Disoccupazione giovanile al Sud Italia: dare più fiducia ai giovani!

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“Lo Stato non ci sente, specialmente a noi del Sud. Un lavoro manca sempre, per fortuna abbiamo il groove”. Questa la frase di una celebre canzone di Rocco HuntWake Up, portata sul palco dell’Ariston di Sanremo nel 2016.

Tutti ricorderanno anche la denuncia e la critica post-festival che il giovane artista salernitano ha voluto fare allo Stato Italiano, secondo lui colpevole di offrire poche garanzie e di essere poco presente nella vita dei giovani italiani, soprattutto di quelli del sud Italia. 

Il brano è diventato un tormentone, specialmente per i ragazzi che si trovano in una situazione di totale abbandono da parte delle Istituzioni e che riscontrano, sulla propria pelle, le difficili condizioni a cui sono sottoposti. Rapporti di lavoro poco stabili, saltuari, mal pagati e, nella maggior parte dei casi, senza un contratto ufficiale firmato. È questo il cosiddetto lavoro in nero, nel quale si trovano intrappolati tanti giovani, costretti a sottostare alle meschinità ed alle irregolarità del mondo del lavoro. Giovani quasi obbligati ad accettare proposte lavorative per 15-20 euro al giorno, a volte anche meno, per evitare di trasferirsi all’estero e di allontanarsi dalle proprie famiglie. Una soluzione che però, hanno già adottato in molti e che è in continuo aumento negli ultimi anni. 

Tuttavia, gli ultimi dati ISTAT del mese di dicembre 2019 fanno ben sperare. Rispetto al mese di febbraio dello stesso anno, che aveva fatto registrare in tutta la penisola il 10,7% di disoccupazione e il 32,8% di disoccupazione giovanile nella fascia di età 15-24 anni, a dicembre i tassi percentuali si sono attestati rispettivamente al 9,8% e al 28,9%. Numeri in calo costante negli ultimi mesi, che dovrebbero continuare a diminuire, anche se siamo ancora lontani da quel 19,4% di disoccupazione giovanile fatto segnare prima della crisi finanziaria del 2007.  

Qualcosa però, non torna. Com’è possibile che, nonostante i numeri dimostrino un aumento dell’occupazione giovanile in Italia, nelle regioni del Sud i ragazzi siano sempre costretti ad accettare lavori non ufficiali? Secondo una ricerca effettuata nel 2019 da Confindustria, Confederazione generale dell’industria italiana e principale organizzazione che raggruppa ben oltre 150mila imprese in Italia, la disoccupazione giovanile al Sud supera addirittura il 50%, e il numero non accenna a ridursi. «Il sud ha bisogno di una nuova politica centrata sull’impresa, ma anche di una rivoluzione economica che dia impulso agli investimenti nel Mezzogiorno dal punto di vista imprenditoriale e logistico», aveva dichiarato Confindustria nell’estate scorsa. Una rivoluzione però, che tarda ad arrivare e che i ragazzi del Meridione attendono con grande speranza, per non seguire le orme di tanti dei loro coetanei che hanno lasciato la propria terra, alla ricerca di un futuro migliore. 

Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione dello scambio degli auguri natalizi con le altre cariche dello Stato e del messaggio consueto di fine anno dato alla Nazione in diretta televisiva, ha voluto concentrarsi sul tema dell’inoccupazione giovanile, sostenendo che il primo nemico da sconfiggere nel nostro paese è il lavoro che manca, in primis ai giovani. «È necessario ridurre il divario che oggi sta ulteriormente crescendo tra Nord e Sud. C’è bisogno di fiducia da trasmettere ai giovani, ai quali viene chiesta responsabilità, ma a cui dobbiamo al contempo concedere responsabilità. Naturalmente, per promuovere fiducia, è decisivo il buon funzionamento delle Istituzioni pubbliche, che devono alimentarla favorendo coesione sociale. Questo è possibile assicurando decisioni adeguate, tempestive ed efficaci», disse il Capo della Stato prima dell’inizio del nuovo anno, ribadendo l’importanza di mettere in atto una politica a favore dei giovani ragazzi italiani. 

Servono, dunque, politiche di sviluppo, investimenti, interventi strutturali e strategici, e servono fonti di finanziamento. Questa è la strategia auspicata da Mattarella, per fermare il continuo esodo di giovani verso città e mete estere, e per evitare la cosiddetta fuga di cervelli che riguarda le nostre nuove leve del sud, e non solo. 

di Donato Di Stasio

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