Diffusione e composizione del Covid-19, l’opinione del Prof. Giulio Tarro

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“Continua senza tregua la propagazione sul pianeta del COVID-19 così battezzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), avvertita sin dal 31-12-2019 della nuova SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome).”

Ne abbiamo parlato con il prof. Giulio Tarro per sapere la sua opinione anche sugli scenari futuri possibili. Con la domanda successiva abbiamo cercato di comprendere quale sia la velocità di riproduzione.

“L’epidemia – ci ha risposto il professore – ha un suo numero di riproduzione di base, R0, che viene considerato meno di 1 quando si esaurisce nel passaggio da un individuo all’altro e tende a salire come nella precedente epidemia di SARS (2002-2003) tra 2 e 4 per arrivare al morbillo con valori di 12-18. L’attuale R0 è stimata tra 2 e 3 per arrivare anche a 4/5 ovvero ogni contagiato può a sua volte contagiare fino a 5 individui”.

Il professore ha poi ricordato che “La città di Wuhan con 11milioni di abitanti e la provincia di Hubei in Cina sono state considerate l’epicentro della nuova epidemia da coronavirus (2019-nCoV). Il 30 gennaio l’OMS ha dichiarato questa epidemia un’emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale (Public Health Emergency of International Concern, PHEIC). Gli Usa hanno dichiarato il 2 febbraio la quarantena federale, due settimane di isolamento, per la prima volta dopo quella degli anni 60 che riguardava il vaiolo (National Center for Immunization and Respiratory Diseases, CDC).”

Ripete ancora una volta “Come prevenzione si suggerisce quanto già conosciamo per raffreddore ed influenza: frequente ed approfondito lavaggio delle mani e del viso, coprirsi con il gomito da tosse e starnuti, anche con mascherine ad hoc, stare a casa se ammalati, richiedendo l’immediato intervento sanitario solo se le difficoltà respiratorie aumentano sensibilmente.”

Ribadisce che “Anche il personale sanitario sta pagando un grosso contributo alla patologia della nuova SARS con tanti soggetti contagiati dal nuovo virus a metà febbraio e molte mortalità fra cui il Dr. Li Wen Liang, l’oculista che per primo ebbe sentore dello scoppio di una nuova epidemia lavorando al Wuhan City Central Hospital. Il Dr. Li ha dovuto fare marcia indietro per evitare di seminare il panico secondo le forze locali di polizia. Egli si infettava per un intervento di glaucoma su un paziente infetto il 10 gennaio e la diagnosi gli veniva confermata il 30 per morire il 7 febbraio. Giustamente considerato adesso un eroe anche al China Center for Disease Control. Ormai non si contano più i contagiati, e purtroppo i deceduti, sparsi in più o meno tutti i paesi del mondo.”

Entrando più nello specifico ci spiega che “I meccanismi molecolari che sono alla base della funzionalità e della patogenesi di questo nuovo virus sono stati studiati dai ricercatori dell’Accademia Cinese di Scienze Mediche e dall’Union Medical College di Pechino, utilizzando 3 genomi del COVID-19, che sono stati sequenziati da campioni raccolti a Wuhan.

Queste sequenze genomiche sono state paragonate a coronavirus tipo SARS di pipistrelli, a coronavirus della SARS umana e a coronavirus della MERS umana. Soltanto 5 nucleoditi sono stati trovati diversi su un totale di 29800 nucleoditi dei 3 genomi di COVID-19 e sono stati anche identificati 14 “open reading” frammenti, capaci di codificare per 27 proteine, includendo 4 proteine strutturali e 8 proteine accessorie. Le sequenze degli aminoacidi mostrano le connessioni di questi nuovi virus ai coronavirus tipo SARS del pipistrello ed una maggiore distanza dal coronavirus della SARS. Ancora più distante è il rapporto del COVID-19 dal coronavirus della MERS. L’analisi del genoma del coronavirus COVID-19 dimostra chiaramente che appartiene ad un ramo filogenetico distinto da quello della SARS, anche se entrambi sono derivati dal coronavirus tipo SARS isolato nel pipistrello. Come il nuovo coronavirus sia mutato e si sia adattato all’uomo in breve tempo deve ancora essere focalizzato, sembra un ricombinante di un numero di diversi coronavirus conosciuti. È la terza volta che succede in 17 anni e non possiamo sapere se rappresentiamo l’ospite finale. Cerchiamo adesso di stabilire l’eziopatogenesi, cioè il come ed il perché dell’attuale SARS e soprattutto come possiamo prevenire futuri scoppi epidemici. La sindrome respiratoria del medio oriente (MERS) ci aiuta a capire la porta di entrata delle cellule da parte del virus sia del pipistrello che dei cammelli o dei diversi animali (zibetto, furetto, roditori, maiali, cani, gatti, scimmie) per arrivare poi a noi umani. Prima i serpenti poi il pangolino (un formichiere) sono stati ipotizzati come animali intermedi nell’attuale epidemia.

Le prospettive a questo punto dipendono dal comportamento epidemiologico tipo prima SARS esaurendosi e rimanendo una zoonosi nella provincia di origine oppure dando luogo ad epidemie sporadiche come la MERS e l’influenza aviaria relativamente per pochi individui ovvero, infine, diventando una virosi respiratoria umana stagionale come nel caso dell’ultimo virus influenzale del 2009 o degli altri coronavirus regionali meno aggressivi.

In attesa della preparazione di un vaccino specifico che possa prevenire la ulteriore diffusione di questo coronavirus COVID-19, previsto secondo l’OMS tra 18 mesi, bisogna tenere presente una terapia sintomatica e similare a quella dell’influenza stagionale, specialmente per i soggetti più anziani e con svariate patologie che li rendono più sensibili al virus – diabetici, cardiopatici, broncopatici eccetera. Gli antibiotici servono per le infezioni batteriche secondarie, mentre i cortisonici vengono sconsigliati. Infine gli antivirali suggeriti vanno dall’Interferon e la Ribavirina, alla terapia antiHIV con Lopinavir/Ritonavir per finire al nuovo prodotto Remdesivir usato per l’ebola. Ovviamente come le gammaglobuline per il tetano, gli anticorpi del plasma dei soggetti guariti rappresentano un logico impiego per i pazienti più gravi.”

E per finire, ribadisce quanto già riportato in un suo post su Facebook “Da medico virologo una ultima considerazione: Oggi l’ansia di una intera popolazione si sta concentrando su come tenersi alla larga da questo maledetto virus. Nessuno o quasi riflette che noi, in ogni momento, siamo immersi in un ambiente saturo di innumerevoli virus, germi e altri agenti potenzialmente patogeni. E in questi giorni, quasi nessuno ci dice che se non ci ammaliamo è grazie al nostro sistema immunitario il quale può essere compromesso, – oltre che da una inadeguata alimentazione e da uno sbagliato stile di vita – dallo stress, che può nascere anche dallo stare in spasmodica attenzione di ogni “notizia” sul Coronavirus regalataci dal web e TV. Non vorrei quindi che questa psicosi di massa faccia più danni dell’ormai famigerato Covid-19.”

 

Prof. Giulio Tarro

Primario emerito dell’ Azienda Ospedaliera “D. Cotugno”, Napoli
Chairman della Commissione sulle Biotecnologie della Virosfera, WABT –  UNESCO, Parigi
Rector of the University Thomas More U.P.T.M., Rome
Presidente della Fondazione  de Beaumont Bonelli per le ricerche  sul cancro – ONLUS, Napoli

 

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