Disco boy, Franz Rogowski nel film di Abbruzzese: la recensione

Aurora Santacroce 26/11/2023
Updated 2023/11/26 at 3:38 PM
4 Minuti per la lettura

Alla Berlinale 2023 viene presentato Disco Boy di Giacomo Abbruzzese, film prodotto in vari paesi europei con protagonista Franz Rogowski nei panni di un immigrato bielorusso. L’opera racconta la storia di Aleksei, un immigrato clandestino che perde un suo caro amico nel viaggio verso la Francia e che finisce nella Legione Straniera per ottenere la cittadinanza. Intanto, dall’altra parte del globo, Jomo e sua sorella Udoka difendono il loro territorio dalle multinazionali occidentali del petrolio.

Il film di Abbruzzese parte da capisaldi del cinema di guerra, come “Apocalypse Now”, per poi focalizzarsi sull’umano, sui riti e sul magico: temi che nutrono le anime e fanno sopravvivere i fantasmi oltre le guerre. Aleksei si ritrova in Nigeria per recuperare due ostaggi catturati da un piccolo corpo rivoluzionario alle falde del Niger. Intanto Jomo, il capo di questo gruppo di rivoltosi, in una intervista fatta da un’indifferente giornalista, dichiara di voler proteggere il proprio territorio dall’Occidente che lo sta rapinando dei suoi frutti.

La trama di Disco Boy

I due personaggi Jomo e Aleksei sono speculari e combattono in un territorio distrutto e ostile, dove la natura si scontra con le ciminiere e dove i due fronteggiano un destino crudele. Entrambi sognano un’altra vita e sono disposti a combattere e a fronteggiare l’altro per raggiungere la salvezza. La guerra di Disco boy è una danza con e contro l’Altro e l’estraneo: l’altro dalla lingua e aspetto diverso ma che combatte per la stessa libertà fugace, lontana e spesso persino impossibile.

Disco Boy è un esordio ispirato

A un certo punto, attraverso la soluzione registica della camera termica, i corpi dei soldati si confondono e si penetrano rendendo impossibile riconoscere chi fa parte di quale schieramento. Si crea una danza continua tra corpi affine a quella che Jomo compie con sua sorella Udoka nel loro villaggio lungo le rive del Niger: una danza universale che ammalia Aleksei e apre porte per nuovi mondi; come nei film di Weeresenthakul, le vicinanze umane aprono canali per dimensioni oniriche e parallele. Così come anche nella serie “The OA”, qui sono i movimenti ad aprire una nuova dimensione dove l’esistenza di Udoka e Aleksei è legittimata in confronto al passato: ora i loro corpi hanno libertà di movimento e non sono più carne da macello.

Una danza della vita e della morte che apre nuovi mondi. I corpi che prima si annientavano ora si muovono sinuosi, riappropriandosi dello spazio attraverso una realtà alternativa sulle note della colonna sonora composta da Vitalic che accompagna tutto il film; ci conduce nel passaggio tra le atmosfere classiche dei war movies a quelle al neon che rassomigliano i lavori del danese Refn. Disco Boy si pone come un esordio magnetico e pregno di ispirazioni visive e stilistiche dove temi ampiamente discussi come la diversità e la guerra qui assumono una narrazione nuova, mistica e originale. Un esordio interessante che fa ben sperare per i lavori futuri del regista.

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