apre le porte a tutti coloro che ne fanno richiesta senza distinzione».
Qual è il vostro territorio di riferimento e quali attori sono coinvolti?
«Il territorio di riferimento è quello di Marigliano e dei Comuni limitrofi dell’agro-nolano, ma l’obiettivo ambizioso è quello di creare una rete di centri di aggregazione e sportelli di ascolto DIVODONNE su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo una pluralità di soggetti pubblici e privati, con l’intento di rispondere alle tante richieste di aiuto e fornire strumenti e servizi a questa piaga sociale. Altro capitolo riguarda le vittime alle quali viene riservato uno speciale programma di protezione. Una volta che viene ufficializzato la presa in carico da parte della Magistratura, si attivano i canali della nostra rete di organizzazioni. Ad oggi già sono diverse le donne alle quali è stata garantita una protezione per questo tipo di violenza, le stesse grazie alla rete sono state collocate in una casa protetta in Sardegna».

di Domenico Mallardo

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *