Parliamo di energia e di capitalismo: perché quest’ultimo influisce pesantemente sull’ecologia del mondo e, quindi, sul #GlobalWarming e sulle nostre vite? Se non sostituiremo totalmente le fonti fossili con quelle rinnovabili (geotermica, eolica, solare) in tutti i nostri processi industriali entro il 2050, non risolveremo il disastro ecologico in cui siamo con le conseguenze ormai note per il globo.

Cominciamo dalla storia dell’energia a “buon mercato”. Tre secoli fa, durante le guerre dei contadini del 1525 per l’uso del legname delle foreste, lo stato e le aziende private per mantenere sotto controllo i salari a livelli bassi dovevano dare energia a basso costo, altrimenti la popolazione tendeva a insorgere. Questo avrebbe portato a diminuzioni dei guadagni e funziona così ancora oggi. Il carbone ha risolto questo problema dall’800 in poi (con i danni ecologici che ora conosciamo bene). La storia dell’energia a buon mercato nel 2000 ce la regala la trasformazione di energia in denaro e quindi nell’ “American way of life”. Gli USA sono la massima potenza petrolifera del Novecento. Solo negli anni ‘70 URSS e Arabia Saudita sostituirono gli USA come principali produttori di petrolio. Quando questo successe il Capitale internazionale cercò di assorbire questo shock acquistando materie prime. Nello stesso tempo l’Urss, a causa di raccolti deludenti, scambiò greggio con frumento, facendo alzare il prezzo del pane. L’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries), anche come reazione alla guerra del Yom Kippur tra Israele e Egitto, annunciò un aumento del 70% della tassa di produzione petrolifera. Cioè reagirono alla mossa statunitense di esportare la loro inflazione espressa in dollari (alzando il costo di frumento, zucchero e cemento) tentando di “spalmarla” sul globo. L’Opec aveva inventato come contromisura “i petrodollari”, cioè soldi che hanno come sottostante non argento o oro a coprire quei valori, ma bensì greggio. Il “Volker Schok” del 1979 triplicò i tassi di interesse reali sui ” petroprestiti” nei due anni seguenti. Per evitare di fallire i paesi indebitati, quasi tutti nel Sud globale, si rivolsero agli unici prestatori disposti a prenderli in considerazione: il Fondo Monetario internazionale (FMI) e la banca mondiale. Questi cominciarono il ricatto sui debiti tutt’ora esistenti. I petrodollari resero possibile la nascita dell’economia liberista.

L’economia politica è cambiata negli ultimi vent’anni. Negli anni ‘80 e ‘90 il costo di un barile di petrolio crebbe di un tasso sotto l’1% anno. Tra il 1999 e il 2013 è salito dell’11% anno. Significa che il petrolio a buon mercato sta finendo proprio mentre il cambiamento climatico, paradossalmente, si accinge a uccidere un centinaio di milioni di persone entro il 2030 (Veira 1986). E questo cambiamento non significa solo morti future: la situazione è già sporca e violenta adesso come vediamo dalla Siria al Venezuela, dall’Alberta all’ Ecuador. Perché il petrolio a buon mercato è così importante? Non pensate mai che il capitalismo non possa fare a meno di combustibili fossili. Al capitale non interessa se l’elettricità che ci vende venga da petrolio, pannelli solari o mulini a vento. Il petrolio cheap è così importante perché i capitalisti odierni non vogliono sostenere gli enormi costi che renderebbero possibile una transizione ordinata alle rinnovabili. Certo, alcune imprese guadagneranno dalle varie iniziative legate alla transizione ecosostenibile, però è dura credere che tutte le aziende del mondo sborseranno 45.000 miliardi di dollari necessari a una conversione generalizzata e necessaria entro il periodo 2030/50. La dovranno quindi finanziare gli Stati perché il capitalismo non investirà niente o quasi di suo. Finiremo per pagare perché i loro corsi azionari rimangano alti. E dato che gli Stati sono indebitati e stretti in logiche finanziarie, le cui origini dicevo più su, sarà durissima trovare i soldi. La bassa qualità delle classi dirigenti pubbliche e private oltre che i populismi conseguenti aiutano ad aumentare la difficoltà di prendere decisioni impopolari nel breve medio termine. Si apre una “guerra” dura con esiti incerti su questi temi, su cui Gea nel frattempo non farà ne sconti né delazioni agli uomini, nell’era del Capitalocene.

di Roberto Braibanti, ambientalista

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