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TikTok: gli stati occidentali hanno paura della Cina

Sara Marseglia 07/03/2023
Updated 2023/03/07 at 10:36 AM
4 Minuti per la lettura

Nell’ultimo mese tutti i governi occidentali sono stati impegnati con la decisione di imporre il divieto di usare TikTok ai propri funzionari. Questo conflitto mediatico, per ora, si è risolto in una decisione concreta inizialmente negli Stati Uniti, per poi diffondersi. Al centro del dibattito vi è, in sostanza, la tematica della sicurezza dei personal data, particolarmente sensibili nel caso di dipendenti statali.

L’inizio della battaglia di TikTok negli Stati Uniti

Già dal lancio della piattaforma cinese, gli Stati Uniti avevano iniziato a sottolineare la pericolosità dell’app. Il rischio maggiore sarebbe quello di mettere a disposizione i propri dati ad un governo “ostile” che potrebbe usarli a suo vantaggio. Così, il 28 febbraio, gli Stati Uniti hanno sancito che i dipendenti federali avranno 30 giorni per disinstallare TikTok. Decisione che non soddisfa alcuni repubblicani, per cui l’app dovrebbe essere bandita addirittura per tutti i privati. Ciò è dovuta al legame tra ByteDance, l’azienda sviluppatrice, e il regime di Pechino. Ovviamente la risposta cinese non ha tardato ad arrivare. “In quanto maggiore potenza mondiale, hanno tanta paura di un’app che piace ai giovani, sono troppo poco sicuri”. È quanto ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese Mao Ning, sminuendo non di poco la posizione statunitense.

Il divieto di usare TikTok arriva in Italia: tocca alle pubbliche amministrazioni

Quanto accaduto negli Stati Uniti, ha generato una vera e propria reazione a catena. Buona parte dei governi occidentali hanno adottato provvedimenti più o meno simili a quello degli USA. In Italia, la decisione ricade sul ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo. Quest’ultimo ha dichiarato la necessità di intervenire in tempi brevi, dato che ne vale la sicurezza nazionale. Non sono mancate però le polemiche, in particolare dell’ex premier Salvini che si è detto contrario ad ogni tipo di censura nei confronti dell’app.

TikTok ha risposto alla presa di posizione italiana tramite il suo portavoce per il Sud Europa. “I dati degli utenti italiani, così come quelli europei, non sono conservati in Cina ma negli Stati Uniti e Singapore e presto all’interno dell’Unione Europea nel data center irlandese. Così come dichiarato pubblicamente più volte, il governo cinese non ha mai chiesto l’accesso ai dati dei nostri utenti e laddove dovesse non li condivideremmo”. Sono le parole di Giacomo Lev Mannheimer al ministro Zangrillo.

La decisione sovranazionale degli organi europei

La settimana scorsa anche le istituzioni europee si sono inserite in questo dibattito, allineandosi alla posizione statunitense. Il fatto che questa decisione colpisca anche l’UE lascia intendere la rilevanza da un punto di vista strategico che la Cina le attribuisce. Così è nata la decisione di imporre il divieto di usare TikTok ai dipendenti della Commissione europea. Thierry Breton, commissario per il mercato interno, ha affermato che “la Commissione europea è un’istituzione e come tale ha un forte focus sulla protezione della sicurezza informatica“. Segue la decisione analoga, di qualche giorno fa, per quanto riguarda i membri del Parlamento europeo, anche per i profili privati.

Ma cosa c’è di pericoloso? TikTok utilizza la mappatura degli smartphone: geolocalizzazione, dati sensibili, altre app scaricate sono tutte informazioni a cui il colosso cinese può accedere. A ciò si aggiunge l’accesso a microfoni e telecamere, con i relativi dati. Appare quindi ovvio che a nessun governo occidentale vada a genio l’idea di mettere i dati dei propri funzionari a disposizione di un paese con cui i rapporti sono così complessi. La svolta occidentale nei confronti dell’app è stata piuttosto brusca, non resta che aspettarne l’evoluzione.

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