Dino Buzzati, Lin Yutang e “La pagoda”: il primo ristorante cinese in Italia

Lin Yutang Dino Buzzati

cinesi sono tanti, ma proprio tanti. Solo quelli in Cina più di un miliardo: 1.367.820.000 individui per essere precisi. Tutta la popolazione europea poco più della metà (741.447.158) e tra questi anche i cinesi in Italia. Se un cinese ti dice “Fatti più in là” tu fatti più in là, ma attento a non cadere.

Nel corso degli ultimi due secoli le più importanti città europee hanno delle Chinatown, quartieri abitati quasi esclusivamente da cinesi che riproducono lo stile di vita (cultura, cucina, abitudini) della madrepatria.

In Italia è famosa quella di via Sarpi a Milano o meglio il “quartiere sarpi”, la zona tra via Canonica e via Paolo Sarpi, tra il Municipio 1 e il Municipio 8, precedentemente conosciuta come “borgo degli ortolani” detto anche “borg di scigolat (cipolle)”.

Alcuni esperti, però, non parlano di una vera e proprio “chinatown”. Vi è una forte presenza di cinesi, ma è vissuta da tutti i milanesi. Si stima che il 70% dei clienti dell’intero contesto commerciale sono “gli altri”.

Altre realtà importanti della presenza cinese in Italia sono a Roma (quartiere Esquilino) e, soprattutto, a Prato.

Spesso passo con il treno nel percorso Orte – Modena ed alla stazione di Prato Centrale gli “occhi di triglia” che salgono nel vagone sono tanti.

L’Istat conferma che la comunità cinese è la quarta per numero di residenti, dopo quella romena, albanese e marocchina.

Ma chi è il primo cinese in Italia?

Non possiamo che affidarci alla letteratura, alla poesia dialettale del milanese Sergio Gobbi Wang Sang prim cinese el derva bottega”, il primo cinese che apre bottega è Wang Sang.

Ed il primo ristorante cinese in Italia?

Qui vi sono i riferimenti precisi dell’autore de “Il Deserto dei Tartari”. Dino Buzzati, giornalista del Corriere della Sera, lo descrisse nell’articolo “Ti piace la marosta?” ed era “La Pagoda” di Sang Fyi Ming che aprì nel 1962 a Milano in via Fabio Filzi. A me capitò quasi 24 anni dopo a Pinetamare, mi portarono i miei cugini: Castrese Torrano e Daniele Traettino. Loro galvanizzati di quei gusti dolciastri ed agrodolci, io esteriormente entusiasta ed internamente depresso. A me mancava il ragù di mammà ed il pane di zia Silvia. E poi quel sorriso naturale dei cinesi che ti mette sempre un po’ in imbarazzo.

Non sai se devi sorridere anche tu per educazione oppure se sorridi li offendi e possono spararti in faccia un “Ca..o, lidi?”. Scusandoti «Ma, io rido perché ridi tu» e lui francamente «Io lido pelchè cinese», ed io… vabbè lasciamo perdere. Sono andato altre volte, il ristorante era sulla darsena, ma entravo con il terrore ed uscivo con la soddisfazione. Non mi saziavo mai.

Ma Buzzati ne ebbe buona sensazione e scrisse: “I vari gusti erano pressapoco quelli che mi ero immaginato leggendo i libri di Lin Yutang. Sapori sottili e preziosi che ricordavano le emanazioni vegetali, gli aromi delle paludi, degli acquitrini, dei fiumi, delle spiagge, le nebbie, i fumi dei casolari, il gusto del mare: tali e quali le loro pitture”.

Avete capito il Kafka italiano come scriveva? “gli aromi delle paludi… i fiumi dei casolari…”, citava Lin Yutang e a me mancava il ragù di mammà.

di Vincenzo Russo Traetto

Tratto da Informare n° 179 Marzo 2018