Diodato: un vulcano di emozioni, con la mente sempre in viaggio

Diodato - Photo credit Fabiana Privitera

Un successo incredibile, e meritato per il giovane cantautore di Taranto che in poco tempo ha raccolto un grande consenso di pubblico registrando quasi sempre il tutto esaurito, con “Adesso Tour”. Uno show che lo vede protagonista con una scaletta stratosferica, arricchita di brani inediti e dalla presenza di quattro musicisti che lo accompagnano in questa speciale avventura live.  Con gli occhi spalancati sull’umanità, Diodato è un’artista che piace per la sua semplicità, ha ammaliato il proprio pubblico con una voce straordinariamente carismatica espressiva. L’album “Cosa siamo diventati”, è carico di mescolanze variegate in cui convivono diversi arrangiamenti e generi, animato da sonorità e sfumature elettro-pop internazionali, frutto di un lungo lavoro di ricerca, scrittura e produzione, mette in luce la maturità artistica del cantautore pugliese e le sue spiccate doti compositive. Sul palco Diodato dà il meglio di se, ed è così che riesce a trasmettere il messaggio che le sue canzoni racchiudono. Abbiamo apprezzato la sua musica e la sua personalità sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo dove ha conquistato con il brano “Adesso” in coppia con Roy Paci. Alla base di ogni suo live, l’esplorazione e la sperimentazione ma anche il continuo approfondimento della ricerca musicale, dove il pubblico partecipa, canta in coro, balla su ogni singola nota e si spella le mani per applaudire.

 

 

Qual è stato il percorso di scrittura e musicale, per arrivare all’album “Cosa siamo diventati”?
«È stato un processo lento e necessario, soprattutto interiore direi. Quell’album racconta un periodo ben preciso della mia vita e per fotografarlo e raccontarlo al meglio, con la massima sincerità, avevo bisogno di allontanarmici il più possibile. Ho passato molto tempo a scrivere. Il processo produttivo invece è stato molto più rapido e istintivo».

Il filo conduttore che unisce i brani del nuovo lavoro discografico?
«Sono io. Ogni brano ha il mio sguardo, il mio filtro, indipendentemente da cosa racconti e da come lo racconti».

Ti aspettavi un successo simile per il brano “Adesso”?
«No, è stato inaspettato ma molto gradito. È sempre particolare quando scrivi qualcosa di molto personale, intimo, vedere come diventi pian piano di tanti. C’è chi lo ha definito un canto generazionale, ma io volevo solo raccontare i miei timori, le mie insicurezze e superarle o almeno esorcizzarle».

Cosa l’ha portata ad incidere il brano “Cretino che sei”?
«Raccontare ciò che stavo vivendo. Avevo oltretutto l’opportunità di mostrare un mio lato più ironico, cinico e disincantato che non era ancora venuto fuori in questi anni».

Quali sono le soddisfazioni lavorative che una volta spenti i microfoni dopo ogni data del tour, porti a casa con te?
«La risposta del pubblico, la sua partecipazione e condivisione. Il live è la mia dimensione ideale proprio perché mi permette di scambiare emozioni con altre persone, di far rivivere i brani ogni sera».

Parlaci dei tuoi nuovi progetti, cosa farai quest’estate?
«Me ne andrò in giro a suonare, scriverò e probabilmente farò uscire qualcosa di nuovo. Non un album, ma una nuova canzone sì».

di Chiara Arciprete