Le differenze tra un ventenne degli anni 80’ ed uno del 2000

Generazioni a confronto - Giovani vs Anziani

Se ci trovassimo difronte due ventenni di epoche diverse, non lontane ma completamente differenti, capiremmo almeno in parte quali sono le cause che hanno generato la condizione sociale in cui ci troviamo. Dalla vita libertina e spensierata, alla serrata lotta per il consumismo e la competizione. Dai genitori guida ai genitori onnipresenti. Dall’aspettare il futuro all’aspettativa di un futuro che non arriva. Queste le differenze tra un ventenne degli anni 80’ ed uno del 2000.

Intervista

Il consumismo, la tecnologia, la scissione sociale, falsi miti e false ideologie: queste le principali cause di differenza tra le due generazioni. Le fasi della vita erano ben differenziate negli anni 80’: giovinezza, adolescenza, maturità e vita adulta; fasi scandite e differenziate alle quali corrispondeva un preciso insieme di esperienze, di errori, di gioie, di sconfitte e di vittorie. I genitori in questo percorso articolato sostenevano i figli senza ostacolarli e senza spingerli. Ognuno sapeva che ogni periodo della vita aveva la sua funzione e da adolescenti poi si lasciava che le esperienze spianassero la strada per qualcosa che c’era ed era palpabile, qualcosa che si sapeva prima o poi sarebbe arrivato: il futuro. Oggi da bambini a “grandi” è un salto, si è persa l’età della scoperta e della condivisione. I genitori non permettono più ai figli di sbagliare, di condividere, di scegliere ed il tutto diventa una corsa. Per i figli si scelgono la scuola, gli amici e le esperienze ma soprattutto “le passioni”, basandosi su una probabilità di successo inesistente. La spontaneità e la genuinità sono cosa rara anche ed i luoghi comuni come le scuole si trasformano da luoghi della condivisione in luoghi della competizione. Molti studiosi hanno appurato infatti che le nuove generazioni hanno difficoltà nei rapporti sociali, temono il rapporto umano quanto amano quello virtuale. Anche se sembra non avere un impatto sulla quotidianità, è proprio questo comportamento ad allontanare i ragazzi dal concetto di società e di comunità. Il mero obiettivo da raggiungere, a differenza degli 80’ ed in virtù dell’impossibilità di progetti reali quali realizzarsi, trovare un lavoro soddisfacente, mettere su famiglia, avere dei figli, è il soddisfacimento del possesso materiale e dell’approvazione virtuale. Tutte le azioni e le intenzioni di una generazione vertono sul possesso e sull’accettazione. Si è quasi perso il vero carburante di una società ovvero il coltivare passioni. La scuola e l’università ad esempio vengono scelte non più in base alla predisposizione di ognuno verso un determinato settore, piuttosto secondo il settore che è predominante in quel momento. Se chiedessimo a coloro che frequentavano l’università negli anni 80 quale fosse la loro principale motivazione, probabilmente risponderebbero per amore di quello che facevano, mentre oggi se lo chiedessimo alla maggior parte degli studenti, scopriremmo che la loro scelta è dettata dalla speranza di trovare un lavoro, o, dall’impossibilità di trovarlo senza laurea. Questo, direziona la scelta del percorso di studi ancora una volta in funzione di una probabilità di successo inesistente. Si sposta l’attenzione dalla soddisfazione personale alla pura scelta materialistica ed opportunistica. Se riflettiamo questo comportamento sulle relazioni, sulla quotidianità, risulta evidente che la società diventa asettica, spenta e che quei pochi che invece ancora ci credono e che portano avanti sogni e desideri faticano in quanto devono trascinare sul loro percorso già difficile, anche gli insuccessi degli altri. Per quanto sembrasse schematica l’evoluzione e la crescita degli 80’, si scopre difatti che per i 2000’ la situazione è solo peggiorata. Il tutto in funzione di un futuro che non sempre è pronto ad accoglierli, ma con il quale molti non sanno misurarsi. Il precariato, la difficoltà di trovare lavoro e l’impossibilità di andare via da casa dei genitori. Quegli stessi genitori che da guida in gioventù, diventano sostegno indispensabile anche in età più che adulta. E quasi scomparsa per i 2000 la partecipazione politica, cosa che invece rendeva gli 80’ elementi attivi della loro società. Attualmente invece buona parte della popolazione giovanile si disinteressa della politica e delle scelte della stessa che si riflettono sulla propria vita. È cambiato il modo di divertirsi, di crescere, di appassionarsi, di vivere.

Riflessioni

Eppure a distanza di quasi 40 anni viene da pensare che molti dei 80’ ad oggi sono disoccupati, vivono con i genitori ed hanno uno scarso impegno attivo nella società. Molti altri invece hanno figli della generazione 2000 e ne vivono le difficoltà sopra descritte. Questo intrecciarsi di situazioni, fa capire proprio come la generazione che negli anni 80’ aveva vent’anni, è responsabile della società che ci troviamo a vivere oggi. Eppure i figli dei “sessantottini”, erano attivi, spensierati e forse troppo sicuri. Non c’è stata un’equa ripartizione dei problemi generazionali. Si è passati dagli anni d’oro agli anni bui. Hanno goduto di quanto prodotto dai loro genitori non ricambiando il favore ai propri figli. Si sono lasciati distogliere. Non erano preparati ad un cambiamento globale cosi veloce. In molti casi infatti la cosa che accomuna un ventenne degli 80’ ed un suo coetaneo del 2017 è l’incertezza. Se prima però l’incertezza era un cattivo finale al quale ci si è arrivati vivendo comunque una vita piena anche se illusoria, oggi diventa la condizione per la quale i giovani vivono come vivono. Il disinteresse, il materialismo sfrenato, la perdita dei valori concentrano la forza esplosiva di una generazione verso condizionamenti e cattivi esempi. Questo perché i ragazzi d’oggi hanno fatto dell’incertezza il motore delle loro azioni, non cercando di combatterla, ma assecondandola e rifugiandosi in mondi molto spesso inesistenti come quello virtuale.

di Raffaele Gala