Che a Napoli ci sia un fermento culturale senza precedenti ormai è un dato di fatto, ma risulta sempre più difficile dar voce ai protagonisti di questo fermento partecipando e sostenendo iniziative culturali. Nonostante le avversità e le difficoltà, nel Palazzo Reale a Piazza Plebiscito, da più di 60 anni c’è chi non si arrende e cerca di portare avanti la propria mission: la Fondazione Premio Napoli. Nata nel 1954 perché voluta dall’allora sindaco di Napoli Achille Lauro e sostenuta esclusivamente da finanziamenti pubblici, è tra le fondazioni culturali più importanti dell’intero Sud Italia. Informare ha incontrato la responsabile organizzativa, la dott.Carmen Petillo che ha dichiarato: «La nostra mission è quella di promuovere la lettura, la cultura, incentivare l’amore per il libro e favorire il dibattito culturale in città e nella regione e puntiamo a farlo promuovendo il dibattito culturale in qualsiasi argomento e attraverso varie modalità, non soltanto con il mero incontro letterario».

Tra le iniziative, quella che contraddistingue la fondazione è l’organizzazione annuale dell’omonimo Premio Napoli. Il premio si articola in 3 sezioni: narrativa, saggistica e poesia. Per ogni sezione una giuria tecnica che si riunisce durante l’anno decreta una terna finalista. Alla fine sarà una giuria di lettori popolari a designare il vincitore. «Dopo la selezione delle terne siamo noi fondazione ad acquistare i libri alle case editrici per poi distribuirli ai giudici lettori. Chiunque può presentare la domanda e diventarlo. Nessun premio in Italia si basa su una rete di lettori così vasta».

Nessuna mission culturale però si può realizzare senza essere abbinata ad un coinvolgimento sociale, perché società e cultura non devono essere oggetto di due binari paralleli che non si incontrano mai ma devono intrecciarsi e amalgamarsi perché l’uno migliora l’altro. Per questo la Fondazione cerca di abbinare attività culturali ad iniziative di ambito sociale, soprattutto grazie all’attuale Presidente Domenico Ciruzzi. «Dopo figure di intellettuali importanti come Ermanno Rea e Sergio Zavoli, quest’anno per la prima volta il Presidente è un giurista, nominato dal Sindaco della città, perché c’è la necessità di recuperare nell’ambito del circuito culturale napoletano dei concetti giuridici dimenticati contro l’imbarbarimento dilagante, come la difesa delle libertà costituzionali e dei diritti civili. Quindi stiamo coinvolgendo anche le periferie e una cosa particolare è che tra i lettori del Premio Napoli ci sono oltre alle scuole anche i detenuti del carcere di Secondigliano e di Poggioreale verso i quali noi abbiamo una particolare attenzione».

Ovviamente la fondazione sta puntando anche ad aprirsi sui canali social e digitali. Ormai all’interno del settore editoriale i social sono diventati un mezzo, forse il più efficiente, per promuovere la lettura. Ecco perché ha ideato un progetto chiamato “Blogger leggono il Premio Napoli” coinvolgendo book bloggers e youtubers come lettori e organizzando insieme a loro book crossing virtuali con i finalisti del premio. Per Napoli e i nostri territori, ricchi di risorse e di debolezze allo stesso tempo, sono necessarie fondazioni culturali di questo tipo perché puntano a valorizzare le eccellenze e le positività e perché se accompagnate da un consistente appoggio e sostegno della comunità riescono a soppiantare le negatività.

di Mara Parretta