Disturbi alimentari e quarantena

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Gli effetti di questa destabilizzante quarantena sugli uomini, barricati in casa per la quarta settimana di seguito, non stanno tardando ad emergere, permettendoci di osservare molteplici tipi umani. C’è chi compra dieci quadratini di lievito e venti pacchi di farina, chi cerca di vivere la vita di sempre, chi sforna ogni giorno un dolce diverso, perché forse non abbiamo mai avuto così tanta vita a disposizione.

Tuttavia, è stato ripetuto più volte: casa non è sinonimo di sicurezza e serenità per tantissime persone. Per le donne vittime di violenza e per i propri figli, per le coppie che stanno insieme per abitudine. Per chi cerca di stare il più possibile lontano dal proprio armadio e da tutti gli scheletri che nasconde.

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Disturbi alimentari

Il problema principale è l’immobilità, la staticità. Una vita intensa, attiva e dinamica, anche la banale possibilità di fare quattro passi, sono infatti fondamentali per il benessere fisico e psichico di tutti. Diventano tuttavia fattori vitali, quasi una medicina per chi combatte ogni giorno con un disturbo del comportamento alimentare. Molto spesso sottovalutati e considerati semplicemente indice di negligenza, i DCA sono delle patologie caratterizzate da un’alterazione del comportamento alimentare. Risultano fra le principali cause di morte, soprattutto fra gli adolescenti, vittime di se stessi e di una cultura che li vuole plasmati in serie con dei fisici da passerella, anche a costo della vita.

Sebbene la nostra società sia ancora distante anni luce dalla giusta attenzione che questi disturbi meritano, i ragazzi, oggi, hanno la possibilità di sfruttare l’ambivalenza dei social. Da un lato, sono questi certamente le piazze che contribuiscono maggiormente al dilagare di queste problematiche, innescate spesso da fenomeni quali il cyberbullismo. Dall’altro, offrono la possibilità di entrare in contatto con chi ha già affrontato un problema simile, capace, per questo, di infondere coraggio, di trasmettere l’idea che non sia mai troppo tardi e che si possa essere abbastanza forti da uscirne.

 

Ed è proprio quello che fa Marica. Il suo blog, La Vie Est Fit , è un vero e proprio inno al benessere culinario: piatti leggeri, bilanciati, salutari e molto semplici da preparare. Dietro la sua cura un lavoro meticoloso, ma soprattutto una storia, che Marica ha scelto di raccontare in un video (link: Disturbi alimentari e quarantena: come la sto vivendo) pubblicato qualche giorno fa. Un tentativo di essere d’aiuto a chi, intrapreso un percorso di riabilitazione, si è ritrovato a dover affrontare una pandemia globale che potrebbe dare la stoccata definitiva alle persone più fragili.

Isolamento sociale

La questione di fondo sta nell’idea che la possibilità di evadere dalla propria realtà sia fondamentale per chi sta affrontando un percorso di riabilitazione da un DCA. Certamente la quotidianità contribuisce all’attività fisica giornaliera che, abbinata ad una sana alimentazione, è da considerare la base più solida per riprendere in mano la propria vita. Ma non è questo l’unico motivo.

In realtà il problema è che il suo esatto opposto, l’isolamento, è una delle conseguenze più comuni e dolorose di questo tipo di disturbo. Il senso di vergogna che si impossessa della mente di chi ne è affetto è assolutamente totalizzante e irrazionale. Avvolge e opprime le vittime, portandole a barricarsi nel proprio microcosmo per evitare sguardi e risatine dei passanti, talvolta frutto soltanto della propria immaginazione. È una sensazione difficile da descrivere: una sorta di implosione continua, logorante e silenziosa. Spegne al punto da non riuscire neanche più a piangere.

Eppure, se da un lato il rifiuto della socialità sembra l’unica via d’uscita dal dolore, dall’altro lato è proprio la capacità di combattere questo impulso irrazionale a permettere di riprendere in mano la propria vita. L’obiettivo è arrivare finalmente a scrollarsi di dosso la sensazione di essere, fra un gruppo di persone, un pesce fuor d’acqua con tutti gli sguardi di scherno puntati addosso.

Disturbi alimentari e quarantena

E certamente una diversa percezione del proprio corpo, raggiungibile attraverso un radicale cambiamento del proprio stile di vita, aiuta in questo. Alla fine ci si abitua alla propria nuova quotidianità, la si apprezza, e vedersela sottrarre è terrificante. Sembra non esserci più nulla ad impedire una regressione alle vecchie abitudini.

“L’equilibrio è veramente difficile da raggiungere. E significa stare su una fune a cento metri di altezza senza un materasso sotto. Perderlo è un attimo”.

Basta una piccola spinta. Anche una semplice battuta su quanto si ingrasserà nel periodo di quarantena potrebbe essere fuori luogo. Perché c’è chi teme di ingrassare e di non trovare più la forza per dimagrire. La strada da percorrere prima di riuscire finalmente a scorgere uno spiraglio di luce è veramente lunga e tortuosa. E, una volta usciti, si diventa paradossalmente consapevoli del fatto che non se ne uscirà mai del tutto. Poi, però, ci si ferma un attimo e ci si volta indietro a guardare chi si era un tempo, tutte le paure superate, tutti i cambiamenti affrontati. E si capisce che, in fondo, va bene così

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