Diego Cibelli – L’Arte del Danzare assieme al Museo di Capodimonte

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Incontro, relazione, dialogo. Sono questi i tre elementi della ricerca artistica di Diego Cibelli (classe 1987) che emergono nell’esposizione Diego Cibelli – L’Arte del Danzare assieme presentata al Museo e Real Bosco di Capodimonte lo scorso maggio e in corso fino al 19 settembre 2021. La mostra vede la curatela di Angela Tecce con il Direttore del Museo Sylvain Bellenger, ed è inserita nel ciclo di mostre-focus “Incontri sensibili”.

Incontriamo nelle sale del Museo di Capodimonte Diego Cibelli, che ci spiega come i suoli lavori siano appunto dei focus che nascono, non da una commissione, bensì da studi sempre nuovi, come una libera ispirazione che muove dal materiale antico, materiale organico nella sua sostanza, per spingersi verso le varie declinazioni offerte dall’utilizzo dei materiali, come in un mix che spinge ad individuare la modalità attraverso la quale il prodotto accompagna la relazione tra uomo e paesaggio.

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A Capodimonte, l’artista si muove dallo studio di stampe antiche e le mescola con l’arte della ceramica. La sostanza delle stampe viene riprodotta sui vasi, passando dalla bidimensionalità della superficie del foglio alla tridimensionalità della ceramica, prodotto unico della creazione artistica.

Nelle sale, la carta da parati precede ed ospita la mostra. «Ambientare la produzione in un luogo è un momento fondamentale della mostra» – spiega Cibelli – e in questo aspetto l’artista ha ricevuto il supporto, sensibile e attento dell’architetto Rosa Romano.

Il lavoro è chiaramente site-specific e si sviluppa anche oltre la sala degli Incontri sensibili, per giungere alla dimensione del laboratorio nella sala Mudi – Museo Didattico della Ceramica e delle Porcellane dove, con l’esposizione Gates, 130 pietre vengono mostrate al pubblico non cotte, ma secche proprio per restituire il senso del cantiere.

Ecco che, con questo progetto, le collezioni ceramiche del Museo e Real Bosco di Capodimonte, spesso giunte a Napoli come doni diplomatici dalle varie dinastie (porcellane della Manifattura di Wedgwood, della Manifattura Poulard-Prad, della Manifattura di Meissen e i biscuit della Real Fabbrica della Porcellana di Napoli) dialogano con una doppia tipologia di vasi realizzati dall’artista: la serie ispirata alle stampe Firmian, 20mila incisioni dall’enorme valore storico-artistico riunite in 227 volumi conservate nel Gabinetto Disegni e Stampe di Capodimonte, insieme al volume Le Antichità di Ercolano Esposte del 1757 della Biblioteca nazionale di Napoli “Vittorio Emanuele III”; e la serie ispirata al volume Anatomiae Universae del 1823 di Paolo Mascagni (1755-1815) composto da 44 carte di tavole anatomiche a colori esposto in sala grazie alla gentile concessione del MUSA Museo Anatomico dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

«La bellezza non è mai fugace, ma è un elemento forte, capace di catturare l’energia». Diego Cibelli, parte dai suoi studi di geografia umanistica, e arriva a parlarci di entropia. Ci ricorda, inoltre, che l’artista ha una grande responsabilità poiché con la sua cultura progettuale si muove intorno ad una continua narrazione che porta agli occhi dello spettatore.

«Gli Incontri Sensibili – racconta – sono stati un lavoro molto interessante, per l’autorevole confronto con il Museo. Vi è connessione tra passato e futuro, vi è il flusso della storia che racconta l’interazione dell’uomo con il territorio. E vi è la lettura degli oggetti da parte dell’artista che attraverso questi rilegge la storia».

Diego Cibelli ha esposto in questi mesi alcuni lavori anche al Made in Cloister LAB.Oratorio, nella personale Feed me with domestic stuff  una collezione di oggetti unici in porcellana, realizzati dall’artista partendo da 64 diversi calchi in gesso di epoche diverse, provenienti dall’archivio delle Real fabbriche. Nella Galleria Luigi Solito Galleria Contemporanea nella collettiva PORTAL #2 – Napoli / Berlino. 

Inoltre, in Galleria Morra Greco, nell’ambito della collettiva There is No Time to Enjoy the Sun, nella quale ha presentato al pubblico due troni, in ceramica e tessuto, realizzati in fase di lockdown, ma “sciolti nello spazio” espositivo: i tessuti infatti, in questo caso, riprendono gli affreschi della sala che accoglie l’installazione.

In mostra a Capodimonte si potranno ammirare anche i sei dipinti di Carlo Saraceni (Venezia 1578/83 – 1620) della Collezione Farnese, ispirati alle “Metamorfosi di Ovidio” da cui sono tratti i miti rappresentati: Volo di Icaro, Caduta di Icaro, Seppellimento di Icaro, Ratto di Ganimede, Salmace ed Ermafrodito e Arianna abbandonata da Teseo sull’isola di Nasso (1605-1608 circa).

E un video di 7 minuti che documenta la ricerca di Cibelli nel Gabinetto Disegni e Stampe del Museo e Real Bosco di Capodimonte per studiare le stampe Firmian da cui ha tratto ispirazione.

La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Iemme Edizioni e MUDI Edizioni.

di Mina Grasso

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°221 – SETTEMBRE 2021

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