Bernardo Diana, tra i diritti LGBT e l’anticamorra

Bernardo Diana, presidente dell’associazione RAIN Arcigay Caserta

Successivamente alla legge Cirinnà, la lotta associazionistica a difesa dei diritti LGBT non si è ovviamente placata. Abbiamo incontrato Bernardo Diana (in foto), presidente dell’associazione RAIN Arcigay Caserta, una ONLUS che oltre ad essere attiva in materia di diritti sta cominciando ad alzare lo sguardo verso il contrasto alla criminalità organizzata. L’associazione RAIN ha cominciato come una delle poche realtà casertane ad occuparsi di tematiche prese sottogamba dall’odierna classe dirigente, problemi di cui sentiamo parlare poco, riconoscimento di diritti per via sentenziale, situazioni umane che facciamo allegramente finta di non conoscere e vedere. E non dovrebbe essere questo uno Stato di diritto.

 

Progetto Centro LGBT del Mediterraneo
Progetto Centro LGBT del Mediterraneo

 

Quindi Bernardo, prima di tutto, voglio chiederti quale sia l’attuale situazione delle discriminazioni nei confronti delle persone omosessuali sia in Provincia che in Regione.
«Riguardo la Regione la situazione è particolarmente grave, ci sono continui atti di discriminazione, in tutto il napoletano ve ne sono almeno più di tre al mese. Per Caserta la situazione è ben diversa e molto più complessa. Non abbiamo segnalazioni di discriminazioni dirette e non abbiamo persone che vengono ad usufruire del nostro sportello legale. Abbiamo solo notizie “di amici di amici” che raccontano perifericamente le discriminazioni che subiscono e nel momento in cui chiediamo di denunciare, loro si mostrano palesemente contrari. È il sintomo di un forte problema culturale».

Un problema culturale che magari ha percepito anche lo Stato, agendo con la legge Cirinnà, è stata davvero una vittoria per il movimento LGBT?
«Che altro dobbiamo richiedere ora? Abbiamo ottenuto le unioni civili e siamo a posto. Questo è il pensiero comune. Noi di RAIN dal 2014 chiediamo il matrimonio egualitario e le unioni civili, cosi com’è in quasi tutta l’Europa. Ma se dovessimo cominciare con i paragoni dovremmo anche dire che l’Italia nel 2016 ha approvato uno strumento, appunto quello delle unioni civili, che in Norvegia entrò in vigore nell’89. E tra l’altro siamo anche stati spinti dalla Corte di Strasburgo».

Un tabù restano però le adozioni. Nell’anno del Cirinnà addirittura si ebbe una netta divisione politica riguardo la stepchild adoption, ovvero quella manovra che dava la possibilità al genitore non biologico di adottare il figlio, adottivo o naturale, del partner.
«Era il minimo indispensabile per offrire dignità alle famiglie omogenitoriali. Con lo straccio della stepchild il danno non è stato recato a me in quanto singola persona gay, bensì è stato afflitto alle famiglie. Soprattutto poiché dovranno ancora ricorrere al tribunale. Abbiamo avuto Melita Cavallo, ex presidente del Tribunale per i minori di Roma, che ha fatto le prime sentenze in materia. Ora però è in pensione. Le famiglie quindi per ottenere il riconoscimento dei loro diritti basilari devono andare avanti accumulando sentenze e sperando nei tribunali. È questo uno Stato di diritto?».

È sicuramente una riflessione che è doveroso fare. Però oltre l’inefficienza legislativa in materia di diritti, abbiamo visto l’associazione RAIN approfittare di un bando del comune di Castel Volturno per l’acquisizione di un immobile confiscato alla camorra.
«Sì, abbiamo acquisito una villetta nel parco Allocca, ora “Faber”. Sono ben 35 villette a schiera che circondano un lago artificiale, almeno 15 di queste sono confiscate. Il progetto che abbiamo intenzione di far sorgere è quello di una struttura che funga da “casa di diritti”. Gli ospiti del nostro progetto sono le persone LGBT che non sanno dove andare, e in provincia ce ne sono molte, perché cacciate di casa per via della loro sessualità. Offriremo un alloggio gratuito per chi non ha disponibilità economiche, oppure seguendo il principio di social housing (gli ospiti offrono il loro lavoro in cambio dell’alloggio ndr). Inoltre vi sarà un bar sociale e una sala destinata al co-working. Ci stiamo seriamente interessando alla lotta alla camorra, come associazione abbiamo l’intenzione di iscriverci a Libera e in precedenza abbiamo avuto ottimi contatti con la Casa Don Diana».

E oltre questo c’è da far sapere un’altra notizia.
«Esattamente, è una vostra esclusiva tra l’altro. Il 16 giugno vi aspettiamo al Caserta Pride!».

di Antonio Casaccio

Tratto da Informare n° 178 Febbraio 2018