Disoccupazione intellettuale e povertà educativa, intervista al prof. Russo

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Il Prof. Paolo Russo interviene sul valore e i disagi della cultura odierna

Questa volta ci confrontiamo con un ex docente universitario di Pedagogia generale e sociale e Pedagogia dei fenomeni sociali e interculturali. Inutile dire che ha al suo attivo numerosissime pubblicazioni e ha svolto una costante attività di ricerca. Dal 1993 dirige una Collana di Scienze dell’educazione presso la Casa Editrice Garigliano di Cassino, e dal 1997 la Collana intitolata Scienza e Società presso la Casa Editrice Franco Angeli di Milano. È direttore dell’Ufficio Socialità e Lavoro della Diocesi di Sessa Aurunca e dal 2015 è presidente del Centro Studi Sociali Tommaso Moro.
Il prof. Russo non si è mai fermato.

Prof. Russo, Lei si è sempre occupato di educazione, partiamo da questo importantissimo concetto, ci spieghi a che punto di sviluppo è la ricerca sull’educazione?

«L’educazione rappresenta l’attività umana più complessa, più diffusa, più continua che ci sia: essa ci riguarda tutti, in tutte le fasi della vita; altrettanto ricca e complessa è la realtà delle scienze che studiano l’educazione per comprenderne i meccanismi e per promuoverne la migliore realizzazione possibile, nei vari contesti in cui l’uomo nasce e si sviluppa, si educa e si forma. Quindi, la ricerca sull’educazione ha raggiunto livelli molto avanzati, ma che mai si possono considerare definitivi o conclusi, poiché l’educazione è per sua natura un processo sempre in divenire. Allo stato attuale, il punto di arrivo della ricerca sull’educazione possiamo identificarlo nel concetto di inclusione, per cui, dalla scuola aperta a tutti, la nostra società scommette sulla scuola inclusiva, impegnata ad assicurare a ciascun alunno il successo formativo: un grande traguardo, ma difficile!».

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La qualità dell’istruzione nella scuola per tutti, è il titolo di un suo testo, cosa intende per qualità dell’istruzione, soprattutto oggi?

«La qualità è un’esigenza costante di ogni azione umana e, come possiamo constatare anche attraverso la storia dell’educazione e dell’istruzione, essa è sempre alla base della ricerca scientifica sull’educazione e dell’attività del Legislatore del sistema di istruzione.
Il libro curato da me, che lei ricorda, raccoglie gli Atti di un importante convegno che si tenne a Cassino nei giorni 28-30 gennaio 1999 e che ebbe come tema, appunto, “La qualità dell’istruzione nella scuola per tutti” con la finalità di elaborare un consuntivo del dibattito sul problema della qualità dell’istruzione nella scuola per tutti. Secondo me, c’è piena continuità tra il modo in cui si concepiva allora il requisito della qualità ed il modo in cui ancora dev’essere concepito ora: la qualità riguarda sempre l’efficacia del processo educativo rispetto agli obiettivi che sono ad esso assegnati dal Legislatore e il raggiungimento dei risultati formativi attesi. Se la scuola non riesce ad assicurare a tutti ed a ciascun alunno una istruzione di qualità, significa che essa viene meno alla missione che la Costituzione ed il Legislatore ordinario le assegnano, che è, sostanzialmente, quella di dare fondamento e realizzazione ai princìpi di eguaglianza e di equità sociale».

La sua riflessione teorico-pedagogica ha riguardato soprattutto la natura, la funzione ed il ruolo della scuola nella società contemporanea. Che ruolo occupa, dunque, la scuola nella nostra società?

«Nella società della conoscenza, della tecnica, della scienza, della globalizzazione il ruolo della scuola è, ovviamente, centrale e decisivo. Dobbiamo anche riconoscere che il sistema scolastico e formativo italiano ha raggiunto livelli di grande rilievo, certamente in grado di competere con i grandi paesi del mondo. Tuttavia, dobbiamo registrare almeno due punti deboli molto gravi: la disoccupazione intellettuale, che il sistema ancora produce in grande quantità, e la dispersione e povertà educativa, che non solo non arretrano, ma anzi aumentano di anno in anno, contraddicendo proprio la prospettiva dell’inclusione, che il Legislatore degli ultimi decenni ha posto come finalità fondamentale del sistema formativo».

Lei è il Presidente del Centro Studi Tommaso Moro, una Sua creatura, quali sono le finalità?

«In verità, il Centro Studi Tommaso Moro è una creatura di Mons. Orazio Francesco Piazza, il nostro Vescovo, ed è stato ideato come struttura organizzativa per promuovere e diffondere la cultura di ispirazione cristiana. Il Centro risponde alle finalità generali della pastorale sociale della Chiesa, che ci proponiamo di raggiungere non con attività didattiche sistematiche (come se fosse una scuola), ma con cicli di conferenze affidate ad alte e riconosciute competenze accademiche o delle istituzioni economiche e sociali e progettate di anno in anno, sempre con riferimenti immediati con le tematiche di interesse generale. Questo metodo ci consente di interpretare gli interessi di molti cittadini, anche a prescindere della loro posizione religiosa, ma soprattutto (e questo è quello che ci gratifica maggiormente) i giovani che frequentano le scuole secondarie del territorio diocesano o l’università».

di Fernanda Esposito

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°221 – SETTEMBRE 2021

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