direttiva europea donne

Direttiva europea: un compromesso sulla pelle delle donne 

Cristina Siciliano 18/06/2024
Updated 2024/06/17 at 11:34 PM
4 Minuti per la lettura

La nuova direttiva europea sulle donne rappresenta un arretramento grave rispetto alla Convenzione di Istanbul che è stato un pilastro fondamentale per la prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne. Due ne sono i motivi. Primo, non considera il reato di stupro l’assenza del consenso esplicito della vittima e né le molestie sessuali sul lavoro. Secondo, si limita solo a sensibilizzare la popolazione circa il reato di stupro. L’eliminazione dell’art.5 della direttiva è un brutto compromesso sulla pelle delle donne. Per provare a far luce su tale argomento abbiamo intervistato la deputata Stefania Ascari

In un periodo in cui si aggirano gli spettri dell’oscurantismo, l’articolo 5 in Parlamento viene respinto. Cosa pensa a riguardo? 

«Penso che sia un pericoloso arretramento sui diritti delle donne e una rinuncia a molti degli obiettivi da cui la direttiva muoveva. Questo perché è cancellato il reato di stupro inteso come rapporto sessuale senza consenso, poi perché sono stati esclusi i riferimenti alle molestie sessuali nei luoghi di lavoro, ma anche al reato di diffusione di immagini intime, alla formazione di magistratura e forze dell’ordine in tema di violenza di genere. Tutto ciò rischia di ostacolare, anziché facilitare, l’accesso delle vittime di violenza alla giustizia perché le donne verranno ritenute vittime solo se potranno dimostrare il danno grave e che ci sia stata coercizione e opposizione. Il sesso senza consenso è sempre uno stupro, a prescindere da forza o minaccia».  

Non crede si alimenti ancor più una visione patriarcale della società? 

«Sì, purtroppo siamo immersi in una cultura patriarcale che subordina le donne all’uomo e impedisce loro di essere pienamente libere. Per smantellarla è necessaria una rivoluzione culturale ma le resistenze sono ancora troppe e questo è un danno per tutte e tutti».  

A tale proposito, si può dire quindi che una certa visione patriarcale rappresenta una mancanza non solo italiana? Se sì, secondo lei, da quali paesi invece si potrebbe imparare? 

«Sicuramente non è una mancanza solo italiana, ma nel nostro paese la visione patriarcale è molto ben radicata e non c’è la volontà condivisa di superarla. Basti pensare che la mia proposta di legge per l’introduzione dell’educazione affettiva e sessuale nelle scuole di ogni grado, un valido strumento anche di prevenzione della violenza di genere, aspetta da mesi di essere approvata. In Svezia l’educazione affettiva e sessuale è una materia scolastica dal 1955. Siamo molto indietro». 

Secondo lei quindi quali sarebbero le conseguenze dal punto di vista pratico? E di cosa abbiamo bisogno? 

«Una rivoluzione culturale è lenta e faticosa, non accade dall’oggi al domani ma richiede tempo.  Se pensiamo che fino al 1996 lo stupro era ufficialmente considerato un delitto contro la morale pubblica e il buon costume e non contro la libertà personale e che fino a circa quarant’anni fa si prevedeva ancora il matrimonio riparatore e il delitto per causa d’onore, possiamo dire che fortunatamente di strada ne abbiamo fatta. Molta altra però ne resta da fare e dobbiamo incidere soprattutto sulle nuove generazioni. Oltre a ciò, servono poi interventi mirati per tutelare le donne. Stabilire che il sesso senza consenso è sempre uno stupro è uno di questi».  

I ‘no’ non sempre vengono espressi chiaramente. E quindi quand’è che un rapporto può dirsi consensuale? 

«Ognuno di noi è in grado di capire se un sì è un sì, se un no è un no. Il consenso dice la Cassazione, deve essere libero e deve essere espresso da parte di una persona che sia in grado di formularlo, è molto chiaro». 

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