“Disegni per la salute mentale”: la psicopatologia è tra noi

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«Bisogna cambiare metodo di comunicazione» dice Elena, psicologa e psicoterapeuta creatrice di disegni per la salute mentale, «il web è pieno di lunghe didascalie talvolta minuziose: non c’è n’è più il bisogno».


Ma andiamo per gradi:
Elena è una psicologa e psicoterapeuta con la passione per il disegno e la comunicazione.
Esordisce, all’interno del suo studio, con le caricature dei suoi colleghi per poi, attraverso il filone anglosassone che vede l’utilizzo di disegni semplici per messaggi complessi, spostarsi sul web.
Durante la quarantena la voglia di utilizzare modi di comunicazione più rapidi, efficaci e fruibili è incontenibile così da fondare la pagina, “disegni per la salute mentale’’, è indirizzare l’obiettivo verso la levigazione (ed annientare) della stigmatizzazione sulla salute mentale, sui pazienti e i familiari.


«Hai fondato da poco la pagina eppure hai riscontrato successo – chiedo – credi che i social abbiano bisogno di progetti come i tuoi?»


«Sebbene non sia l’unica pagina ad affrontare un tema del genere, ho notato –  sottolinea Elena – il bisogno di ascolto».
Ragion per cui i suoi disegni danno voce a delle esperienze, di persone che le scrivono, così da ascoltare e maturare un’empatia, caratteristica non scontata.
La psicologa spinge molto sull’empatia e su quanto sia fondamentale per affrontare una conversazione nel migliore dei modi.


Riflettiamo su diversi aspetti: è stato fatto abbastanza in questa quarantena?


Mi racconta che lei, come tanti altri suoi colleghi in Italia, hanno messo a disposizione la loro persona per ascoltare ed allievare gli accenti, su alcune problematiche, sollevati dal periodo di isolamento.
Bisogna soffermarsi sulla questione economica di un percorso psicologico poiché i prezzi sono davvero alti e l’asl non è abbastanza attrezzata per fornire un servizio, quasi, gratuito.
Ragion per cui, per i diversi professionisti, la carriera si costruisce con una clientela privata.
Gli insegnanti fanno abbastanza? Hanno bisogno di una formazione diversa?
Alcuni insegnanti, che eseguono il loro lavoro nel modo esatto, notano ragazzi con alcune difficoltà, dalle più lievi ai più rilevanti, comunicandolo alle famiglie ma alla base si riscontra il problema, che diamo per scontato, agli insegnanti devono piacere le persone.
Navigando sulla pagina web di Elena c’è una voce “lo stigma”. 

Come detto in precedenza, Elena attraverso i suoi disegni, il suo lavoro e il progetto vuole appiattire la stigmatizzazione che i pazienti subiscono.


Perché c’è la stigmatizzazione?


«Potremmo ampliare il discorso a tutte le minoranze – puntualizza – la diversità fa creare una barriera che distingue “noi” da “loro”».
Nell’immaginario comunque chiunque segui un percorso psicologico, o simili, è visto nella natura più estrema dimenticando che lo spettro della salute mentale ha diversi gradienti; così creando il pregiudizio che sfocia nella discriminazione.
Il paziente viene visto come irresponsabile, o responsabile del suo disturbo, imprevedibile, non capace di svolgere un lavoro, di essere indipendente.
Poi lo stigma si sposta, si muove e va sull’individuo che soffre di un disturbo facendo così cambiare l’dea di sé, calando l’autostima e facendo isolare il paziente.


Cosa possiamo fare per distinguerci? Per non calarci anche noi in questo circolo vizioso? Ascoltare anzi ascoltare con empatia.
Non facciamo paragoni, non sminuiamo ma ascoltiamo in modo semplice e genuino.
Concludendo rafforzando ciò che abbiamo detto all’inizio: bisogna cambiare metodo di comunicazione che rappresenta il primo passo per abbattere lo stigma e far sentire le persone coinvolte meno sole, non sbagliate e che la psicopatologia è tra noi.

di Rosa Cardone

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