Era impensabile che quel futuro di interconnessione globale delle reti, immaginato anche in tanta filmografia potesse soggiogare il nostro mondo, il nostro quotidiano per consentire alle imprese ed alle amministrazioni pubbliche di fornire migliori servizi e garantire un futuro più sostenibile.

La digitalizzazione è un obbligo derivato dal contesto nel quale oggigiorno operiamo, e essere cittadini digitali significa avere a disposizione una serie di servizi on-line in modo da snellire la burocrazia. Vivere in una società digitalizzata significa abitare in una smart city: città intelligenti con un alto livello di tecnologia high-tech in grado di scambiare con le altre città del globo risorse e competenze.

Dresda, Lipsia, New York, Nizza sono solo alcuni esempi di realtà smart. “L’economia dell’aggregazione” ha dato vita ad una sorta di grande metropoli. A Nizza i tram che si trasformano in treni quando serve, hanno trasformato le zone rurali  in quartieri di un’unica area.

Lavorare insieme ci dà una visione che prima non avevamo (I. Bres Sindaco di Colomars -metropoli Nizza Costa Azzurra).
Una città intelligente è tale se ha una classe politica e manageriale pubblica e privata in grado di aggregare tante persone e mettere in rete le migliori risorse a disposizione, senza l’esclusione di nessuna classe sociale.( C. Constantinides- New York City Council).

La Big Apple infatti, per far fronte all’emergenza climatica ha perseguito la sua idea di realizzazione di un piano di efficientamento energetico. Il civico 987 ne è diventato l’emblema: imprese, singoli lavoratori, istituti bancari, consulenti hanno mappato tutti gli edifici per conoscere i singoli consumi di gas, energia elettrica e la ricaduta di CO2 per poi renderli maggiormente efficienti con pannelli fotovoltaici o con la realizzazione di orti botanici sul tetto, in modo da avere sia prodotti a chilometro zero che l’abbattimento della CO2.

Ma cosa accade nel nostro Bel Paese? Siamo in grado di concorrere con chi produce alimenti in maniera innovativa e pratica mobilità sostenibile?

In Italia essere cittadini digitali è ancora una grande sofferenza, persistono infatti ritardi nella realizzazione di una banca dati condivisa. Siamo carenti di un’ anagrafe digitale nazionale ad esempio, che doveva essere completata entro il 2014, di quella sul Lavoro che incroci la domanda e l’offerta o del Fascicolo elettronico Sanitario con il quale gli ospedali potrebbero condividere la storia sanitaria dei pazienti e, ad oggi, solo 11 Regioni la posseggono anche se poi non è possibile interrogare i fascicoli perché mancano gli applicativi.  Mentre l’Europa ci posiziona al 24°posto su 28 paesi, noi cittadini non possiamo fruire di tali benefici quantizzati da Confindustria in 25 MLD di Euro l’anno.

Ma non tutto è perduto se prendiamo in considerazione ad esempio che in Puglia è possibile costruire un satellite, sviluppare il software di bordo per elaborare dati di una missione di osservazione della Terra e controllare tutta la filiera.

Se si riuscisse a metter insieme,a vedere come un’unica area i quasi 100 Km  di territorio tra Bari e Taranto, con le sue infrastrutture, industrie e commercio, scuole e università si avrebbe un’unità di città con un movimento di circa due MLN di persone (Beppe Fragasso. Architetto – ANCE Confindustria  Bari).

Nonostante  però l’accelerazione per l’adozione di nuove tecnologie, l’alfabetizzazione e la formazione digitale degli italiani con programmi di aziende private come la TIM con “Risorgimento digitale” e la Vodafone con “Smart Education soluzioni per la Scuola digitale”, l’Italia si posiziona quintultima nella classifica Europea. II rapporto del CER rileva infatti che i paesi del Sud hanno un elevato deficit di digitalizzazione per le imprese, le famiglie e per le amministrazioni pubbliche.

Il contrasto è forte anche quando si parla di “gender parity”dove la fanno da padrona i paesi nordici e scandinavi, la Germania e anche la  Spagna. Mentre l’Italia a causa dell’elevato “gender gap” (partecipazione e ruoli delle donne in politica/Parlamento, opportunità e partecipazione economica, parità di retribuzione) si posiziona al 76° posto. L’Italia è indietro e lo si legge anche nel forte gap tra il nord ed il sud del paese dovuto non solo ad un maggiore utilizzo di internet nelle regioni del nord, ma anche a fattori generazionali e culturali.

L’accelerazione richiesta significa appunto favorire questa evoluzione con strumenti adeguati a tutte le fasce della popolazione ed alle imprese anche artigiane, che già soffrono della concorrenza di competitors  presenti sulle piattaforme del commercio online.

di Angela Di Micco

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